INTERVISTA A LUCA COSCIONI (Italy Weekly)

<i>Questa di seguito è l'intervista rilasciata da Luca Coscioni a Italy Weekly e apparsa sul settimanale col titolo "Fighting for the freedom of stem cell research"</i>

<b>27 Gennaio 2003</b> – <b>Che impatto ha avuto la malattia nel suo rapporto con la politica? </b>

Come dico spesso, la battaglia per la libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali è una battaglia che non ho scelto. La sto combattendo così come si vive un'esistenza, percorrendola, sapendo che non la si è scelta, ma che se ne può essere gli artefici nel suo divenire. E' una battaglia che ha scelto anche i suoi portabandiera. Sono i radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, gli unici che da decenni si battono in Italia per la libertà e i diritti civili. Sono loro ad aver ottenuto che in questo Paese, che tutti credevano a maggioranza cattolico, fossero approvati tramite referendum il divorzio e l'aborto. Non potevano che essere loro, oggi, a battersi con tutta l'anima e tutto il corpo per l'affermazione dei nuovi diritti e, primi fra tutti, il diritto alla libertà di ricerca scientifica e il diritto alla libertà di cura.

<b>Quanto e' forte la sua voglia di fare politica? </b>

Io di professione sono un ricercatore universitario di economia. Le mie due passioni, oltre alla ricerca, sono sempre state la maratona e la politica. La sclerosi laterale amiotrofica ha bloccato le mie gambe. Il sistema baronale e oligarchico dell'università italiana ha fatto sì che la mia malattia rappresentasse anche la fine della mia carriera accademica. In Italia un fisico di fama mondiale come Stephen Hawking, colpito anche lui dalla sclerosi laterale amiotrofica, si troverebbe da tempo costretto in un letto, senza altra dignità che quella che si può accordare ad un infermo. Io per fortuna ho trovato dentro di me la forza di uscire dalla prigione del mio corpo per condurre questa battaglia politica. La storia di questa vicenda, come andava di moda dire qualche tempo fa, personale e politica, è raccolta in un libro da poco uscito in Italia: "Il Maratoneta". L'ho voluto intitolare così perchè credo che attraverso questa battaglia politica la mia maratona in qualche modo prosegua. Presto conto di poter pubblicare una traduzione del libro anche in inglese, nella nuova edizione che avrà la prefazione dello scrittore Josè Saramago.

<b>Per chi la fa? Per se stesso, per gli italiani, per il partito? In che ordine? </b>

La ricerca sulle cellule staminali potrebbe portare alla cura di malattie che solo in Italia colpiscono più di 10 milioni di persone. Eppure alle ultime elezioni politiche, quando il Partito radicale scelse di fare di questa battaglia la sua bandiera, tanto da candidarmi capolista, ottenemmo solo il 2% dei voti, insufficienti a far entrare anche un solo radicale in Parlamento. I tempi dell'applicazione medica delle ricerche in corso sarà molto lungo. Non posso sapere se io farò in tempo a beneficiarne. Eppure le rispondo che conduco questa battaglia per me, per gli italiani e per il Partito radicale, perchè tutti noi abbiamo un estremo, urgente bisogno di libertà.

<b>A suo giudizio, alla fine, nel Parlamento italiano avra' la meglio chi sostiene la clonazione terapeutica o chi vi si oppone? Pensa sia possibile un compromesso a lei accettabile? </b>

Sono convinto che quello che accadrà in Parlamento dipenderà dal grado di consapevolezza e informazione degli italiani. Al contrario di quanto sta avvenendo in altri Paesi, come gli Stati Uniti ad esempio, dove George Bush è attaccato quotidianamente dalla stampa per la sua decisione di congelare i fondi destinati alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, in Italia non esiste un dibattito pubblico su queste questioni. Il sistema dell'informazione è controllato a piene mani dai maggiori partiti politici, e le questioni poste all'ordine del giorno sono sempre quelle che in fondo fanno comodo a chi sta al potere. Si eliminano accuratamente tutti i temi che potrebbero creare fratture destabilizzanti per gli attuali assetti, e che potrebbero far emergere contraddizioni. D'altronde non è un mistero che i sondaggi diano la maggioranza degli italiani favorevoli alla libertà di ricerca e quindi contrari a tutti i partiti presenti in Parlamento. E d'altronde chi potrebbe permettersi di andare in televisione a dire che la vita delle migliaia di embrioni congelati nei centri per la fecondazione assistita è difesa meglio gettandoli nella spazzatura che utilizzandoli per ricerche che potrebbero salvare la vita a milioni di persone?

