Ricerca in semilibertà: lo Stato deve e può fare di più

ricerca scientifica

10 Novembre 2017 – Sta avendo una fortissima risonanza in questi giorni l’importante traguardo raggiunto da un team internazionale di ricercatori coordinato dal prof. Michele De Luca, dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica. Ma molto resta ancora da fare, affinché nel nostro Paese la ricerca scientifica riceva il sostegno che merita.  La scienza non aspetta, infatti, le leggi italiane per andare avanti: in occasione della Giornata Mondiale che la celebra oggi, l’Associazione Luca Coscioni, insieme a numerosi scienziati intervenuti in occasione del ”XIV Congresso dell’Associazione “Scienza e Nonviolenza” tenutosi recentemente a Torino, rinnova l’appello alle Istituzioni perché prendano più a cuore la ricerca.

“L’accesso alla ricerca e ai benefici che essa porta è un diritto riconosciuto dall’Onu che deve essere garantito e rispettato in tutto il mondo, contro ogni fondamentalismo e proibizionismo. La ricerca è alla base del futuro di un Paese civile e il nostro governo ha la responsabilità di supportarla, aggiornare le normative e stare al passo con i tempi.” – sostiene Filomena Gallo, Avvocato e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, organizzazione no profit che da sempre si batte a favore della libertà di ricerca, sostenendo con energia gli allarmi e le richieste del mondo accademico e civile.

Troppo spesso nel nostro Paese lo sviluppo e il progresso non sono sostenuti e incentivati come meriterebbero, alla luce anche delle eccellenze presenti nel privato e nel pubblico, come i risultati raggiunti dall’équipe di De Luca dimostrano. Servono più investimenti, più meritocrazia e più libertà: se l’Italia non si adegua, rimarrà in svantaggio e penalizzerà i propri ricercatori, le proprie università e il proprio tessuto industriale. Risultati potenzialmente straordinari per l’economia e per gli uomini verranno lasciati inespressi, soffocati dai tempi della burocrazia e della politica del nostro Paese. I giovani laureati, così come quelli più esperti, continuano ad abbandonare quello che è stato il Paese di Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Umberto Veronesi, Rita Levi-Montalcini, Carlo Rubbia e tante altre menti eccelse.

Ad avvertire dei pericoli di una desertificazione tecnologica e scientifica, sottolineando come sia compito di tutti difendere la libertà di ricerca e il progresso è uno tra i maggiori ricercatori attuali, Elena Cattaneo, Senatrice a vita, che ospite al Congresso dell’Associazione Coscioni, lo scorso primo ottobre osservava come: “La libertà deve essere intesa come uno stato di allerta continua, perché i meccanismi o le modalità attraverso i quali può essere portata via sono infiniti. Nel nostro Paese camminiamo su un terreno insidioso, segnato da episodi spesso degradanti, da parti diverse. Questi deragliamenti possono essere identificati e tutti noi possiamo rimuovere questa nebbia che offusca la libertà. In questo, ciascuno di noi è chiamato ogni giorno a svolgere una parte attiva. Su alcuni temi sono visibili avanzamenti, a prova che l’impegno di ciascuno di noi ha un peso”. 

Dal fine vita alle staminali: dov’è il supporto della legislazione italiana?

Molte sono le tematiche sotto gli occhi dei riflettori. “Il mio primo pensiero va alla legge sul fine-vita” spiegava Elena Cattaneo “che rischia di arenarsi a un passo dal traguardo. Ma non va dimenticato anche il divieto alla sperimentazione in campo aperto delle piante geneticamente modificate, causato dalla mancanza dell’impegno del Governo a far sì che si realizzino e attuino le norme necessarie. Il cammino è ancora in salita per un altro tema caro a me e all’Associazione Coscioni: la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Certo, la ricerca sulle cellule staminali embrionali derivate dalle blastocisti soprannumerarie non è impedita in Italia, ma siamo in presenza di una semilibertà. A causa di una parte della Legge 40 ancora in piedi, i ricercatori non possono derivare cellule staminali embrionali dalle blastocisti soprannumerarie, e questo per non distruggere qualcosa comunque destinato a essere degradato. E’ possibile operare, ma solo per vie alternative, perché la legge consente per esempio l’importazione delle cellule derivate dall’estero”. Una strategia che non può piacere ai ricercatori italiani, desiderosi che venga riattribuito al loro lavoro quella dignità e quel rispetto che meritino. “Vorremmo avere il diritto di derivare noi queste cellule; è giusto ed è importante che quelle blastocisti soprannumerarie non restino sepolte sottoterra come dei talenti inespressi, ma che possano nel loro pieno sviluppo e potenziale essere a disposizione dei nostri ricercatori”. Mentre in Italia chi dovrebbe prendere decisioni latita, la normativa mondiale sulle staminali sta andando avanti con risultati stupefacenti. “La cosa straordinaria della scienza è che non aspetta le leggi italiane per andare avanti” ha commentava infatti E. Cattaneo “Un esempio è quello che sta avvenendo con le malattie neurologiche: si è dimostrato di poter istruire e quindi convertire le staminali embrionali a neurone dopaminergico. Queste cellule possono pertanto essere trapiantate, differenziarsi, sopravvivere, rilasciare dopamina, addirittura riconnettersi con le cellule ospiti e indurre un recupero comportamentale. Già nel 2018 potrebbe partire la sperimentazione clinica su paziente e forse un domani sarà addirittura possibile ricostruire i circuiti lesi nel malato di Parkinson”.

