Le 16 tappe fondamentali del caso Stamina e perché così in Italia la scienza muore

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chefuturo.it
Jason Fontana

I cervelli italiani sono tra i migliori al mondo. Nonostante le critiche, la nostra istruzione funziona: basta guardare i risultati dei nostri connazionali all’estero. E all’estero ne troviamo tanti, soprattuto nei campi scientifici. Ma il nostro è un Paese strano. Di certo non è un Paese per la scienza.

Abbiamo questo patrimonio intellettuale, che coltiviamo in maniera eccellente, ma poi non ne raccogliamo i frutti. Ve ne ho parlato in parte nel mio articolo sulla sperimentazione animale e sulle iniziative che in Italia hanno séguito. In Italia si protesta —con Stop Vivisection— per fermare chi fa ricerca seria. Ma si protesta anche per dare la possibilità ai santoni e ai ciarlatani di curarci. A cosa mi riferisco? Ne avrete sentito sicuramente parlare, il metodo Stamina è ormai trattato su tutti i media principali. Cerchiamo di scoprire insieme di cosa si tratta. Lo premetto, sarà un lungo articolo, c’è tanto da raccontare.

Il metodo Stamina è una terapia ideata da Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation —una ONLUS che si occupa di curare un vastissimo spettro di malattie neurodegenerative utilizzando cellule staminali. Il prof. Vannoni promette di curare(con recuperi dal 70 al 100%) pazienti affetti da ictus, lesioni spinali, paralisi cerebrale, sclerosi multipla, scleorosi laterale amiotrofica, morbo di Parkinson (mi fermo qui ma la lista potrebbe continuare).

Tutte malattie per cui al momento la medicina moderna non ha ancora sviluppatouna cura. La terapia, a partire dal 2011, veniva offerta sotto forma gratuita presso gli Spedali Civili di Brescia. A quanto sembra dalle testimonianze di alcuni pazienti, i trattamenti venivano in realtà pagati sotto forma di donazioni da depositare prima del trattamento, con somme che andavano dai 20 ai 30 mila euro.

Qual è il problema? Sebbene le terapie a base cellule staminali siano tra le più promettenti per il futuro, in questo momento non siamo ancora in grado di portarle sul piano clinico. Esistono numerose sperimentazioni in corso, ma con risultati non ancora soddisfacenti sull’uomo. La terapia proposta da Vannoni, dunque, sarebbe molto più avanti rispetto a quelli che l’intera comunità scientifica sta cercando di sviluppare.

CHI E’ DAVIDE VANNONI?

Vannoni è sì dottore, ma non in medicina, o campi affini. E’ infatti laureato in Lettere e Filosofia (è docente di “psicologia della comunicazione” presso l’Università di Udine). Qualche domanda, quindi, comincia a sorgere.

Come ha fatto una persona completamente estranea al mondo della medicina e delle staminali a scoprire questo incredibile metodo così rivoluzionario? Leggendo “psicologia della comunicazione” nel curriculum di Vannoni, qualche allarme dovrebbe scattare.

Permettetemi di fare un passo indietro: per comprendere al meglio tutto quello che segue, apriamo una parentesi sulle staminali, queste potenti cellule presenti all’interno del nostro corpo.

Qualche nozione base sulle cellule “normali”. Quando lo spermatozoo feconda l’ovulo, si forma lo zigote: una singola cellula da cui si svilupperà un intero organismo. Un mammifero contiene miliardi e miliardi di cellule, in più di 200 diversi tipi cellulari —tutti derivanti da quella singola cellula iniziale. Se ci pensate, è incredibile. Sino ad un certo stadio dello sviluppo embionale le cellule mantengono la capacità di generare tutti i diversi tipi di cellule.

E su quelle “staminali”. A differenza delle cellule “normali”, poi, sono in grado di replicarsi in maniera illimitata: queste due sono caratteristiche che rendono una cellula “staminale”. Le cellule dell’individuo adulto perdono queste incredibili capacità, ma alcune —non sappiamo come— le mantengono, almeno in parte: sono le cosiddette staminali adulte.

Non riescono però a generare tutto lo spettro di cellule, ma solo quello del tessuto a cui appartengono (una staminale del cervello non genererà cellule del cuore, per capirci). Ne viene che possiamo ricavare le cellule staminali da un embrione —con qualche difficoltà sul piano etico— o prelevandolo da un individuo adulto —con procedure non così semplici ed ottenendo poche cellule.

