Basilicata. Ru486: Domani il Consiglio comunale di Nemoli (PZ) discuterà una mozione.

Nella giornata di domani, il consiglio comunale di Nemoli discuterà una mozione sulla Ru486 proposta dall’associazione Radicali Lucani e fatta propria da Giuseppina Bruzzese, assessore comunale e coordinatrice provinciale del NPsi di Craxi. La mozione che ha come prima firmataria la stessa Bruzzese è stata sottoscritta e sarà sostenuta anche da Raffaele Franco, vicesindaco(Ds), Anna Rita Crecca, Assessore(Margherita), Francesco Cirigliano, consigliere(Prc), Giovannipaolo Ferrari, consigliere(Verdi). Il Sindaco, Antonio Filardi(Udeur) e l’assessore Roberto Di Lascio(Udeur) hanno preannunciato la loro astensione.

Maria Antonietta Ciminelli
Direzione Radicali Lucani

Il Testo della Mozione
Per Una Piena Applicazione della 194/78

I sottoscritti consiglieri considerato che:

– la legge 194/78, che disciplina le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), non distingue né discrimina in alcun modo i metodi chirurgiche da quelli medici, o farmacologici, poiché non prescrive alcuna modalità privilegiata per procedere all?nterruzione olontaria della gravidanza;
– all’interno delle strutture pubbliche sono gia utilizzate metodi farmacologici, con modalità del tutto legittime, in termini tanto giuridici quanto deontologici, come per esempio nei casi delle gravidanze extrauterine, mediante il ricorso a farmaci come il metotrexate (farmaco chemioterapico) non registrato in Italia per questa indicazione, ma ampiamente utilizzato e validato a questi fini in sede scientifica, e nei casi di aborto oltre il 90° giorno (il cosiddetto, impropriamente, “aborto terapeutico”) mediante prostaglandine;
– sarebbe già possibile utilizzare alcuni farmaci (metotrexate, tamoxifene, prostaglandine) per interrompere le gravidanze fino al 90° giorno, anche se con risultati inferiori agli schemi terapeutici che il mifepristone (RU486);
– l’aborto farmacologico rappresenta un’alternativa all’aborto chirurgico conveniente in termini economici e, nella generalità dei casi, preferibile in termini clinici, non presentando i rischi e i costi connessi a un intervento operatorio;
– l’Assessore regionale alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio D’Ambrosio (AN), rispondeva il 12 dicembre 2000 in Consiglio Regionale all’interpellanza radicale: “Le modalità d interruzione della gravidanza sono stabilite, nelle varie strutture, a seconda dei casi, in base alle valutazioni effettuate dal personale medico, nell’esercizio della libertà di scelta terapeutica che, mi preme sottolineare, è e rimane una inalienabile prerogativa del medico. L’unica normativa di riferimento è la legge nazionale 194/78 (legge sull’aborto) che non impedisce né impone il ricorso generalizzato all’aborto farmacologico. La legge 194/78 riconosce alle donne, entro certi limiti, il diritto di scelta sull’interruzione di gravidanza, demandando ai medici, secondo loro scienza e coscienza, la scelta sulla modalità di interruzione”.
– che l’aborto medico è considerato dall?Organizzazione Mondiale della Sanità un metodo più sicuro di quello chirurgico (Safe Abortion:Technical and Policy Guidance for Health Systems 2003)
– che è raccomandato nelle linee guida del Royal College of Obstetricians and Gynaecologist (RCOG), del American College of Obstetrician e Gynecolocist (ACOG), dell’Agence Nationale d’ Accréditation et d’ Evaluation en Santé (ANAES) e di altre società scientifiche dei paesi europei ed occidentali;
che la Federazione Internazionale di Ostetricia e Ginecologia (FIGO) in un documento ha affermato che alle donne occorre offrire sia le opzioni chirurgiche che quelle mediche (Committee for Ethical Aspect of Human Reproduction and Women’s Health. Ethicalguidelines regarding induced abortion for non-medical resons – Cairo, March 1998);
– che la Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO), la Associazione Ospedaliera dei Ginecologhi Ostetrici Italiani (AOGOI) e la Associazione dei Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) hanno assunto una posizione comune a favore dell’introduzione dell’aborto medico;
– che il metodo medico, oltre che per l’IVG (circa 120.000 all’anno), è utilizzabile anche nei casi di aborti spontanei (circa 70.000 all’anno) per evitare l’intervento chirurgico, che è il secondo più diffuso tra le donne, superato solo negli ultimi anni dal Taglio Cesareo;
– che l’intervento chirurgico costa al SSN circa 1000 euro, mentre l’aborto medico costa circa 400 euro in regime di day-hospital e circa 800 euro in regime di ricovero, con un risparmio rispettivamente di 600 e 200 euro;
– la procedura europea di mutuo riconoscimento FH/H/137/01 presentata il 6 aprile 1999 è stata approvata il 6 luglio 1999;
– che il farmaco è autorizzato nei seguenti paesi Unione europea: Austria n. 1-23220 21 settembre 1999; Belgio n. 2 532IE 1 F3 22 novembre1999; Danimarca n. 30 741 27 agoato 1999; Finlandia n. 14046 20 dicembre 1999; Francia n. 556 473.0 28 dicembre 1988; Germania n. 46 038.00.00 19 agosto 1999; Grecia n. 2455001 10 ottobre 1999; Lussemburgo n. 118 00 11 0052 11 dicembre 2000; Olanda n. RVG 24 206 25 agosto 1999; Spagna n. 62 728 21 ottobre 1999; Svezia n. 11642 4 settembre 1992; Regno unito n. PL 16152 0001 1 luglio 1991.
– che il 28 settembre 2000 è stato autorizzato dalla Food and Drug Administration (FDA) Application number: 20-687;
– che il mifepristone è inserito nell?elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale ai sensi dell’art. 1, comma 4, del decreto-legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 648, per il trattamento della sindrome di Cushing di origine paraneoplastica; Ministro della Sanità 15 gennaio 1999, Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 1999, p. 24;

