Dalle protesi ai conflitti d’interesse: tutti i talloni d’Achille dei nuovi Lea

Immagine di un medico con le braccia conserte

di Filomena Gallo, Maria Teresa Agati, Marcello Crivellini (Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica)

Lo scorso 18 marzo sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale i Livelli essenziali di assistenza, aggiornati dopo più di quindici anni. I Lea definiscono le prestazioni e i servizi che lo Stato assicura ai cittadini gratuitamente o al costo del solo ticket.

Finalmente troviamo l’inserimento di circa 110 patologie rare e 6 nuove patologie croniche; nuovi vaccini gratuiti per anziani, giovani e bambini, quelli inseriti nel nuovo Piano nazionale di vaccinazione. Nuovo anche il nomenclatore dell’assistenza protesica, che prevede tra l’altro strumenti e software di comunicazione, tastiere adattate per persone con gravissime disabilità, protesi, ortesi ed ausili con tecnologie innovative.

Il nodo-tariffe per le protesi

Qui troviamo anche delle serie criticità. La pubblicazione del DPCM con i relativi allegati, tra cui l’allegato 5 che riporta gli elenchi delle tipologie di dispositivi protesici erogabili, ancorché attesa ed auspicata da tempo, non riportando le modifiche richieste dalle Commissioni di Camera e Senato per la cui implementazione non ci sono neppure tempi certi, crea una situazione di incertezza e criticità per la fornitura delle tipologie di ausili per i quali la XII Commissione della Camera ha chiesto lo stralcio dalle modalità di acquisto a mezzo gara e l’assoggettamento al regime tariffario.

Non potendo pertanto essere acquistate appropriatamente tramite pubbliche procedure di acquisto per i motivi indicati nel parere della Camera ma non essendo incluse nell’elenco 1 per il quale valgono le norme transitorie di cui all’art. 64, 3° comma, per queste tipologie le modalità di fornitura restano dubbie, con il rischio del blocco dell’erogazione proprio degli ausili veramente essenziali perché destinati ai bisogni più gravi e complessi.

Per superare questa criticità, il ministro dovrebbe predisporre un provvedimento che, richiamando le “Norme finali transitorie” di cui all’art. 64 del DPCM (riportiamo sotto il comma 3 di riferimento), precisi almeno che devono essere assimilati ai dispositivi protesici inclusi nell’elenco 1 tutti i dispositivi per i quali la Commissione Affari Sociali ha chiesto che «sia mantenuto il sistema tariffario in luogo delle pubbliche procedure previste dallo schema di decreto in esame»… in quanto «per le loro caratteristiche e per le specifiche necessità funzionali dell’utenza cui sono destinati necessitano di un percorso prescrittivo individualizzato e di un appropriato percorso valutativo condotto da un’equipe multidisciplinare nonché di un adeguato training all’uso, al fine di garantire la massima personalizzazione e aderenza alle esigenze degli utenti, obiettivi difficilmente raggiungibili mediante procedure di gara». Pertanto anche per questi dispositivi le disposizioni in materia di erogazione devono entrare in vigore con le stesse modalità dei dispositivi protesici di cui all’elenco 1, così come definito con l’art.64 comma 3 del DPCM.

Per la prima volta nei nuovi Lea sono inserite le tecniche fecondazione medicalmente assistita ma stranamente mancano i test genetici e la diagnosi preimpianto.

La remunerazione delle Regioni adempienti

I Livelli essenziali di assistenza sono l’insieme minimo delle prestazioni sanitarie che ogni Regione deve garantire per far parte del Servizio sanitario nazionale; se una regione non riesce a garantirne l’erogazione, viene penalizzata a livello di finanziamento.

In sostanza i Lea sono (dovrebbero essere) da una parte la garanzia per i cittadini di essere trattati uniformemente su tutto il territorio nazionale e dall’altra uno dei pochi motivi per cui si può parlare ancora di Servizio sanitario nazionale, pur essendo la sanità gestita ormai interamente dalle regioni. In parole semplici, le regioni ricevono una quota del Fondo sanitario nazionale (circa 113 miliardi di euro l’anno provenienti dalle tasse di tutti i cittadini) e in cambio si impegnano ad erogare quanto meno i servizi sanitari compresi nei Lea.

