Messico: 3 temi su cui riformare

pf-9080131017bas-md3-f_6

Grazie al lavoro della clinica internazionale dei diritti umani della Loyola Law School di Los Angeles, diretto da Cesare Romano, professore di diritto internazionale e all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, è stato presentato al Comitato ONU sui diritti economici sociali e culturali uno shadow report, una sorta di “relazione indipendente” sul Messico concentrata su tre temi specifici rientranti sotto l’ombrello del “diritto alla scienza”:

  1. le cosiddette “Modifiche di Sovranità genomica;”
  2. la criminalizzazione continua dell’aborto;
  3. la mancata attuazione di norme avanzate per motori diesel.

I) Nel 2008, il Messico è diventato il primo stato al mondo ad adottare un legge per nazionalizzare il patrimonio genetico della sua popolazione con l’adozione di una serie di “Modifiche di Sovranità genomica” introdotte nella legge di salute generale (Ley General de Salud). Le modifiche prevedono che i dati messicani derivati dal genoma umano siano di proprietà del governo del Messico e vieta, e sanziona, la raccolta e l’utilizzo dei dati nella ricerca, senza l’approvazione del governo. Le modifiche alla legge mirano a evitare che altri Paesi analizzino il materiale genetico messicano – India, Thailandia, Sudafrica, Cina e altri Stati hanno rilasciato dichiarazioni politiche o approvato leggi simili al fine di sviluppare infrastrutture genomiche di cui possano beneficiare solo le popolazioni nazionali. Le modifiche alla Sovranità Genomica violano, di fatto, il diritto a beneficiare del progresso scientifico perché inibiscono la cooperazione scientifica internazionale necessaria per gli scienziati nello svolgimento del loro lavoro e impediscono ai messicani di ricevere tutti i benefici della medicina genomica. Violano inoltre il diritto alla salute poiché i requisiti imposti agli scienziati per fare ricerche su una popolazione su larga scala possono ritardare importanti scoperte scientifiche e quindi ritardare l’accesso alla medicina genomica del popolo messicano. Inoltre si incide sul diritto al lavoro, perché i requisiti per l’approvazione del governo e le limitazioni alla collaborazione internazionale impediscono agli scienziati di eseguire la quantità di ricerche necessarie per completare questi progetti. Infine, le modifiche alla sovranità genetica discriminano i messicani che risiedono al di fuori del Messico, perché i loro genomi non sono inclusi nei campioni utilizzati nella ricerca genetica e perché gli emendamenti restringono la collaborazione internazionale impedendo, di fatto, la condivisione dei risultati raccolti con le popolazioni della diaspora.

II) In Messico l’aborto è un crimine dal 1931. Anche se negli ultimi anni ci sono stati tentativi di depenalizzarlo sia a livello nazionale che statuale, l’aborto rimane un crimine nella maggioranza degli stati messicani. Nel gennaio 2016 la Corte Suprema del Messico ha dichiarato che gli sforzi per la decriminalizzazione sono incostituzionali, arrestando così efficacemente ogni eventuale riforma progressista in linea con lo sforzo di rispettare pienamente gli obblighi internazionali sui diritti umani del Messico. In alcuni Stati della Federazione ci sono stati sforzi attivi per depenalizzare l’aborto. In Bassa California del Sud, per esempio, la legge è stata riformata nel 2005 per consentire l’aborto legale nei casi in cui la vita della donna sia in pericolo e dopo uno stupro e le sanzioni sono state ridotte. Nel 2007, l’aborto è stato depenalizzato interamente nel Distretto Federale (Città del Messico). Tuttavia, vi è stato significativo contraccolpo sia a livello di governo federale che dei governi degli Stati federati del Messico, che hanno agito per smantellare i progressi compiuti verso la depenalizzazione e prevenire eventuali ulteriori passi in quella direzione. Dopo la riforma del 2007, 17 dei 31 stati messicani hanno modificato le loro costituzioni al fine di “proteggere la vita dal momento del concepimento”, e prevenire eventuali tentativi di depenalizzazione in quelle zona. Inoltre, nel mese di gennaio 2016, la Corte Suprema del Messico ha dichiarato che gli sforzi di decriminalizzazione sono incostituzionali, e che occorre arrestare efficacemente eventuali riforme progressiste in linea con uno sforzo di rispettare pienamente gli obblighi internazionali. La federazione messicana include 31 stati e il distretto federale e l’aborto è regolato in modo diverso su tutto il territorio nazionale. Questo confuso “patchwork normativo” ha reso difficile per le donne conoscere, capire e chiedere a gran voce il rispetto dei loro diritti e ha creato un vuoto in cui la paura e la disinformazione hanno diretto il processo decisionale. Ad esempio, la maggior parte degli Stati consentono l’aborto quando la vita della donna è in pericolo, tre Stati però non lo prevedono. Quattordici stati permettono l’aborto se ci sono gravi malformazioni fetali, diciotto no. Queste differenze non fanno altro che creare una difficile situazione che lede in modo gravissimo i diritti umani della popolazione messicana.

III) Infine, le città messicane sono tristemente famose per la loro orrenda qualità dell’aria che negli anni ha provocato innumerevoli morti e danni economici. Anche se il Messico ha i mezzi e le capacità per applicare gli standard di emissione più severi relativi ai motori diesel dei camion (i più grandi inquinatori) niente è stato fatto. Il 1° dicembre 2014, le autorità di regolamentazione messicane hanno approvato le modifiche agli standard di emissioni dei camion diesel, ma, ad oggi, queste “Proposte di modifica” non sono state convertite in legge. Il Comitato d’Onore ha già richiamato l’attenzione del Messico per i suoi problemi di qualità dell’aria e ha sottolineato la necessità per il Messico di adottare misure per affrontare il problema. Le questioni sono però state sollevate nel contesto dell’articolo 12 (diritto alla salute) e non nel contesto dell’articolo 15 (Diritto alla Scienza).

QUI  il testo del Rapporto ombra presentato il 28 febbraio 2017.