ritenendo che:

– sia necessario rendere disponibile anche in Italia il metodo medico, in alternativa al metodo chirurgico, per le donne che, espletate le procedure previste dalla legge n. 194 del 1978, siano nelle condizioni cliniche previste dai protocolli internazionali;
– sia importante agire per ridurre i rischi connessi all’aborto clandestino, sia chirurgico sia farmacologico, essendo quest’ultimo facilmente praticabile con farmaci reperibili in commercio e già ampiamente diffuso in alcuni settori della società;
– sia positivo che presso l’Azienda Ospedaliera OIRM-S.Anna di Torino sia stato attivato lo studio sperimentale IVG con mifepristone (RU486) e misoprostol, pur nelle limitazioni imposte dal Ministro della Salute;

chiedono all’Assessore alla Sanità Rocco Colangelo:

quali iniziative intende prendere affinché anche in Basilicata sia possibile attivare dei protocolli per l’aborto medico;
– se ritenga possibile che alcune Aziende Sanitarie Locali o Aziende Sanitarie Ospedaliere possano adottare il protocollo di studio che è stato approvato dal Comitato Etico della Regione Piemonte e che ha superato due ispezioni ministeriali;
– che la Regione Basilicata prenda posizione a favore della registrazione del farmaco mifepristone (RU486) in Italia e che tale posizione sia proposta alla Conferenza degli Assessori Regionali alla Sanita, al fine di incoraggiare la ditta produttrice ad attivare le procedure europee di mutuo riconoscimento;
– che la Regione Basilicata chieda che siano estese le indicazioni previste per l’importazione del mifepristone ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 648 per l’induzione del travaglio abortivo e per l’espulsione del materiale abortivo nei casi di Aborto Interno, Uovo Anembrionato e IVG.

Vice Sindaco Raffaele FRANCO (DS)
Assessore Anna Rita CRECCA (MARGHERITA)
Consigliere Francesco CIRIGLIANO (PRC)
Consigliere Giavannipaolo FERRARI (VERDI)

Si astengono dalla sottoscrizione:

Sindaco Antonio FILARDI (UDEUR)
Assessore Roberto DI LASCIO (UDEUR)