Caso Lambert, Cappato e Viale: non si tratta di eutanasia, ma di interruzione di accanimento

Vincent Lambert

Dichiarazione di Marco Cappato e Silvio Viale, rispettivamente promotore della campagna Eutanasia Legale e membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni

La drammatica vicenda di Vincent Lambert ricorda, seppur con tante differenze, quella di Eluana Englaro e non riguarda ciò che comunemente si intende con “eutanasia”, cioè la scelta deliberata di interrompere la propria vita da parte di un malato terminale. Siamo di fronte a un difficilissimo caso di eventuale interruzione di terapie che si configurano come accanimento, a causa di uno stato di totale perdita di coscienza che i medici giudicano irreversibile. A più riprese i medici hanno dunque indicato la necessità di sospendere l’accanimento terapeutico nei confronti di Vincent Lambert. Il parere dei medici è stato sostenuto dalla compagna e da altri familiari, che sono d’accordo nella sospensione dell’accanimento terapeutico anche sulla base delle convinzioni che Vincent Lambert aveva espresso sul tema quando era in vita, ma in assenza di un vero e proprio testamento biologico. Sono invece contrari i genitori, che hanno ottenuto ora la decisione di un giudice francese di ordinare la ripresa dell’idratazione e dell’alimentazione forzata.

Si tratta evidentemente di una scelta molto difficile, nella quale si impone il rispetto per il dramma vissuto da tutti i familiari, da entrambe le contrapposte posizioni. Nel dilemma che inevitabilmente la situazione pone, ci pare saggio affidarsi alla valutazione dei medici sull’irreversibilità dello stato vegetativo e alla ricostruzione della volontà del malato, interrompendo dunque l’accanimento terapeutico.