Da qualche anno abbiamo scoperto come invertire il processo: riusciamo a far tornare una cellula “matura” (differenziata) indietro nello sviluppo, ad uno stato staminale.

Sono chiamate cellule staminali indotte, e sono quasi analoghe alle staminali embrionali —anche se stiamo scoprendo che non è esattamente così: mantengono una sorta di “memoria” della loro storia passata. La scoperta delle staminali indotte significa che possiamo ottenerle semplicemente da una biopsia cutanea, un “piccolo dettaglio” che ha dato la spinta decisiva al campo.

COSA POSSONO FARE LE STAMINALI? 

Se una cellula staminale, durante lo sviluppo, riesce in qualche modo a dare origine a tutti quei tipi di cellule, forse possiamo riuscire a farglielo fare anche noi, no? Potremmo dare una direzione allo sviluppo verso il tipo di cellula che vogliamo, magari per sopperire alla mancanza di cellule dovuta ad una malattia. O, perchè no, per sostituire cellule invecchiate.

Possiamo immaginare di modificarle geneticamente per correggere le malattie genetiche. Le possibilità sono incredibili. Come spesso succede con la scienza, è più facile a dirsi che a farsi —ma stiamo facendo passi da gigante. Riusciamo a generare svariati tipi di cellule mature a partire dalle staminali, e molte sperimentazioni su modelli animali di malattie stanno avendo ottimi risultati. Possiamo usare anche le staminali di individui malati come modello in vitro per studiare le malattie (differenziandole magari nei diversi tipi cellulari), come strumento per testare gli effetti dei farmaci su singoli tipi cellulari (riducendo il numero di animali utilizzati e ottenendo indicazioni precise sull’uomo).

Nella fase clinica stiamo ancora testando la sicurezza delle staminali sull’uomo: ci sono svariate complicanze. Dobbiamo essere sicuri che le cellule siano differenziate correttamente, altrimenti il rischio è di generare ammassi di cellule assimilabili a tumori (detti teratomi).
Per lo stesso motivo, non possiamo rischiare che le staminali finiscano in “posti sbagliati”.

C’è poi il rischio di rigetto, anche se questo sembra essere superato grazie alle staminali indotte (che proverrebbero dal paziente stesso). Il problema alla base è che al momento conosciamo ancora poco della biologia delle staminali: non capiamo ancora bene come funzionano. Le staminali sono una grandissima promessa per il futuro prossimo, ma siamo ancora ai primi passi.

(Se vi interessa l’argomento vi consiglio questo articolo. Se siete anche ferrati in biologia, George Daley ci propone una eccellente review sul campo.Sono entrambi articoli a pagamento.)

Sui media le staminali sembrano la panacea universale: sono state forse esagerate le promesse. La ricerca forse ha omesso di chiarire al grande pubblico la situazione attuale.

IN COSA CONSISTE IL METODO STAMINA? 

Veniamo dunque metodo Stamina. In cosa consiste? Si comincia con una visita neurologica. Viene poi estratto del midollo osseo dal paziente —al cui interno sono presenti cellule staminali “mesenchimali” —un tipo di staminali adulte che sembra molto potente, ma non ne abbiamo la certezza, visto che le ricerche in merito hanno ottenuto risultati a dir poco contrastanti.

Queste staminali vengono messe in coltura secondo il fantomatico e misterioso metodo Stamina, in modo da ottenere dei neuroni (almeno secondo Vannoni), che poi vengono reinfusi nel paziente tramite iniezione lombare. Vorrei sottolineare i termini “fantomatico” e “misterioso”.

Se andiamo a frugare un po’ in rete riusciamo a trovare la domanda di brevetto —rifiutata— che Vannoni ha presentato negli US. La domanda di brevetto non è stata accetata in quanto le procedure descritte sarebbero approssimative. In alcuni casi è errata. Propone come nuove procedure ormai comuni nel campo delle staminali.

Se andiamo ancora più nel dettaglio della procedura, vediamo come venga usato acido retinoico per far diventare le cellule prelevate in cellule del sistema nervoso, che poi saranno iniettate nel paziente. L’acido retinoico ha sì questa capacità, ma viene utilizzato in concentrazioni così basse da rasentare l’omeopatia.

