Dj Fabo, eutanasia e biotestamento: se ne parla anche in Giappone

Dopo l’entrata in vigore della legge sul biotestamento, si evolvono anche le posizioni di Papa e parlamento sul tema dell’eutanasia. E se ne parla anche in Giappone.

31 Gennaio. In Italia, paese in cui l’80% della popolazione professa la religione cattolica, è entrata in vigore la legge sul biotestamento.

Il dibattito è stato alimentato dalla morte per eutanasia di un DJ Italiano, fatto che è andato in contrasto con la diffusa opinione secondo la quale “soltanto Dio può decidere della morte degli esseri  umani”. Persino Papa Francesco si è espresso sul dibattito, favorendone l’accelerazione. Secondo la nuova legge “il medico è obbligato a rispettare la volontà del paziente di rinunciare a trattamenti di lunga durata qualora il paziente ne faccia richiesta.

La proposta di legge è stata discussa fin dagli anni ’80, ma mentre negli altri paesi d’Europa il dibattito e la successiva realizzazione della legge venivano portati avanti, in Italia la presenza cattolica in parlamento ne aveva rallentato l’evoluzione. A scuotere  l’opinione pubblica è stata la morte per eutanasia del trentanovenne DJ Italiano Fabiano Antoniani, avvenuta nel Febbraio 2017.

Il 13 Giugno 2014 Antoniani è stato coinvolto in un incidente automobilistico per le vie di Milano che lo ha reso tetraplegico e cieco. I dolori che avvertiva su tutto il corpo gli impedivano persino di ascoltare la musica che tanto amava, portandolo a pensare alla morte.

Nel 2016, grazie all’aiuto di un amico, si rivolge all’associazione per la libertà della ricerca scientifica Luca Coscioni, con sede a Roma, ed inizia la ricerca di una struttura che consenta l’eutanasia. In seguito a questi eventi il signor Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ascolta la volontà di Fabiano Antoniani di recarsi in Svizzera, paese in cui l’eutanasia è accettata.

Cappato dunque accompagna personalmente Antoniani nella struttura ospedaliera Svizzera dove, attivando il pulsante col quale viene iniettata nello stomaco la medicina che lo porterà alla morte, il 27 Febbraio 2017 Fabiano Antoniani trova la serenità, spegnendosi.

Una volta rientrato in Italia Cappato si autodenuncia alla polizia, e viene sottoposto a processo, dove la sentenza che verrà pronunciata il 14 Febbraio potrebbe  condannarlo dai 5 ai 12 anni di reclusione. Secondo l’azienda SWG, che progetta e realizza ricerche a scopo statistico, dal Marzo 2017, subito dopo la morte di Antoniani, il numero delle persone favorevoli all’eutanasia è salito al 74%. Venti anni fa era circa il 10%.

Questa rivoluzione culturale ha trovato in Francesco, Papa per molti versi ritenuto rivoluzionario, in carica dal 2013, un valido alleato: il Papa ha infatti mostrato spiragli di apertura, in un suo discorso del Novembre 2017, definendo l’eutanasia “moralmente legittima”.

In seguito a queste dichiarazioni molti politici, che avevano inizialmente ostracizzato la proposta di legge sul cosiddetto biotestamento, hanno ammorbidito le loro posizioni, ed il dibattito parlamentare si è ritrovato ad una svolta, con il partito populista dei 5 stelle che si è rivelato favorevole ed il disegno di legge approvato.

Cappato ha commentato la notizia con la seguente dichiarazione “è un grande passo per L’Italia, paese notoriamente immobile”. Nonostante gli ultimi sviluppi sono ancora molti gli oppositori all’interno della Chiesa o del Vaticano: il cardinale Parolin sostiene infatti che “il medico, compatibilmente con il proprio ruolo, deve avere il diritto di scegliere se è giusto continuare la cura”.

Il settantaduenne Padre Virginio Bebber, presidente dell’ARIS, l’associazione religiosa che gestisce circa 1500 ospedali, ha detto “la vita non è qualcosa di cui noi possiamo disporre a nostro piacimento, per questo motivo sarebbe giusto che il medico abbia il diritto di scegliere se continuare la cura o meno”.

Di questo passo, non è impossibile immaginare uno scenario in cui ci saranno strutture ospedaliere che consentono l’eutanasia ed altre che la vietano. E’ possibile dunque anche intravedere un’evoluzione nel modo in cui il cattolicesimo e i cattolici influenzano la politica e la società italiana. In Italia ci sono molte istituzioni e scuole gestite dai cattolici, ed il cattolicesimo viene visto come un tratto culturale distintivo. In alcune regioni abbandonare il culto cattolico viene talvolta considerato come segno di inaffidabilità e non è in generale ben visto.

Luisella Battaglia, Docente dell’università di Genova, ci ha spiegato che “In Italia, in particolare tra il 1991 e il 2007, i vertici della Chiesa si sono chiusi in un atteggiamento conservatore e immobilista riguardante tutte quelle questioni concernenti la vita, trasmettendo questa sensazione di impossibilità di affrontare il tema prima ai sacerdoti, e di riflesso ai cittadini”.

Inoltre, secondo il settantanovenne giornalista Carlo Troilo, specializzato in politica ed economia “da qui ai prossimi anni ci saranno medici o politici che pur essendo di posizioni progressiste, si rifiuteranno di andare contro la Chiesa per paura che le loro posizioni possano avere influenze negative sul loro prestigio o sulla loro carriera.”

Infine, secondo Padre Yuji Sugawara, docente di diritto canonico dell’università gregoriana “l’ultima grande riforma della costituzione apostolica è avvenuta nel 1983. Visti gli sviluppi della scienza negli ultimi 35 anni credo che sia dunque necessario per la chiesa rinnovare la costituzione per tenere il passo”.

Traduzione a cura di Alberto Abbate

Nata a Prato nel 1987, laureata in “Studi Internazionali” presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi sui “child soldiers”, ha  successivamente conseguito una laurea specialistica in “Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace” presso l’Università degli Studi di Padova, redigendo una tesi sperimentale sulla dispersione scolastica nelle periferie di Napoli e Palermo. Nel marzo 2016 ha inoltre conseguito un Master di II Livello in “Geopolitica e Sicurezza Globale” presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi dal titolo “Diritto internazionale e Geopolitica: teoria e prassi dell’ingerenza umanitaria. Focus sulla Libia“. Dopo aver profuso impegno nel campo della cooperazione internazionale e dei diritti umani con stage presso alcune NGOs del settore, dal marzo 2015 lavora presso l’Associazione Luca Coscioni.