I riflettori in questi mesi sono inoltre puntati su un nuovo fronte: le tecniche di genome editing

Nuove tecniche di modificazione del genoma consentono oggi di intervenire con elevata precisione e potenziali applicazioni terapeutiche, su intere sequenze del DNA. Pionieristici e promettenti studi, condotti nei più importanti centri di ricerca a livello mondiale sembrano inoltre rendere verosimile la possibilità di utilizzare avanzate tecniche di genome editing, intervenendo sull’embrione o sulle linee germinali. Si tratta di metodologie profondamente diverse da quelle della terapia genica. “In quest’ultima la mutazione che aveva causato la malattia rimaneva lì e il virus portava dentro la cellula una copia sana del gene. Si tratta di virus che non si integrano e che rimangono “ospiti transienti” della cellula, il che vuol dire potenzialmente che anche l’effetto è transitorio e che la presenza dell’“estraneo” potrebbe creare reazioni immunitarie” ha spiegato Giulio Cossu, Docente di Medicina rigenerativa presso l’Università di Manchester, nella Quarta Commissione “Diritto alla scienza e biotecnologie in campo umano”. “Nel caso dell’editing del genoma, invece, è come se si disponesse di una forbice che può tagliare esattamente in un punto indicato, togliendo il gene malato e rimpiazzandolo con il gene sano”. Si tratta ovviamente di una tecnica dalle incredibili prospettive, ma nuovissima, e quindi non priva di rischi, come quello di tagli in zone non desiderate. Una metodica per la quale sono necessari quindi ancora anni di studio e di implementazioni.

“Quando sono state stilate le carte internazionali sui diritti umani fondamentali o le Costituzioni nazionali, tra cui quella italiana, si era ben lontani dall’immaginare questo tipo di possibilità” ha aggiunto Irene Pellizzone, Ricercatrice in Diritto Costituzionale, Università degli Studi di Milano.

“La legge 40 del 2004, prevede all’articolo 13 prevede al comma 2 che la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano sia consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative” ha precisato nel suo intervento Amedeo Santosuosso, Presidente del Centro di Ricerca Interdipartimentale European Centre for Law, Science and New Technologies (ECLT) dell’Università di Pavia.  “In pratica la legge 40 nel suo impianto proibizionista rende possibile intervenire sugli embrioni a livello genetico a patto che questo rappresenti una prospettiva di cura, ma non consente di fare sperimentazione per poi utilizzare la tecnica di genoma editing”.

Altro tema scottante: l’allocazione delle risorse

Un altro importante e controverso problema è la scelta della suddivisione delle risorse ai diversi ambiti della ricerca e il controllo del loro buon utilizzo. “Qualsiasi deragliamento del buon uso dei fondi pubblici deve essere denunciato” ha denunciato Cattaneosia che i responsabili siano professori che ostacolano la meritocrazia sia che a sbagliare siano le Istituzioni, allocando risorse in base a preferenze e non a obiettivi di interesse comune. La libertà va insieme all’uguaglianza, l’unico modo per far rendere soldi pubblici è quello di aprire le porte a una equa competizione pubblica”.

“Purtroppo” ha aggiunto De Lucala competizione libera dei progetti e quindi della richiesta dei finanziamenti non basta se non vengono fatte anche delle commissioni di valutazione di quei progetti che siano assolutamente inattaccabili”.

Fondamentale l’accessibilità alle cure

Infine un’ulteriore appello, per l’accessibilità alle cure: “Si impiegano risorse umane ed economiche per sviluppare terapie avanzate per malattie rare come la epidermolisi bollosa e poi c’è il rischio concreto che alcuni Stati non le accettino per il costo eccessivo. Parliamo in molti casi di terapie salva-vita per patologie che non hanno nessuna alternativa terapeutica. Marco Pannella qualche anno fa avrebbe definito questa cosa un “omicidio volontario”. Bisogna vigilare su queste possibili eventualità.” – conclude De Luca.

L’appello

Il ruolo centrale della ricerca va urlato e, in particolare oggi che è la Giornata mondiale della Scienza, sottolineando che il Governo deve garantire un allineamento agli altri paesi europei sui fondi alla Ricerca e trovare strategie condivise per il benessere, la salute e il futuro di tutti nel rispetto del “diritto alla scienza” che garantisce la possibilità per ogni cittadino di poter usufruire dei benefici dei progressi scientifici. Segnaliamo al Governo inoltre che siamo l’unico Paese al mondo che vede il divieto di partecipazione per le Università e aziende ai bandi europei sulle malattie rare, attualmente riservata solo agli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) con esclusione immotivata da parte del Ministero per la Ricerca. Chiediamo che tale divieto sia rimosso in tempi brevi.

Nella Giornata Mondiale per la scienza hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscionirinnoviamo l’appello alle istituzioni italiane ed europee affinché facciano pressione sulle autorità di Teheran per scongiurare la condanna a morte di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano residente in Svezia e docente in Piemonte accusato di spionaggio e in carcere in Iran da quasi due anni. Djalali rappresenta l’integrità morale e intellettuale proprie di uno scienziato ed è uno dei motivi per cui abbiamo partecipato alla marcia per la scienza ad aprile scorso“. “Allo stesso tempo” ha concluso Marco Perduca, membro di giunta dell’Associazione Luca Coscionil’Associazione invita la comunità scientifica a partecipare attivamente al dibattito internazionale che sta prendendo piede attorno al ‘diritto umano alla scienza’ mettendo a disposizione di chi vorrà contribuire a riguardo la quinta riunione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica che abbiamo convocato al Parlamento europeo dall’11 al 13 aprile dell’anno prossimo“.