Suicidio assistito: perché l’articolo 580 del codice penale è incostituzionale

Fabo e Cappato

In una prima fase i PM milanesi avevano evidenziato l’irrazionalità palese dell’articolo 580 del codice penale, una norma scritta in epoca fascista che non tiene conto della Carta costituzionale e del diritto internazionale, oltre non prevedere cause di esclusione della punibilità e dunque l’irrilevanza penale dell’agevolazione al suicidio assistito per persone nello stato di Fabiano. Anche nel caso DJ Fabo, come nel caso Welby, si confrontano, all’interno della magistratura, due posizioni, l’una che interpreta i valori costituzionali ed europei in senso progressista e l’altro in senso conservatore.

Associazione Luca Coscioni auspica che nel prosieguo del giudizio, la certezza del diritto, al di là delle posizioni interpretative, possa prevalere, come appunto è avvenuto nel caso Welby.

Cambiare l’articolo 580 del codice penale sul suicidio assistito

La via viene proposta da Carlo Troilo, Consigliere generale Ass.Luca Coscioni, di cui Marco Cappato è tesoriere, una realtà che si batte quotidianamente per le libertà civili dei cittadini in ogni fase della loro esistenza:

“Aggiungiamo un solo comma all’articolo 580 del codice penale, che punisce con pene da 5 a 12 anni l’istigazione o l’aiuto al suicidio. L’aiuto al suicidio non è punibile se ricorrano le seguenti condizioni: a) il richiedente è un malato terminale o senza speranza di guarigione, con insopportabili sofferenze fisiche o psichiche; b) il richiedente, nel pieno delle proprie facoltà mentali, dichiara di voler essere aiutato a morire; c) chi presta il proprio aiuto a morire non ha alcun movente economico ed agisce esclusivamente per motivi compassionevoli”.

Un appello rivolto alle forze politiche laiche e progressiste perché assumano una iniziativa politica su questo specifico tema.

“L’articolo 580 – ricorda Troilo –  fa parte del codice penale (detto anche “Codice Rocco” dal nome del Guardasigilli dell’epoca, Alfredo Rocco), emanato nel 1930: dunque, all’inizio di quelli che De Felice ha definito “gli anni del consenso” per il fascismo e solo un anno dopo la stipula del Concordato, che riconobbe privilegi senza precedenti alla Chiesa Cattolica.  Ritengo dunque lecito ed appropriato – ricorrendo al linguaggio della mia giovinezza – definirlo un codice “clerico fascista”.

Gli articoli del codice fascista eliminati nel tempo:

Moltissimi articoli di quel codice sono stati aboliti per adeguare la nostra normativa penale allo spirito del tempo.  Sarebbe un elenco troppo lungo, per cui mi limito a citare i più noti:

·          le norme contro l’infedeltà coniugale: per le donne l’adulterio (bastava un singolo tradimento); per l’uomo il concubinato (“il marito che tiene una concubina nella casa coniugale, o notoriamente altrove”);

·          Il “matrimonio riparatore”: un uomo che avesse stuprato una donna non era perseguibile se si diceva pronto a sposarla.