Viene utilizzato etanolo nella preparazione, questa volta in concentrazioni elevate e potenzialmente dannose per le cellule. Ma il punto che solleva più dubbi è il tempo con cui Vannoni ritiene di riuscire ad ottenere dei neuroni maturi: due ore. Con i protocolli utilizzati ora in ricerca, ci vogliono come minimo giorni.

I DUBBI DELLA SCIENZA

Quindi abbiamo un metodo non propriamente sviluppatoe mal documentato, senza prove della sua efficacia, non supportato da altri lavori che lavorano con lo stesso tipo di cellule. Un metodo ideato da un individuo con un background non scientifico, evidentemente così geniale da poter, da solo, intuire ciò che tutta la comunità scientifica non è riuscita ad intuire —o meglio, a differenza di Vannoni, a scoprire.

Ammettiamo anche che Vannoni sia il più grande genio della scienza moderna, che il suo metodo sia efficace, la panacea universale: non è impossibile, e non sta a noi giudicarlo. Vannoni avrebbe in mano una terapia che curebbe milioni di persone.Perché il suo metodo rimane segreto? Perchè non abbiamo i dati disponibili che dimostrano il suo funzionamento? Queste sono domande più che lecite. Il Nobel sarebbe il minimo: sarebbe lo scienziato più importante della storia della medicina.

E giunti fino a qui, forse, ci viene da chiederci: come è possibile che nonostante tutto questo —il metodo dubbioso, le persone coinvolte, gli allarmi evidenti— il metodo Stamina venisse praticato in una struttura pubblica come gli Spedali di Brescia?

Il metodo Stamina veniva applicato come “cura compassionevole”. Un concetto che consente “a pazienti senza altre opportunità terapeutiche valide l’uso di farmaci o terapie che, se pur non hanno ancora completato la sperimentazione clinica, potrebbero apportare dei benefici ai pazienti, fermo restando il rapportorischio/beneficio ovviamente favorevole al paziente”.

Serve almeno qualcosa che dimostri una evidenza di efficacia preliminare che non contraddica i principi della biologia. In caso di malattie per cui la ricerca sta procedendo in maniera promettente, ma non è ancora arrivata alla clinica di routine, sono uno strumento molto importante: non tutti i pazienti hanno il tempo di aspettare la ricerca.

1. Ottobre 2011. Stamina opera a Brescia, grazie ad una convenzione con la Regione Lombardia. Guarda caso, il primo paziente è il direttore dell’assessorato alla Sanità della Regione Lombardia. Nel 2012, qualcuno si accorge di queste incongruenze.Scatta dunque un’indagine della magistratura.

Le conclusioni sono agghiaccianti. Esiste un “un concreto pericolo per i pazienti a causa delle modalità di conservazione dei campioni di cellule da trapiantare, preservati in modo approssimativo, identificati da etichette scritte a matita e di non chiara interpretazione e quindi facilmente confondibili”.

Vengono riscontrati inquinanti. Prodotti di origine animale vietati per uso clinico. Effetti biologicamente irrilevanti.

Si tratta di evitare di scivolare in una china pericolosa di fronte a patologie drammatiche finora non trattabili in modo soddisfacente”. Il ministero della salute, inolte, ci fa sapere che già alcuni mesi fa aveva proposto di “aggregare i più riconosciuti esperti a livello nazionale e, qualora necessario, internazionale, per offrire le migliori cure scientificamente validate”.

2. Viene decretato che Stamina non può più operare. La conclusione del magistrato è che Vannoni sarebbe “animat[o] dall’intento di trarre guadagni da pazienti affetti da patologie senza speranza”. Ad oggi, Vannoni non ha ancora risposto a queste accuse. I dodici trattamenti attualmente in corso, tra cui quattro su bambini, devono essere interrotti. Una situazione gestita in maniera eccellente dalle autorità italiane. Sembrerebbe quasi che il nostro Paese funzioni.

Immaginate se questo fosse accaduto con un farmaco in commercio. Mi viene in mente la vicenda dei vaccini della Novartis dell’anno scorso, per esempio. In televisione avremmo sentito urlare allo scandalo.

LE DISTORSIONI DEI MEDIA

3. Purtoppo, non è così. Il blocco ai trattamenti porta il “caso Stamina” in televisione. Ma con risultati diametralmente opposti. Il 17 Febbraio 2013 il programma televisivo Le Iene comincia una vera e propria crociata a favore di Stamina, con Giulio Golia in prima linea.

