Petizione al Min. Lorenzin: IVG farmacologica anche in regime ambulatoriale

 

Alla conferenza stampa di presentazione della petizione sono state presenti Emma Bonino, già Ministro degli Esteri, Avv. Filomena Gallo, Segretario di ALC, On. Marisa Nicchi, Dott.ssa Mirella Parachini e Dott.ss Anna Pompili.

Sono già oltre 4000 i firmatari che sostengono questa richiesta ufficiale di AMICA, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e AIED, in occasione della giornata mondiale contro le morti per aborto clandestino

L’interruzione volontaria di gravidanza deve poter essere fatta anche in regime ambulatoriale, per semplificare un momento già molto delicato della vita della paziente e per poter velocizzare una pratica che, come noto, ha dei tempi molto rigidi che implicano la necessità di esecuzione in tempi brevi.

Per questo oggi viene richiesto al Ministro Lorenzin di prendere a cuore questo tema. Il tutto per evitare sempre più la possibilità di “scorciatoie”.

Al mondo ogni anno ci sono circa 22milioni di aborti condotti in condizioni di insicurezza (dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), causa di circa 7milioni di complicazioni e di ben 30 decessi ogni 100.000 pratiche nei paesi sviluppati, valore che sale a 220 in quelli in via di sviluppo per toccare la cifra sconvolgente di 520 nell’Africa sub-sahariana.

Sono questi i numeri che devono riecheggiare in occasione del 28 settembre, giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto, contro le morti per aborto clandestino (www.safeabortionwomensright.org/international-safe-abortion-day-2017).

L’impossibilità di rimuovere o espellere tutto il tessuto legato alla gravidanza dall’utero, emorragia (sanguinamento pesanti), infezioni, perforazione uterina, danni al tratto genitale e a organi interni causati dall’inserimento di oggetti pericolosi quali bastoni, ferri da maglia o vetro rotto nella vagina o nell’ano: sono solo alcune delle possibili complicazioni degli aborti clandestini.

Si tratta di condizioni estreme, che devono far riflettere in modo importante perché, a esserne i principali responsabili, sono leggi troppo restrittive, scarsità dei servizi, richieste non indispensabili come test medici non necessari, periodi di attesa e counselling obbligatori.

A vegliare sulla situazione italiana devono essere le istituzioni. Queste però talvolta necessitano di “incoraggiamenti” e opere di sensibilizzazione.

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Questo l’obiettivo della petizione promossa da AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto), Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica), con AGITE, SMIC, Vitadidonna onlus, Libere tutte- Firenze, Coordinamento difesa 194-Toscana, Laboratorio per la laicità – Firenze, Il Giardino dei ciliegi – Firenze, Coro Lemusiquorum Coro Mnemosine, LAIGA, Consulta di Bioetica e UAAR.

La richiesta, alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, sostenuta in poche ore da oltre 4000 persone, sottolinea che sia disposto come atto ufficiale la possibilità di effettuare l’aborto medico (o farmacologico) anche in regime ambulatoriale.

L’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico nelle prime sette settimane” ricorda Anna Pompili, ginecologa per Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto viene praticata in regime ambulatoriale in tutti i paesi del mondo, ad eccezione dell’Italia”.

Tuttavia “Nel nostro paese, con l’eccezione di tre regioni nelle quali è stato adottato il regime di day hospital- Emilia Romagna, Toscana e Lazio, le donne devono essere ricoverate fino al completamento dell’aborto, che in genere richiede tre giorni, con l’occupazione inutile di posti letto e con notevole spreco di risorse” continua Mario Puiatti, ginecologo, Associazione Italiana Educazione Demografica.

Tutto ciò entra in conflitto con il concetto di “appropriatezza” delle prestazioni sanitarie, fortemente sostenuto dalla stessa ministra della salute Lorenzin, e rende difficile l’accesso ad una metodica semplice e sicura, per la quale esiste ormai una esperienza trentennale.

E’ ora che anche il nostro paese si allinei alle buone pratiche mediche del resto del mondo” conclude Mirella Parachini, ginecologa, membro di direzione dell’Associazione Luca Coscionirendendo accessibile l’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico in regime ambulatoriale, nei consultori, nei poliambulatori e negli ambulatori ospedalieri, come previsto dall’articolo 8 della legge 194 o, quando necessario, in regime di Day Hospital e non, come avviene oggi nella quasi totalità dei casi, in regime di ricovero ordinario”.

La petizione è stata sottoscritta da numerose personalità della scienza e della cultura, nonché da parlamentari e associazioni (primi firmatari: Emma Bonino, Carlo Flamigni, Ivan Cavicchi, Maurizio Mori).

Firma anche tu la petizione: https://www.associazionelucacoscioni.it/appello-aborto

Clicca QUI  per rivedere la conferenza stampa di presentazione della petizione

Clicca QUI per riascoltare l’intervista a Mirella Parachini sulla giornata mondiale per rendere sicuro e legale l’aborto e sulla petizione alla ministra Lorenzin

Rassegna stampa dedicata:

REPUBBLICA – Petizione al ministro Lorenzin: “Aborto farmacologico anche negli ambulatori

SKYTG24 – Aborto, Emma Bonino: “La legge del ’78 ha bisogno di un tagliando”

POUR FEMME – Aborto farmacologico in ambulatorio, petizione al ministro Lorenzin

MSN – Biotestamento, appello di Mina Welby ai senatori: “Ddl bloccato da 3000 emendamenti”

NOTIZIE DEL GIORNO – Petizione al ministro Lorenzin: “Aborto farmacologico anche negli ambulatori”