Biotestamento approvato! In Svizzera

Testamento biologicoSe capita di citare, a mo` di esempio positivo, alcune iniziative prese dai governi di altri paesi democratici occidentali, non è per esterofilia o senso di inferiorità. Tutt’altro: è per amore verso il nostro Paese. Che vorremmo migliorare di quel che è e di quel che appare. E perché su temi etici, ambientali, sociali, può essere in linea con la cultura europea, senza però rinunciare alle specificità e peculiarità nazionali. L’ultimo caso da menzionare riguarda la Svizzera, dove è stato appena riformato l’articolo 370 del codice civile, che prevede il Testamento biologico.

In alcuni Cantoni “le direttive anticipate”erano già in vigore dal 1995. Dal 2012 saranno attuate nell’intera Confederazione elvetica. Stupiscono due aspetti della riforma approvata. Uno è la semplicità del testo, che mette al primo posto l’autonomia del paziente, la sua volontà. Si sancisce infatti che “chi è capace di discernimento, può designare i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui diventa incapace di discernimento”. In concreto, il malato può rifiutare idratazione e alimentazione artificiali, e il medico deve rispettarne la volontà. C’è però un limite: non si può chiedere l’eutanasia. Il secondo aspetto, ancor più stupefacente, è il via libera dato dalla Chiesa cattolica. Vescovi e sacerdoti svizzeri hanno accettato le dichiarazioni di fine vita, pur ribadendo che idratazione e alimentazione non rappresentano accanimento terapeutico. Una convinzione che non si è tramutata in ostacolo insormontabile. Come è avvenuto in Italia, creando una profonda frattura nel mondo politico e nella società. Da noi la contrapposizione tra cattolici e laici esplosa in altre occasioni recenti (la legge 40 sulla fecondazione assistita, la ricerca sulle cellule staminali embrionali), sembra infatti insanabile. Eppure, se di Biotestamento, dopo il sia libera del Senato, ora non si parla più (intanto migliaia di cittadini lo hanno sottoscritto e altri continueranno a farlo), quando ne discuterà la Camera sarà necessaria una sintesi non “punitiva” né offensiva per nessuno. Ma questo è un auspicio, una speranza. Ora siamo al muro ideologico che, lo ha ricordato Fini, condiziona le leggi etiche sotto il segno della morale cattolica. Potremmo prendere buon insegnamento da altri, anche sulle norme sull’immigrazione.

E’ avvilente constatare che l’Italia, paese di emigranti, con milioni di persone che hanno sofferto Guglielmo di stenti e di maltrattamenti, adesso alzi le barriere, al limite del razzismo, verso lo “straniero”. E` vero che gli ingressi vanno regolamentati, tuttavia c’è modo e modo per farlo. Servirebbe anche più raziocinio, per non costringere persone per bene, ad eludere la legge. Mi riferisco alla parte del “pacchetto-sicurezza” che coinvolge i medici. I quali, essendo pubblici ufficiali, sono costretti alla denuncia del reato di immigrazione clandestina (votato dalla maggioranza ed imposto dalla Lega per motivi elettorali: fra due giorni si vota). I camici bianchi che non rispetteranno la legge, rischieranno sanzioni penali. L’abbiamo scritto, lo ripetiamo. Deve essere inserita una norma che preveda l’esenzione dalla denuncia per le persone che per ragioni di lavoro sanitarie, entrano in contatto con gli “irregolari”. A parte il ruolo umazione che deve avere chi cura un malato, è comunque di interesse generale “salvaguardare” i medici: che succederà se le donne e gli uomini non in regola con il permesso di soggiorno, ma con malattie contagiose, non si faranno più curare per paura dell’arresto?