Paolo ha avuto una vita degna e avrebbe avuto diritto a una morte degna

donazione in memoria di Paolo
In memoria di Paolo, pubblichiamo qui il suo ricordo da parte di Daniele Barbieri, ringraziando per il contributo di 2.000 euro in sua memoria per la campagna eutanasia legale.
E’ possibile sostenere le attività dell’Associazione Luca Coscioni con una “donazione in memoria”.
Dal blog di Daniele Barbieri 

GLI AMMAZZATI, I SALVATI E LA DIGNITÀ DI PAOLO

Paolo, ammazzato (due volte)

E’ morto il mio amico Paolo. Proletario, operaio, emigrato. Lo hanno ucciso due volte. Perchè lavorare nel polo chimico siracusano significa tumore. E perchè mentre moriva lo hanno fatto inutilmente soffrire: ci sono leggi infami e ipocrisie che pretendono la vita sia sacra mentre ogni giorno le guerre uccidono; e il lavoro è la guerra quotidiana dei padroni contro chi sta sotto.

Dopo essere emigrato in Germania alla fine degli anni ’70 Paolo si era tenuto lontano dalla politica attiva (prima era stato un militante instancabile di Lotta Continua) ma il suo sentire è sempre rimasto quello di un proletario ribelle. Della sua vita vi dirò poco perchè non so se lui avrebbe voluto che la raccontassi. Il suo cognome era Noto, quasi un gioco di parole.

Drammi, risate, cose serie

Paolo aveva una risata così particolare che a volte sveniva… dal ridere. Alcuni medici si incuriosirono e lo presentarono persino a un paio di congressi come “caso di studio”. Ovviamente Paolo ci sognò e scherzò sopra: «sai che bello se mi portano in giro, tutto pagato, per farmi ridere? Sarebbe un bel mestiere, molto meglio che operaio o disoccupato». Durò poco questo suo “turismo medico”. Mi è rimasto questo ricordo anche perchè un paio di volte ho fatto ridere Paolo… fin quasi allo svenimento. Gli piacevano le mie cazzaronate cioè che mescolassi le cose serie o le tragedie all’ironia, allo scherzo. Ma oggi non riesco a farlo.

Vivere e morire

Ricordo che parlando con Paolo un giorno gli dissi più sul serio che per scherzo: se vedessi Carlo Giovanardi (o uno come lui) sommerso dalle acque o dal fango cercherei di salvarlo. Perchè è giusto così: bisogna soccorrere chi sta per annegare in mare o in un fiume. Sempre. Per me è un obbligo morale: di chiunque si tratti (fosse pure un Giovanardi: persona che, secondo me, nell’agire politico si mostra priva di ogni umanità). E poi io sono contro la pena di morte. Per questo adesso che Paolo è andato via ho preso una decisione: di dare un po’ di quei pochi suoi soldi alla nave Mediterranea (*) che salva vite e all’associazione Luca Coscioni, impegnata per assicurare “morte degna” a chi non vuole inutili sofferenze.

Mi spiego. Paolo non ha mai guadagnato abbastanza da avere i soldi “per la vecchiaia”. Solo negli ultimi anni risparmiando su tutto e a volte letteralmente vivendo di “avanzi” era riuscito a metter da parte qualche migliaio di euro pensando agli ultimi anni della sua vita. Non li ha potuti usare (il termine “godere” sarebbe comunque fuori luogo) perchè la morte è arrivata troppo presto. Quando ha capito che il nuovo cancro non era curabile, quei soldi Paolo li ha lasciati a me, con il sottinteso “fanne un buon uso”. Ci ho pensato su: esistono molte giuste cause (il sostegno al popolo curdo o il lavoro di Emergency, per dirne due che a Paolo piacevano) ma credo sia giusto che quei pochi soldini finiscano da una parte alla Associazione Luca Coscioni e dall’altra a Mediterranea. E così mercoledì attraverso Banca Etica ho fatto due versamenti. Pochi soldi (4 mila euri in tutto) ma di gran valore simbolico, pare a me.

Morire con dignità

Fra le ragioni d’essere dell’associazione Luca Coscioni vi sono «le scelte di fine vita» e «la legalizzazione dell’eutanasia». In concreto significa: «Alla Camera dei Deputati, nel 2013, con circa 70 mila firme abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia (che attende ancora di essere discussa)… L’Associazione Luca Coscioni sta mettendo in campo mobilitazioni popolari, iniziative istituzionali e disobbedienze civili per impedire che sia vanificata la richiesta … di una normativa rispettosa della volontà di una persona capace, che ha una prognosi infausta e vuole porre fine alle proprie sofferenze». Paolo ha avuto una vita molto difficile, a vole durissima ma degna e avrebbe avuto diritto a una morte degna, senza inutili sofferenze.

Salvare vite

La nave Mediterranea «nasce da tante persone diverse che non sono più riuscite a restare a guardare altre persone come loro morire, a migliaia, nell’indifferenza». Cosa fa? «Dopo l’allontanamento delle navi delle Ong dal Mediterraneo, una persona ogni 6 che si mettono in mare fuggendo dalla Libia muore nel silenzio. Nessuno può più testimoniare, ed eventualmente portare aiuto a chi si trova in pericolo di vita. E’ intollerabile sapere che tante tragedie si consumano nella invisibilità e senza soccorso. Mediterranea adesso è lì per monitorare, chiamare i soccorsi, aiutare se necessario. Per farlo, per essere nel Mediterraneo, non c’era altra alternativa che acquistare una nave e salpare». Per il siciliano Paolo che amava il mare e la vita sarebbe stato logico essere, in qualche modo, a bordo di Mediterranea.

Di più oggi non so dirvi. Ma almeno questo dovevo a Paolo: un compagno cioè per me più che un amico o un fratello.

(*) vedi mediterranearescue.org oppure La nave della disobbedienza