L’eterologa in Italia? Un parto doloroso

Donna incinta in bianco e nero

Di seguito un breve estratto dall’inchiesta completa di Pagina99 sul tema della fecondazione eterologa. Per leggere l’articolo completo correte in edicola oppure cliccate sul link in fondo alla pagina.

«Restano criticità non da poco e se non saranno corrette saremo costretti a ricorrere ancora una volta ai tribunali», avverte Filomena Gallo, segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, molto attiva in questi anni per modificare la controversa legge 40, che dal 2004 disciplina la procreazione assistita.

«Nei Lea, per esempio, non è inserita la diagnosi pre-impianto, fondamentale per le coppie che rischiano di trasmettere ai figli anomalie genetiche, ed è fissato per la donna un limite di età di 46 anni per l’accesso a queste tecniche».

Da dove nasce questo limite? In Spagna, per esempio, il limite è 50 anni e la stessa legge 40 parla solo di età potenzialmente fertile. «Il limite di 46 anni è incongruo, anche perché a quell’età ci sono casi di gravidanza spontanea», conferma il professor Domenico Danza, docente di tecnologie biomediche al Master in bioetica presso l’Università di Salerno.

«Non esiste un’età biologica assoluta, ogni donna è un caso a sé, senza contare che le condizioni di vita sono molto cambiate negli ultimi anni. Il ragionamento andrebbe fatto sulla coppia, non solo sulla donna».

L’aggiornamento dei Lea è comunque una buona notizia, anche se a metà. Se però consideriamo in particolare la tecnica eterologa, che prevede l’uso dell’ovocita di una donatrice o del liquido seminale di un donatore, va detto che la situazione in Italia non è certo rosea.

A tre anni dalla caduta del divieto alla sua applicazione, di fatto l’eterologa si esegue negli ospedali pubblici solo in Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e da pochissimo in Lombardia, ma con tempi di attesa lunghissimi: all’Ospedale Careggi di Firenze una prima visita richiesta in marzo è stata fissata per fine novembre. E le altre Regioni?

Alcune, come Campania, Calabria, Sardegna e Basilicata non hanno nemmeno formalmente recepito il documento che riammette l’eterologa tra le tecniche permesse dalla legge 40; le altre lo hanno fatto ma in realtà l’eterologa non si fa, meno che mai quella femminile. I motivi? Non ci sono le donatrici e questo per una serie di cause di  natura anche politica. «Intanto, dal 2014 a oggi non è mai stata fatta una seria campagna d’informazione sulla donazione di gameti», spiega Filomena Gallo.

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L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

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