Legge Finanziaria, De Luca, Corbellini e Defez commentano l’emendamento Granato

Dichiarazione del co Presidente Michele De Luca e dei consiglieri generali Gilberto Corbellini e Roberto Defez

La legge finanziaria aspira, per l’ennesima volta, ad affrontare alcuni nodi che riguardano che tipo di Ricerca Scientifica si vuole fare, in un Paese che arranca e ormai si trova ai margini delle cosiddette economie fondate sulla conoscenza. Ancora una volta vengono paracadutate proposte e decisioni che avrebbero bisogno di essere prese in una logica di medio-lungo termine. L’Agenzia per la ricerca servirebbe all’Italia da decenni, ma non dovrebbe essere guidata da logiche politiche (cioè da nomine politiche) e dovrebbe essere pensata per distribuire finanziamenti che non siano inferiori al costo dell’Agenzia stessa. Stante che già paghiamo i costi dell’ANVUR, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Quando la politica vuole dare soldi per la ricerca li trova. E magari li spende male. Così ben 140 milioni l’anno, di tasse degli italiani, sono assegnati senza alcun bando pubblico alla Fondazione Human Technopole (HT). Mentre centri di ricerca non meno competitivi internazionalmente non hanno speranze.

Una lettera dei principali dirigenti degli IRCSS italiani ricorda che questi devono competere per sperare di ottenere cifre mediamente 50 volte inferiori a quelle che annualmente sono destinate direttamente a HT. Per non parlare dell’endemica scarsità di risorse destinate alla ricerca universitaria. E per non dire del fatto che la gestione di HT presenta alcune opacità.

L’emendamento della senatrice Laura Granato alla finanziaria tenta di ridurre il danno vincolando una parte di tali somme a bandi aperti a tutti i ricercatori del Paese (Università, IRCCS ed enti pubblici di ricerca): auspicando che i bandi consentano una reale competizione fra idee e progetti innovativi dell’intera ricerca pubblica nazionale. La ricerca italiana da decenni attraversa un deserto di sostegno pubblico e privato che richiede una discussione all’altezza delle sfide, a meno di non rassegnarci a chiudere i laboratori ed a esiliare i giovani più promettenti.