Aborto in Lombardia: troppo rosea la situazione dipinta dall’assessore Gallera

In Lombardia ospedali in cui capita che trascorrano tre settimane prima dell’intervento. Bassa capacità lombarda di offrire alle donne la possibilità di scegliere il metodo farmacologico, meno invasivo e più sicuro

In riferimento alle recenti dichiarazioni dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera rispetto all’applicazione della legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza, al comitato promotore della campagna “Aborto al sicuro”, promossa da Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni, preme sottolineare che la situazione lombarda non è così rosea come lui stesso dipinge.

Non si comprende infatti a quali dati l’assessore faccia riferimento quando afferma che in Lombardia non ci sono liste d’attesa per le interruzioni volontarie di gravidanza. In una lettera firmata da quasi 30 medici impegnati a fare applicare la L.194/78 in Lombardia il comitato promotore sottolinea che ci sono ospedali, anche fra quelli che effettuano il più alto numero di interruzioni volontarie di gravidanza, in cui capita spesso che dal momento dell’accoglienza della donna all’esecuzione dell’intervento trascorrano tre settimane. Si tratta di un tempo troppo lungo se si considera che più la gravidanza procede più aumentano i rischi sanitari dell’intervento. All’aborto farmacologico, inoltre, possono accedere solo le donne che vengono accolte tempestivamente, entro la settima settimana.

“In Lombardia vi sono strutture senza lista d’attesa, in effetti. Sono le strutture che semplicemente chiudono la lista quando si esauriscono i posti della giornata – puntualizza Sara Martelli, coordinatrice della campagna – oppure quelle strutture pubbliche, ben il 13%, dove, contro la legge, viene dichiarata l’obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori e dove non esiste un servizio che dirotti almeno le donne verso altri ambulatori con un appuntamento. Le donne respinte per mancanza di posti devono farsi carico di trovare da sole un Ospedale che le accetti entro i tempi previsti dalla Legge”.

A queste criticità va aggiunta la significativa bassa capacità lombarda di offrire alle donne la possibilità di scegliere il metodo farmacologico che la letteratura scientifica riconosce da decenni come meno invasivo e più appropriato in termini di protezione da rischi sulla salute. La Lombardia, dati alla mano, è fra le regioni peggio organizzate in questo senso: oltre metà delle strutture lombarde offre il metodo farmacologico in meno del 5% delle interruzioni volontarie di gravidanza totali.

Per far fronte a queste e altre difficoltà nell’applicazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, la campagna “Aborto al sicuro” contiene una serie di iniziative, una delle quali è la presentazione in ogni regione d’Italia di proposte di legge che contengono indicazioni cruciali per il miglioramento delle singole situazioni.

“La legge 194/78 è una legge nazionale eppure in ogni regione la sua applicazione segue percorsi diversi – commenta l’Avv. Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni – Da qui l’idea di rivolgere le proposte applicative a tutti i consigli regionali, perché tutte le donne che vivono in Italia possano avere lo stesso diritto di accesso all’interruzione di gravidanza. Il nostro pacchetto di proposte pone anche una questione di ordine finanziario poiché alcune misure comporteranno risparmi economici significativi permettendo di dirottare fondi sulla prevenzione o altre iniziative più cruciali e strategiche”.

La prima regione attivatasi su questo è la Lombardia. Qui l’associazione radicale milanese Enzo Tortora si è spesa con tantissime realtà, politiche e non solo (qui l’elenco degli aderenti), in una grande mobilitazione popolare raccogliendo quasi il doppio delle firme necessarie (3.436 in più delle 5000 previste) per presentare il testo di legge.

La III Commissione Regionale Sanità e Politiche Sociali ha già audito i rappresentanti del Comitato per avviare l’iter legislativo e il 4 dicembre 2019 si terrà una nuova udienza. È grande la speranza che sia un’occasione di confronto proficua anche con l’assessore Gallera.