Basilicata. Curia e Istituzioni: Siamo ai cinegiornali di stampo fascista

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

Certe parole in apparenza così dolci, la descrizione di manifestazioni di giubilo e tripudio, i bambini che esultano, i palloncini che volano, le mamme che piangono, i sindaci che si inchinano di fronte al potere pontificio, i consigli comunali straordinari, che niente hanno di straordinario, ci riportano l’eco sinistro e affascinante di certi cinegiornali di epoca fascista.

“Molte le persone che hanno atteso con emozione l’arrivo di monsignor Ricchiuti; ad aspettarlo non solo personalità pubbliche quali il sindaco Bubbico e l’amministrazione comunale, la forza pubblica con il maresciallo ed il brigadiere della locale stazione Carabinieri di Brindisi, ma soprattutto donne e bambini riuniti intorno al parroco del paese don Antonio Bonomo.”
No, la frase che ho riportato non è tratta dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”, non stiamo parlando dell’adunanza in piazza dei balilla in attesa dell’arrivo del gerarca e non è nemmeno lo stralcio di un cinegiornale di epoca fascista. Siamo in Italia, nella Basilicata del XXI secolo. Tornano nuovamente in mente, con forza, le parole scritte da Attilio Giordano su Repubblica: “Sulla base di questo programma, la Chiesa di Roma sta vivendo una seconda giovinezza che evoca negli italiani più anziani immagini anni Sessanta: politici in doppiopetto, questori con la brillantina, tutti in un rapporto stretto e affettuoso con vescovi e cardinali.”
Che dire! C’è un che di inquietante nella descrizione dell’arrivo del Vescovo di Acerenza a Brindisi di Montagna(PZ): il sapore di pagine di storia e di storia dimenticata, come la storia che ci racconta dei rapporti tra Fascismo e Vaticano.
Sempre oggi, in un pezzo degno di entrare a far parte della Top-Ten delle “Notizie Clericali” che quotidianamente ci vengono propinate, leggiamo della “Benevola irruzione” dei vescovi nel mondo della scuola. Beh, ci sia consentito dire, che più che di benevola irruzione sarebbe il caso di parlare di occupazione della scuola. Da laico e laicista, vorrei suggerire al direttore generale scolastico della Basilicata, Franco Inglese, che oggi porterà il suo saluto ad un convegno organizzato dalla Cei Basilicata, dal titolo “Le sfide dell’educazione. Chiesa cultura e territorio”, che nell’Italia concordataria, la scuola pubblica rischia di diventare sempre più scuola confessionale. Se il giudice Tosti ha “denunciato” nelle scorse settimane l’inaccettabile presenza dei crocifissi nelle aule di tribunale, io mi consento di fare altrettanto per la presenza dei crocifissi in moltissime scuole della Basilicata. Sulla scuola pubblica italiana grava il costo di migliaia di insegnanti di religione, scelti dalla Curia e pagati dallo Stato, uomini e donne, che, per evidenti ragioni, al pari delle migliaia di sacerdoti costretti a fare campagna antireferendaria all’interno delle parrocchie, non sono affatto liberi. Altro che “Benevola irruzione”, qui siamo di fronte ad una occupazione manu militari favorita dal quotidiano inchino di politici di tutti gli schieramenti. “La formazione integrale”, di cui parlano i Vescovi lucani e la Cei, francamente ci spaventa, e l’impressione che per educazione, parola che non amiamo, lor signori intendano in realtà inquadramento e cieca obbedienza alle direttive di Ruini, è assai forte. Osiamo esprimere l’auspicio che l’inchino effettuato da Franco Inglese, non vada oltre l’angolo retto.