Sostanzialmente il potere/dovere del ministero della Salute è ormai ridotto ad una generale azione di vigilanza sul sistema ed in particolare al puntuale controllo del rispetto dei LEA in tutte le regioni.

È lecito affermare che quando i LEA non vengono rispettati viene meno da una parte il fine istituzionale del ministero e dall’altra i principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale (copertura universale, gratuità e uguaglianza di accesso ai servizi). Per questo è stato importante il recente rinnovo dei Livelli essenziali, dopo uno scandaloso ritardo di oltre 15 anni.

Controllori e controllati

Ma permane un’altra anomalia altrettanto scandalosa: il controllo dell’effettiva erogazione o meno dei Lea su tutto il territorio nazionale (diritto/dovere del ministero della Salute) è da anni fasullo e continua ad esserlo ancora oggi. Da anni la misura e la valutazione dei LEA è “appaltata” ad un Comitato composto per metà dalle Regioni, cioè dal soggetto sottoposto a controllo!

Il Comitato nazionale che misura il rispetto dei Lea sul territorio e valuta l’adempienza o meno delle Regioni è infatti composto per 7 membri su 14 da rappresentanti delle Regioni. Coloro che sono sottoposte a controllo fanno cioè parte dell’organo che effettua il controllo e ne decide gli esiti, in palese conflitto di interesse.

Tale Comitato, tramite la misura di circa 31 grandezze rilevanti per la salute e per l’accesso ai servizi in ogni regione, verifica il rispetto o meno di quanto prevedono i LEA, e calcola il punteggio che ogni regione ottiene. Il metodo di misura e calcolo prevede che al rispetto pieno dei Livelli essenziali corrisponda il punteggio di 225.

Il conflitto di interessi prima ricordato e il colpevole silenzio del ministero porta ad un paradosso: pur essendo fissato a 225 il punteggio di rispetto dei LEA (che sono Livelli Essenziali di Assistenza), senza alcuna motivazione e senza neanche una parola di spiegazione il Comitato ha arbitrariamente deciso di ritenere sufficiente il punteggio di 160 per ritenere adempiente una Regione ed anzi ha poi ulteriormente abbassato (altrettanto arbitrariamente) il punteggio a 130 trasformando la precedente definizione di “inadempiente” con la più tranquillizzante “adempiente con impegno”.

Tutto ciò permette a tutte le regioni di ottenere finanziamenti come se rispettassero appieno e completamente tutti i Livelli essenziali di assistenza; sono invece sotto gli occhi di tutti le carenze, spesso marcate e scandalose, nell’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie in molte regioni (soprattutto al sud).

Questa stortura protegge gli interessi monetari delle burocrazie amministrative regionali a scapito dei diritti dei cittadini di disporre di assistenza efficace su tutto il territorio nazionale. Appare inoltre evidente che il recentissimo rinnovo dei Lea (giustamente festeggiato da tutti) rimarrà solo sulla carta ove continuasse la farsa di questo non-controllo.

Il Ministro della Salute ha inoltre nominato una nuova Commissione (questa volta solo ministeriale) per monitorare l’andamento dei nuovi LEA ma senza toccare il vecchio Comitato, le sue funzioni e i suoi conflitti di interesse. Chiediamo al ministro della Salute un atto di coraggio e di trasparenza: l’abolizione del vecchio Comitato Lea e il trasferimento delle sue funzioni alla nuova Commissione ministeriale.

Adottare questa semplice misura (rapida e gratuita) significa abolire un palese conflitto di interesse, valutare le Regioni in base a verifiche serie e scientificamente valide, tutelare la salute dei cittadini, attribuire a tutti gli attori del sistema le giuste responsabilità e i giusti diritti.

Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore l’esistenza del Servizio sanitario nazionale, dei suoi principi ispiratori e dei suoi valori, e che periodicamente si dicono preoccupati dell’avanzare del settore privato (ad oggi confinato giustamente a circa il 20% dell’intero sistema, come in tutti principali paesi europei), ad unirsi nella richiesta di controllare seriamente l’operato delle regioni difendendo in modo trasparente salute e diritti dei cittadini di qualsiasi latitudine del paese. Invitiamo il ministro della Salute a rendere questo importante atto realmente innovativo accogliendo le richieste degli esperti che in questi giorni stanno evidenziando con noi le criticità di una riforma importante che necessita di interventi idonei.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.