Ogni settimana vengono trasmessi servizi strappalacrime, e non potrebbe essere altrimenti. Genitori che vedono scivolare via la cura che era stata promessa ai loro figli. Bambini e adulti che non possono accedere al metodo Stamina, che curerebbe le loro malattie inguaribili.

I servizi si concentrano ovviamente sui bambini più piccoli, per il massimo impatto. Da come ce la raccontano, Vannoni è presidente di una fondazione che segue le regole della scienza.

4. Lo Stato italiano, impersonato dal ministro della salute Balduzzi, non vuole garantire le cure ai pazienti. Il motivo? Un complotto da parte delle industrie farmaceutiche, che Vannoni —ormai diventato una star mediatica— di settimana in settimana ci illustra. Sui social network è una vera e propria rivolta. Tutti sono a favore di Stamina, tutti supportano la piccola Sofia, una dei pazienti e la principale protagonista dei servizi.

Con un po’ di spirito critico, possiamo immaginare come la situazione sia un classico “win-win” per Stamina e Le Iene: Stamina diventa famosa, i suoi sostenitori si moltiplicano in maniera esponenziale; per Le Iene è boom di ascolti e di attività sui social network. Se seguiamo con attenzione i servizi ci accorgiamo però che non c’è assolutamente niente di scientifico alla base. Vediamo il dito della bambina che si muove, sentiamo le opinioni dei genitori: dicono che i loro figli migliorano. Ma nessun dato scientifico, nessuna informazione sull’efficacia, sulla sicurezza, nessun parere medico oggettivo.

Perchè dico questo? I bambini stanno meglio, cosa vogliamo di più? C’è un motivo se i trial clinici vengono eseguiti in “doppio cieco” —nè il medico nè i pazienti sanno chi tra i pazienti riceve il trattamento e chi riceve il placebo. Siamo psicologicamente portati a vedere quello che non c’è, pur di ottenere il risultato che speriamo; una situazione conosciuta come effetto aspettativa.

L’informazione de Le Iene è assolutamente di parte. Viene chiesta l’opinione a Telethon, che insieme alle associazioni dei malati aveva criticato duramente i servizi. I servizi vengono montati in maniera scandalosa: Telethon sembra non voler collaborare, quando in realtà è il contrario (la risposta di Telethon non si è fatta attedendere). Nessuno si spiega perchè il metodo, che farebbe migliorare malati senza speranza, non venga reso pubblico per essere applicato su larga scala.

5. I tumulti sui social network e nelle piazze continuano. Nasce il Movimento Pro-Stamina. Il caso mediatico si allarga: Celentano, Fiorello, Pieraccioni prendono posizione a favore di Stamina. Si comincia a parlarne anche in Parlamento e in Senato. Il caso mediatico ha portato alla ribalta il metodo, e le liste di attesa per ricevere i trattamenti sarebbero infinite. Vannoni vuole poter praticare liberamente—anche se ancora non ci viene stato spiegato come tutti quei pazienti sarebbero trattati con i soli due biologi dipendenti di Stamina.

STAMINA IN PARLAMENTO (E IN TRIBUNALE)

6. Il 25 Marzo 2013, succede l’incredibile. Il Senato emana un decreto che autorizza la continuazione dei trattamenti per i pazienti che li avevano cominciati. Vengono stanziati 3 milioni di euro per avviare la sperimentazione clinica del metodo Stamina —a scapito di altre ricerche molto più valide. L’AIFA dovrà supervisionare; il tutto dovrà stabilirsi in un Ospedale adeguato (il Maggiore di Milano) e seguire le norme di igiene e buona preparazione necessarie. Stamina dovrà offrire i protocolli del suo metodo, ed il tutto sarà vagliato da una commissione ministeriale che sarà appositamente istituita. Ma neanche a dirlo, nemmeno ora Vannoni è contento, e continua a gridare allo scandalo: il suo metodo non può essere modificato. Ovviamente non vuole fornire i protocolli. La decisione di sperimentare il metodo Stamina non mi trovava d’accordo, ma almeno sarebbe stato fatto seguendo le procedure della scienza: una prova del nove. Vannoni intanto definisce i suoi oppositori dei “polli starnazzanti”: quei bambini moriranno, non c’è tempo di aspettare la sperimentazione. Se ci sarà la sperimentazione, inoltre, il tutto cadrà sotto gli interessi di BigPharma, Vannoni non ci sta.