<b>Pensa che la Chiesa in Italia abbia ancora un'influenza politica eccessiva e anomala per uno stato moderno? E in caso lo pensi, che cosa la disturba di piu'? </b>

Penso che quello che la Chiesa teme di più è un libero confronto su questi temi. E' per questo che agli scienziati, ai malati e ai radicali è tolta la parola. Ed è per questo che hanno scelto come Ministro della Sanità, dopo aver fatto fuori Umberto Veronesi, un reazionario clericale come Girolamo Sirchia, uno che ha definito la clonazione terapeutica un "crimine contro l'umanità", alla stregua dello sterminio degli ebrei sotto il nazismo. Ed è per questo, infine, che questa Chiesa ha sempre più bisogno di santi, miracoli e raduni di massa. Ma tutte queste cose nascondono solo la paura del confronto e della gente, perchè sanno che di fronte ad un dibattito aperto la maggioranza degli italiani si schiererebbe contro gli anatemi del Papa sul sesso, la ricerca scientifica, le coppie di fatto e i matrimoni degli omosessuali. La clonazione non è un crimine contro l'umanità. Demonizzare la clonazione è insensato. Perché ci sia un crimine occorre una vittima. Un crimine contro l'umanità è invece vietare quella terapeutica sulla quale Sirchia si era detto favorevole insieme a monsignor Tonini in seno alla commissione Dulbecco. Invito Sirchia a smentire se stesso di fronte ad Umberto Veronesi

<b>Quale impatto avra' la vicenda di Clonaid sul dibattito sulla clonazione terapeutica? Secondo lei i massmedia avrebbero dovuto comportarsi diversamente? </b>

Si è creata ultimamente un'incomprensione di fondo tra scienza ed opinione pubblica. Si tende a vedere la scienza come un'oscura pratica condotta in laboratori segreti per finalità indicibili. A questa immagine contribuiscono certamente i mass media che si occupano di scienza soltanto quando possono sparare in prima pagina l'ultima pericolosa sfida della scienza contro l'ordine naturale o l'etica. E' un meccanismo perverso che non contribuisce certo alla laicità del dibattito. Tuttavia, credo che proprio il problema delle ricerca sugli embrioni, se riuscirà ad entrare nel dibattito politico, possa contribuire a stabilire una riconciliazione tra senso comune e logica scientifica. Nonostante la sistematica campagna di disinformazione condotta dal Ministro della salute Girolamo Sirchia e dalla Santa Sede grazie ad un sistema informativo blindato e ossequioso delle burocrazie vaticane il 62 per cento degli italiani si è detto favorevole in un recente sondaggio alla clonazione terapeutica. Gli italiani sono molto più maturi della classe politica anche in materia di biotecnologie rosse.

<b>Quali sono i punti cardine della proposta di legge radicale di iniziativa popolare sulla clonazione terapeutica? </b>

La nostra proposta di legge si ispira al modello inglese. Un modello normativo decisamente liberale e rispettoso dei diversi orientamenti etici. La ricerca scientifica è libera, per cui saranno gli scienziati a decidere quale strada intraprendere, se quella delle staminali adulte o quelle embrionali. Le conoscenze scientifiche attuali, infatti, non consentono di stabilire, tanto meno per decreto ministeriale, quale delle due fonti porterà ai migliori risultati. Libertà non significa però arbitrio. E' per questo che è prevista l'istituzione di una Commissione di autorizzazione alle sperimentazioni, che deve valutarne la serietà ed assicurare il rispetto dei principi stabiliti dalla legge. Vorrei far presente un altro problema. Se pure tutti i Paesi occidentali si dotassero di leggi proibizioniste contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali, l'unico effetto sarebbe quello di far trasferire scienziati e laboratori in Paesi come la Cina, dove a quel punto davvero nessun tipo di controllo sarebbe possibile. L'unico effetto del proibizionismo è questo: spostare i problemi sociali in luoghi sottratti alla legge e all'opinione pubblica e aggravarli

<b>Mi puo' raccontare come e' nata la neo associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica? </b>

Inizialmente avevo qualche perplessità a creare un'associazione che portasse il mio nome. Poi ho detto sì per due diversi motivi. Il primo è che tutte, proprio tutte, le associazioni che portano il nome di una persona, vengono istituite a babbo morto. Per cui, mi è sembrato divertente che l'associazione portasse il mio nome. A Coscioni vivo! Non mi dispiace giocare con il quasi impossibile. Anche se questo gioco non mi piacesse, dovrei comunque giocarvi. Il secondo motivo è che il mio volto e il mio corpo possono servire a meglio caratterizzare l'associazione e le sue finalità. Abbiamo tenuto il nostro primo congresso dell'associazione lo scorso dicembre. La battaglia che abbiamo di fronte è piena di appuntamenti. Nel parlamento italiano, come lei ha ricordato, sono in discussione due proposte di legge contro la ricerca: il disegno di legge sulla procreazione assistita e quello sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche (che recepisce in modo tutto italiano una direttiva europea: in ritardo e con maggiori restrizioni di quelle previste dalle istituzioni comunitarie). Nel frattempo anche a livello dell'Unione Europea il Governo italiano sta tentando di bloccare i fondi per la ricerca. La nostra associazione, inoltre, si propone di condurre una campagna transnazionale. Al nostro congresso hanno partecipato associazioni di malati, medici, ricercatori, e anche il Presidente di un'associazione di diabetici spagnola che ha già raccolto 1 milione di firme contro il divieto posto dal Governo Aznar alla sperimentazione sulle staminali. E' per questo che nel nostro simbolo compare Superman, che oltre ad essere il simbolo della nostra forza è anche un richiamo esplicito alla battaglia che sta conducendo l'attore Cristopher Reeve negli Stati Uniti contro il blocco dei fondi federali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali che potrebbe consentirgli di tornare a camminare curando la sua paralisi. Per chi fosse interessato il sito internet della mia associazione è old.associazionelucacoscioni.it