«Cellule staminali embrionali. In Italia troppe ipocrisie»

M.Mo.

Escludere la ricerca su cellule staminali embrionali di origine umana dal bando nazionale di ricerca da 8 milioni di euro, come predisposto dal Governo, «è la solita ipocrisia all’italiana», perché questo tipo di ricerche sono permesse dalla legge e se ne traggono i benefici. Lo ha denunciato da Bruxelles Elena Cattaneo

direttrice del laboratorio sulle cellule staminali e malattie generative della Statale di Milano e membro direttivo dell’Associazione Coscioni, in occasione del secondo Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica che ieri ha concluso i suoi lavori al Parlamento europeo. Le legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita, ha spiegato Cattaneo all’Unità, «impedisce di derivare cellule dalle blastocisti soprannumerarie», cioè quelle formazioni di 100-120 cellule che si formano dopo la fecondazione. «Se il ricercatore distrugge una delle blastocisti», ha sottolineato Cattaneo, «va in galera, perché la legge prevede perfino delle sanzioni penali, anche se queste blastocisti sono destinate al congelamento distruttivo». Ma ipocritamente la legge non impedisce la ricerca e nella pratica «noi possiamo lavorare sulle cellule staminali già prodotte da altri».

Grazie a questi studi, ha continuato la ricercatrice, «possiamo capire ad esempio come si formano e come degenerano i neuroni in alcune malattie e magari un domani prevenire questa degenerazione o produrre nuovi neuroni». In Italia però, anche togliendo l’accesso ai fondi, «si continua a proporre l’idea che questa sia una ricerca immorale, senza però mai precisare ai cittadini italiani che questo in teoria significherebbe che noi non potremmo utilizzare qualsiasi scoperta derivata da queste ricerche sostenute da altri Paesi, come potrebbe essere una cura per il Parkinson».