Da questo se ne deduce che, in pratica — per usare l’ottima descrizione di Salvo Di Grazia—è facile ottenere dei soldi. Basta essere un laureato qualsiasi, tipo un letterato, che si è inventato una cura per malattie inguaribili. Mica una, mica due. Tutte. Una cura che nessuno, nemmeno i premi Nobel, sia riuscito a notare.

7. E’ questo il momento in cui la comunità scientifica, finora solo indignata, insorge. Paolo Bianco, Elena Cattaneo, Michele De Luca e altri 10 scienziati italiani prendono parola su EMBO Journal, una rivista del gruppo Nature, una delle tre riviste scientifiche più autorevoli al mondo. Raccontano alla comunità scientifica internazionale cosa sta succedendo in Italia. Si invita la comunità scientifica a riflettere: serve una regolamentazione che regoli precisamente le staminali.

L’ITALIA ZIMBELLO DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA

8. La risposta della comunità scientifica internazionale non si fa attendere. Sempre su Nature, troviamo editoriali che criticano duramente le decisioni italiane. Lo stesso Yamanaka, premio Nobel per aver derivato le cellule staminali indotte e presidente della Società internazionale per la ricerca sulle staminali, non ci risparmia il suo dissenso. Gli scienziati cominciano a pressare Vannoni, facendogli notare tutte le incoerenze di cui parlavamo. Viene messa in discussione la persona di Vannoni, il suo background, le cause (di cui non abbiamo parlato) che gli erano state rivolte in passato per le sue pratiche: alcuni pazienti erano usciti distrutti dalle terapie.

Cosa fa Vannoni per rispondere alle critiche? Niente. Continua imperterrito a comparire su Le Iene, parlando di complotto, di lobby farmaceutiche e sminuendo scienziati di fama internazionale.

9. Nel frattempo dall’altra parte dell’oceano, la rivista Nature è particolarmente interessata all’argomento: parte un’inchiesta. Viene fuori che le immagini usate da Vannoni nella sua domanda di brevetto (che ricordiamo era stata rifiutata dagli US), non rappresentavano le cellule neuronali soggette del suo metodo: è frode scientifica.

Vannoni ribatte su Facebook. Ciliegina sulla torta, scopriamo dalla pagina Facebookdi Vannoni che per accedere ai trattamenti è ora necessario contattare Medestea, multinazionale farmaceutica. Ma non erano le case farmaceutiche il nemico di Vannoni? Medestea dichiara di avere pronto un modello di business per il 2013 sulle cellule staminali. Sarà inoltre il progetto con il potenziale di business più grande. Nella versione italiana del sito non c’è traccia di queste affermazioni.

10. Lo scontro continua. Alcuni giornalisti scientifici italiani si scagliano poi contro Le Iene: pongono dieci interrogativi a Giulio Golia, ancora autore dei servizi settimanali. Ad oggi, Dicembre 2013, Giulio Golia non ha ancora risposto a queste domande.

11. Il 1 luglio 2013 sarebbe dovuta cominciare la sperimentazione commissionata dal Parlamento.
12. Il 25 giugno si svolge una riunione per discutere su come sarà portata avanti la sperimentazione. Servono i protocolli del metodo Stamina. Vannoni si rifiuta di consegnare i protocolli: la sperimentazione non parte. Per passare l’esame della commissione ministeriale, i protocolli dovranno essere stilati in maniera precisa e scientifica. Ma metodo di Vannoni non rispettava nemmeno gli standard minimi di igiene e sicurezza dei pazienti. Non c’è da stupirsi quindi che Vannoni abbia bisogno di tempo per redarli.
13. Li consegna il primo agostoIl 10 ottobre arriva il “no” secco al metodo Stamina: non c’è alcuna base scientifica, e non ci sarà nessuna sperimentazione.

La vicenda sembra conclusa. La comunità scientifica ha bocciato il metodo.

Un lieto fine, se guardiamo alla situazione nel complesso, ma non di certo per i pazienti. Pazienti e familiari sono da considerare solo vittime di qualcosa più grande loro. Di certo non li giudico: non mi sono mai trovato in una situazione simile, e non posso minimamente capire come ci si senta. Il cercare l’unica speranza che ci viene offerta, nella disperazione, è più che comprensibile.

