CALCIO DOPATO, GIALLO SULLA PREMATURA MORTE DI SAURO FRACASSA (Il Messagero)

<i> Il caso dell’ex giocatore “Zagarin”, scomparso tre anni e mezzo fa, tra quelli su cui indaga il Pm torinese Raffaele Guariniello </i>

<i>di SANDRO RENZI</i>

<b>26 Febbraio 2004</b> – PORTO SAN GIORGIO – “Aveva un cuore immenso”. Gli amici più intimi lo ricordano così Sauro Fracassa, l’ex calciatore sangiorgese scomparso nell’agosto del 2000, a soli 57 anni, a causa della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica che ha già colpito diversi calciatori. A distanza di tre anni si torna ora a parlare della sua morte e delle possibili cause che avrebbero determinato l’insorgere della malattia, meglio conosciuta come “morbo di Gehrig”. Una morte da indagare, dunque, quella di “Zagarin” -come era comunemente chiamato anche a Porto San Giorgio- per il Pm torinese Raffaele Guariniello che conduce da tempo un’inchiesta proprio sulle morti sospette registratesi nel calcio. Sauro Fracassa è solo una delle tante vittime causate dalla Sla, la cui incidenza tra i calciatori sarebbe notevolmente più ampia che in altri settori. E così ora in città si torna a parlare di un uomo generoso che ha dedicato la sua vita al calcio ed agli amici. «Ogni volta che tornava da Lecco –ricorda un coetaneo- ci riportava sempre qualche regalo. E noi lo invitavamo a risparmiare i soldi che guadagnava giocando». Certo, molti di meno rispetto agli ingaggi milionari del calcio moderno. Un calcio che Fracassa aveva nel sangue. Rubava sin da ragazzino minuti al suo lavoro di marmista per giocare a pallone. Poi l’esordio nella sangiorgese nel ruolo di ala. Da quel momento inizia la sua carriera bruciando diverse tappe. A 15 anni gioca in serie C con l’Ancona e poi l’arrivo al Genoa l’anno successivo nella serie maggiore. Ed ancora il trasferimento ad Empoli e quindi a Lecco, all’età di 22 anni. Qui conquisterà la promozione in serie A con l’allenatore Piccioli. Il suo ricco curriculum calcistico annovera anche una presenza nella nazionale di serie B impegnata in una partita contro la Francia. E poi Messina, nuovamente Lecco, Piacenza (dove giocherà per due anni) ed infine nel Latina. Chiuderà la sua carriera tra i dilettanti del Sondrio. Nel 1998, quando già aveva fatto ritorno nella sua Porto San Giorgio, dove ad accoglierlo c’erano la sorella ed il fratello, viene colpito dal morbo di Gehrig. Morirà due anni più tardi per un arresto cardiaco. A Lecco lascia la moglie Giuseppina ed i figli Bianca ed Arturo. “Zagarin”, per il suo giocare a zig zag, pare non abbia mai voluto legare la sua malattia alla professione di calciatore.
Gli ultimi anni di vita li aveva spesi nella ricerca di un rimedio per il suo male che seguiva attentamente attraverso anche le notizie ed i commenti su un altro caso eclatante, quello di Luca Signorini.