Aborto, i giudici con la chiesa contro Zapatero

Elisabetta Rosaspina

zapatero«Incostituzionale» il progetto di legge. Ma il parere della Procura Generale non è vincolante
I vescovi spagnoli trovano un’insperata alleata contro l’aborto: la magistratura. Il Consiglio della Procura Generale ha infatti bollato come «incostituzionale» il progetto di riforma della legge del 1985, già approvato dalla commissione parlamentare in prima lettura, e che dovrebbe essere sottoposto in autunno al dibattito del Congresso. Anche se il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero non ha la maggioranza alla Camera, la sinistra ha i numeri per far comunque passare la riforma,

che, tuttavia, ora viaggia con un handicap pesante: il parere negativo, seppure non vincolante, di sei degli undici componenti del Consiglio. I giudici si allineano con buona parte dell’opinione pubblica spagnola, oltre che con la gerarchia ecclesiastica, criticando la libertà che sarebbe riconosciuta alle minorenni, dai 16 anni in poi, di abortire senza nemmeno informarne i genitori. I consulenti arruolati dal Ministero dell`Uguaglianza e della Sanità per svecchiare la legge dell’85 hanno fondato la loro decisione sul fatto che la legge spagnola concede già ai sedicenni la possibilità di decidere se sottoporsi o no a qualunque tipo di terapia sanitaria o intervento clinico (eccetto le analisi, la fecondazione assistita e, finora, l’aborto). La maggioranza del Consiglio non obietta su questo punto, ma sull’opportunità di tenere padre e madre all’oscuro di quanto stia accadendo a una minorenne, dall’inizio fino all’interruzione della gravidanza: l’ultima parola può essere lasciata alla ragazza, ma il parere dei genitori non può essere ignorato e la famiglia deve essere pronta a fronteggiare anche le conseguenze psicologiche che un aborto può provocare in una donna tanto giovane.

Magna Charta alla mano, il Consiglio della Procura Generale vede un conflitto, inoltre, tra il diritto a interrompere liberamente la gravidanza nelle prime 14 settimane con il dovere di proteggere il «valore della vita umana» del nascituro che, in quei primi 98 giorni, risulterebbe privato di ogni tutela costituzionale. L’organo consultivo della Procura, insomma, si dissocia dal parere della ministra dell’Uguaglianza, Bibiana Aido, secondo la quale nelle prime 14 settimane di gestazione il feto può essere considerato «un essere vivo», ma non «un essere umano». E ritiene che la vita umana abbia origine con il concepimento: «È noto – scrivono i giudici nella relazione – che alcuni membri di questo Consiglio e molti procuratori condividono questa opinione personale». È anche evidente che il giudizio finale sul progetto di legge sia stato così severo e tassativo perché i sei membri dell’Associazione dei procuratori, conservatrice, l’hanno appoggiato in blocco. I tre componenti dell’Unione progressista, oltre al procuratore generale, Candido Conde-Pumpido, e al sostituto procuratore del tribunale Supremo, Juan José Martin Casallo, sostenevano invece una «sentenza» più favorevole al lavoro dell’esecutivo, ma comunque scettica sull’aborto autonomo a 16 anni. Dal governo è arrivata risposta per bocca della ministra Aido: «Terremo conto di tutti i suggerimenti degli organi consultivi – ha promesso – per presentare in parlamento la miglior legge possibile».