A me, sinceramente, la prima campanella d’allarme è suonata nel momento in cui ho scoperto quale fosse la formazione di Vannoni: è un docente di psicologia della comunicazione. Sa quindi alla perfezione come fare arrivare il suo messaggio, come manipolare la realtà a suo vantaggio. Non a caso nel proporre il suo metodo, qualcosa di scientifico ce lo infila, anche se scorretto. L’ascoltatore inesperto non troverà motivo di non crederci. In situazione disperate, vorrà anche crederci. E non a caso ha avuto tanto seguito, grazie anche al connubio perfetto di disinformazione con le Iene.

Per quale motivo Vannoni dovrebbe voler ingannare la gente? Non dimentichiamoci —e questo è il punto focale del discorso— che la prima cosa fatta da Vannoni è stato richiedere un brevetto per il suo metodo. Un brevetto si chiede per avere esclusività sui guadagni derivanti dal suo soggetto. Non dimentichiamoci nemmeno le ingenti donazioni richieste da Stamina per i trattamenti, di cui abbiamo numerose testimonianze. Queste ovviamente sono solo supposizioni. Ci si giunge però semplicemente analizzando i fatti.

14. Nonostante questo, il metodo Stamina è stato autorizzato. Non dalle autorità competenti, ma dai tribunali e dalla politica. Capisco che la situazione sia degenerata a causa del caso mediatico, che i giudici fossero sotto la pressione dei protestanti e dell’urgenza richiesta i provvedimenti, ma non è così che andava gestita la questione: perché non sono stati interpellati gli scienziati o chi era competente e informato in materia? E soprattutto, perché in sedi diverse il giudizio è stato diverso? La legge non è uguale per tutti?

C’è un principio chiamato “libertà di cura”. Possiamo decidere come curarsi, e se curarci. Possiamo usare l’omeopatia se vogliamo —se siamo abbastanza disinformati per farlo— ma ce la paghiamo. Possiamo andare dal mago di turno e farci curare con le pietre, ma lo Stato italiano non lo include nel servizio sanitario nazionale. I contribuenti non spendono un euro. In questo caso invece, è proprio lo Stato italiano che ha autorizzato una pratica che esso stesso ha valutato non conforme agli standard di salute e di pratica —ricordiamoci le ispezioni precedenti. Basta una campagna mediatica strumentalizzata per far cambiare completamente il verdetto? Questa è vera e propria negligenza. Il cittadino ha anche il diritto di essere a conoscenza della cura alla quale si sta sottoponendo. Il medico ha il dovere di fornire delle risposte ai pazienti, o in questo caso a chi lo esamina. Dove sono le risposte di Vannoni?

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Vorrei proporre alcune considerazioni. Non mi sento di addentrarmi troppo nelle questioni etiche e morali del caso —non sarei competente in materia. In questo articolo ho cercato più che altro di analizzare —a freddo— la situazione. Rimane la questione forse più importante: i pazienti, in questi casi, muoiono. E non abbiamo una cura. C’è sì la ricerca, con tutta la speranza che offre, ma i suoi tempi sono spesso troppo lunghi. Magari Vannoni ha ragione, e magari curerà i bambini, nonostante tutti gli allarmi che abbiamo evidenziato. Chi lo può sapere, se non si prova? Chi può negargli il diritto di arrivare alla fine con un minimo di speranza, anche se vana? Mi piacerebbe sentire alcune vostre opinioni in merito nei commenti. Credo che lo Stato debba garantire la sicurezza dei propri malati, e soprattutto di quelli più deboli.

Non possiamo permettere a chiunque di curarci, senza uno straccio di prova. C’è da notare che la bocciatura della comunità scientifica al metodo Stamina ha ragioni esclusivamente scientifiche e mediche. Ma accanto a queste c’è tutto quanto abbiamo descritto: incoerenze, contraddizioni, cattivo giornalismo, populismo e scarso giudizio, di cui non dobbiamo dimenticarci: per questi motivi il metodo Stamina puzza di truffa mascherata da scienza (TED, uno dei più grandi format di conferenze al mondo, viene in nostro aiuto con una lettera indirizzata agli organizzatori dei TEDx, eventi TED “in franchising”, in cui ci aiuta a smascherare le pseudoscienze —vi consiglio di darci un occhio).

