Avigan e le terapie a furor di popolo

Ci risiamo! Sembra un sequel del caso Stamina, quando 3 milioni di euro furono destinati per una sperimentazione, mai partita, intesa a provare quello che gli scienziati sapevano e dicevano, cioè che non era una cura. Cambia il contenuto ma non il metodo. Nell’emergenza e nella paura viene spontaneo smanettare o agitarsi o ignorare le regole e le buone pratiche, per cui i richiami al metodo scientifico cadono inascoltati e nelle società/economie fondate sulla conoscenza paradossalmente la mentalità tribale torna in auge. Con qualche dubbio in più per la salute pubblica, visto che il nuovo farmaco in sperimentazione potrebbe rischiare di diffondere ceppi del virus mutati più pericolosi di quello attuale.

Dal nulla, in un sabato di marzo, arriva la soluzione alla pandemia mondiale: non dall’OMS o da una prestigiosa università, ma da YouTube. Non da un virologo ma da un appassionato di videogame che annuncia con assoluta sicurezza che lui conosce la verità. Esiste un farmaco che cura il 90% dei casi di coronavirus, tanto che in Giappone “si sono resi conto che funziona alla grande”. Con ovvi riferimenti a complotti e a un presunto ruolo dell’agenzia regolatoria nazionale e della burocrazia italiana nel privarci di questo farmaco miracoloso. Per finire con una chiamata alle armi: gli italiani dovrebbero chiedere “a gran voce” al governo di avere l’Avigan per risollevarsi come hanno fatto i giapponesi.

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