Eutanasia e Depressione: un approfondimento importante

depressione

La depressione è una malattia molto invalidante ed è importante che venga presa sul serio e curata tempestivamente perché tra le principali cause di suicidio.

Associazione Luca Coscioni per la libertà di Ricerca scientifica: “Quando si parla di eutanasia si entra in un tema molto delicato, ogni caso va salutato singolarmente l’invito è quello di non generalizzare, in linea di massima è importante distinguere tra patologie incurabili e forme curabili”

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La convivenza con una malattia molto grave è un’esperienza molto difficile, che ogni persona affronta in modo diverso e che per alcuni pazienti può diventare insopportabile. Recenti fatti di cronaca hanno portato sotto i riflettori la vicenda di un ingegnere di Albavilla (Como) che nei giorni scorsi è andato a morire in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.

E’ una questione molto delicata” commenta Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, la realtà che si batte per i diritti civili in ogni fase della vita dei cittadini.

Esistono condizioni incurabili, per le quali purtroppo non si può fare molto, se non sostenere la persona arrivata al termine del suo viaggio, lasciandolo libero di scegliere come affrontare la conclusione della sua vita. Al contrario altre patologie, sebbene severe, sono curabili, e devono essere gestite con grande attenzione da Istituzioni e medici. Tuttavia generalizzare è impossibile: ogni caso va valutato singolarmente e non va sottovalutata la gravità di alcune forme di depressione”.

La malattia della mente, infatti, non è meno grave o invalidante rispetto a patologie che colpiscono il corpo, come un tumore o un’invalidità fisica. Il fatto che invece spesso non siano riconosciute come tali dalla società e vengano associate a un “carente impegno e forza di volontà” del paziente le rende ancora più temibili. I fatti di questi giorni, con il caso dell’Ingegnere di Albavilla (CO) che sarebbe morto per un suicidio assistito in Svizzera, sottolineano ancora di più la necessità che la stampa si occupi del problema sottolineando che la depressione è una malattia e come tale va curata, e tempestivamente: esistono diverse strutture in grado di aiutare chi ne soffre.

L’interrogazione di “diritto” circa la legittimità e liceità di concedere ad un individuo, gravemente ammalato e giunto al termine della vita, la possibilità di non rimandare, o di affrettare, il momento della propria morte, è un tema etico fondamentale, così come lo è altrettanto “trattenere” in vita anche soggetti che mostrano solo tenui tracce biologiche di esistenza o non permettere a persone, capaci di intendere e di volere, che versano in condizioni di sofferenza intollerabile e senza prospettiva di miglioramento, di decidere cosa è meglio per loro.

In questa situazione la complessità del singolo caso richiede un’analisi approfondita, e rispetto per i medici che hanno valutato la situazione.

Silvio Viale, medico, responsabile scientifico di EXIT-Italia e dirigente dell’Associazione Luca Coscioni, in un suo post su Facebook commenta così quanto avvenuto:

In Svizzera la Depressione è la motivazione per il Suicidio Assistito nel 3% dei casi. Spesso, nella banalità quotidiana si parla di depressione per una semplice reazione ansiosa, per un periodo di crisi e, persino, dopo una delusione. In realtà può essere una patologia molto grave, invalidante e disperata. In Italia è la causa principale di suicidio. Lo è anche in Svizzera, dove è la causa del suicidio nel 56% dei casi. Se l’ingegnere di Albavilla (Co) si è rivolto ad una delle associazione di volontari che si occupano di Suicidio Assistito non ho dubbi che il caso sia stato affrontato con scrupolo e competenza, sia dal medico che si è assunto la responsabilità della predizione e sia dall’associazione che lo ha assistito. Il fatto stesso che le autorità svizzere abbiano dato il nulla osta al trasporto della salma in Italia dimostra che per la legislazione elvetica non è stato commesso alcun reato. Sono certo che l’indagine si concluderà con una archiviazione, come è accaduto per il caso della signora Oriella Cazzanello, o sarà lasciata dormiente senza conclusioni, come è avvenuto per il caso di Pietro D’Amico. In altre decine di casi, nonostante le notizie giornalistiche, non è stata aperta alcuna indagine. Mi auguro che le indagini e i procedimenti nei confronti di Marco Cappato e di Mina Welby (co presidente dell’Associazione Luca Coscioni), accusati di avere aiutato, Fabiano Antoniani (DjFabo) e DavideTrentini, siano spedite e si concludano presto. Un rinnovato ringraziamento di Exit Italia e dell’Associazione Luca Coscioni alle associazioni svizzere che assistono i nostri connazionali nel suicidio assistito.”

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