Non per questo non ci si pone qualche domanda. Bisognerebbe fermarsi un attimo e valutare qual è il limite. Dove fermarsi, dove la speranza è troppo poca, dove ogni cosa è lecita. Ci ho riflettuto molto. Credo che la soluzione sia comunque nella ricerca. Nonostante la sua lentezza, la ricerca “come si deve” —in cui si dimostrano i risultati, si giustificano le proprie scelte, si è aperti con il resto della comunità— arriverà sicuramente più avanti, e lo farà prima di tutte le pseudoscienze del mondo. Ci sono indubbiamente sperimentazioni meglio organizzate e più ragionevoli di Stamina, che nemmeno vorrebbe sperimentare il proprio metodo. Sperimentazioni che hanno base scientifica e sono state approvate da scienziati, da gente che sa di cosa parla, non da giudici e Iene. Nessuno fa mai notare che “cure compassionevoli” che si fondano su sperimentazioni attualmente in atto basate sulle staminali —ne troviamo anche in Italia— possono essere richieste.

Leggendo le notizie in questi giorni avrete notato come, ahimè, il capitolo Stamina non sia ancora chiuso.
15. Il 4 Dicembre il TAR del Lazio ha infatti accolto la richiesta di Vannoni
 di sospendere il giudizio della commissione ministeriale sul suo metodo: i suoi membri, avendo già preso una posizione precedentemente al giudizio, non sarebbero imparziali; si chiede inoltre l’opinione di esponenti internazionali. Si riapre quindi la questione, e personalmente non ho parole. Le proprie competenze non possono permettere ad uno scienziato la sua opinione scientifica? Nessuno scienziato è rimasto sorpreso dal risultato dell’esame della commissione ministeriale sul metodo Stamina, e non poteva essere altrimenti, visti i presupposti. Tutte le critiche arrivate da fior fior di scienziati internazionali non contavano niente?

15. L’attuale ministro della salute Lorenzin ci assicura che sarà nominata una nuova commissione al più presto. Dal canto suo, Vannoni l’anno prossimo, porterà il suo metodo negli US, dove Camillo Ricordi si è offerto di testarlo in laboratorio per cancellare ogni dubbio e mettere, forse, la parola fine a questa storia tristemente “all’italiana”.

Viene da chiedersi quali siano le cause di tutto ciò. Forse la disinformazione. Più probabilmente, la mancanza di buon senso. Chiudo citando Elena Cattaneo, senatrice a vita, in una lettera al Premier Letta e al Presidente Napolitano.

“Con queste leggi, il Paese non solo umilia la scienza e la cultura, ma umilia i nostri figli, suggerendo loro che il loro impegno e i loro studi a questo Paese non servono. Queste “non scelte” politiche lasciano frastornati i colleghi all’estero, abituati a lavorare con scienziati italiani internazionalmente stimati e competitivi. Ci chiedono: ma come è possibile che versi in condizioni così pietose il Paese dove lavorano Luigi Naldini, che a Milano ha messo a punto un’avanzatissima terapia genica che utilizza alcuni virus modificati, o Michele De Luca che con il suo Centro di Medicina Rigenerativa a Modena, insieme al San Raffaele, ha sviluppato trattamenti straordinari con staminali per due condizioni di malattia, oppure Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato che alla soglia della pensione ha sbaragliato la ferrea competizione dello European Research Council e che tutto il mondo ci invidia per la spettacolare scoperta dei neuroni specchio (usando scimmie) e che ora punta a capire l’autismo. Potrei andare avanti a lungo. Forse non tutti si rendono conto di quanto arido sia il nostro deserto.”

Gli stranieri che ci offrono opportunità lontano da qui si chiedono perché continuiamo a restare. E si prendono i nostri giovani. Ma noi, meno giovani, continuiamo a sentire il dovere di restare e lottare, anche in nome di una Costituzione che prevede il diritto di fare ricerca. Avendo conosciuto, anche sulla mia pelle, lo sfacelo di leggi antiscientifiche, mi chiedo come l’Italia riesca ancora a dare alla luce a scoperte e scienziati così unici al mondo. Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, non so dirvi per quanto resisteremo. Bisogna far qualcosa.

“Il Paese muore.”