Italia, caos per farmaci e ticket prezzi diversi da Nord a Sud

Daniele Meloni

farmaciDal 2007 a oggi le spese a carico del cittadino sono arrivate a rappresentare il 5,1% del totale dei costi per prodotti sanitari

Quanto costa al cittadino curarsi un brutto raffreddore, con febbre alta e sospetta tonsillite? La risposta è: dipende. Dipende innanzitutto da dove ti trovi, qual è la tua regione di residenza. Poi dipende dal tipo di farmaco prescritto dal medico per curare la malattia. E infine dal diritto o meno alle esenzioni sui farmaci.

Insomma, tutto è opinabile, tanto che alla fine le spese sanitarie variano così tanto che il federalismo in questo settore potrebbe essere già una realtà. Con un particolare, tutt’altro che inessenziale: che i cittadini più che beneficiarne sono le vittime di questo sistema. Regione che vai, ticket che trovi. Tra le tante cose assurde, è possibile che un cittadino del Lazio possa spendere più per il ticket che per il farmaco, mentre in Toscana o in Calabria il ticket nemmeno c’è. Una situazione ancora meno comprensibile se si considerano le differenze tra le stesse regioni che applicano i ticket. Attualmente – dopo il suo reintegro nel 2002 – sono 10. Oggi, a differenza del passato, il ticket si paga sulla singola confezione di medicinale. Il suo importo però varia a seconda del prezzo del farmaco che può essere generico o non generico. Generico è meglio. Spesso, purtroppo, i medici prescrivono i farmaci di marca, che costano di più e ai quali va aggiunta la differenza tra il farmaco generico e quello di marca e, come abbiamo visto, nelle Regioni in cui c’è, il ticket.In realtà se si opta per i farmaci meno costosi il ticket si avvicina molto al prezzo del farmaco e può capitare che il cittadino lo riesca a pagare interamente o quasi. Per questo, nonostante il consumo dei generici stenti a decollare, il cittadino dovrebbe sempre farsi prescrivere il farmaco generico dal suo medico e, se questi si rifiuta, domandargli il perché e segnalare il caso.

Comunque si può sempre chiedere il farmaco generico corrispondente al farmacista, che è tenuto a informare il cliente della sua esistenza. Sulla banca dati del sito dell’associazione Altroconsumo è possibile verificare l’esistenza di un farmaco più economico rispetto a quello prescritto o utilizzato. Sanità quanto mi costi. Un dato molto rilevante – e che non farà piacere a molti -, è quello relativo alla ripartizione della spesa farmaceutica lorda. Dal 2007 a oggi è rimasta pressoché stabile ma, mentre è diminuita la quota a carico del servizio sanitario nazionale (Ssn), quella a carico dei cittadini è aumentata (da 4,2 a 5,1%). Un esborso, manco a dirlo, ancora più elevato nelle regioni dove c’è il ticket. Per esempio, in Lombardia, nel Veneto e in Sicilia la quota supera l’8%. Ticket, perché? Il ticket era nato per evitare sprechi e inutili prescrizioni. Nella visione dei cittadini ormai equivale a una tassa che non è neppure proporzionale al reddito. Nonostante lo sforzo delle regioni di modularlo per farmaco, prezzo e tipologia, le differenze tra le varie regioni sono ancora troppe e a rimetterci sono i cittadini. Ma oltre al ticket c’è dell’altro. Come spesso accade, è anche un problema di informazione. Sono in molti a non sapere ancora che non c’è mai alcun motivo per preferire un farmaco di marca a uno generico.