Lettera aperta di Guido Frosina alla Senatrice Elena Cattaneo

Gentile Senatrice Cattaneo,

ho letto con interesse il Suo articolo “Quella dannosa concorrenza” su Repubblica del 24 dicembre 2018. Lo condivido in gran parte. In particolare, concordo con il Suo appello:

“Cari studiosi, è tempo di mobilitarsi! La responsabilità sociale di ciascuno, di chi ha posizioni apicali o mira a raggiungerle, sta anche nel non chiamarsi fuori dal costruire, insieme alla politica, una visione (ad oggi assente) del futuro della Ricerca in questo Paese. Se ci si preoccupa di “coltivare solo il proprio orto”, non resterà nessuno ad alimentare la visione “per il Paese”, né a valorizzare idee, progetti, scoperte e giovani”.

Come Lei sa meglio di me, si tratta di un appello cui è molto arduo aderire nei fatti e coi comportamenti. In particolare esistono a mio parere tre punti critici nella Ricerca in Italia che necessiterebbero di regolamentazione secondo i principi qui sotto sintetizzati:

  1. Prevenzione del conflitto di interesse: chi valuta, non partecipa [né in persona, né tramite i propri collaboratori (che si possono definire con precisione)]. L’attività di valutazione dei propri pari è sottoposta ad adeguata rotazione e rientra tra i doveri di ufficio.
  2. Trasparenza e libertà di informazione: qualunque atto amministrativo di una istituzione di Ricerca (fatte salve le eccezioni di Legge: p.es i dati sensibili) deve essere prontamente e facilmente accessibile a chiunque.
  3. Controllo di qualità: le istituzioni di Ricerca devono fare la loro parte per assicurare la robustezza dei dati pubblicati, senza lasciare il compito ai soli comitati editoriali delle riviste. Noi ricercatori dobbiamo tornare ad essere stimolati dai nostri dirigenti a curare la qualità, oltre che la quantità.

Con l’aiuto dei colleghi Andrea Boggio e Federico Binda dell’Associazione Luca Coscioni, ho elaborato una bozza di proposta di legge al riguardo (in lingua inglese al momento, per poterla sottoporre alla valutazione di quanti più colleghi possibile anche all’estero). Può trovarne altresì una nota introduttiva qui.

La mia esperienza personale relativa ai princìpi sopra elencati consiste nella frequente osservazione di quel passaggio dallo stato liquido a quello aeriforme che va sotto il nome di “evaporazione”. In altre parole, quei principi ricevono (a parole) dalla grande maggioranza dei colleghi, approvazione e sostegno per la loro introduzione, codificazione ed applicazione nella Ricerca italiana. Ma quando arriva il proprio turno per fruire dei benefici di un sistema alterato, quasi nessuno riesce a rinunciare, rimanere coerente e non “evaporare”.

Non è difficile comprenderne il perché: rinunciare a “coltivare il proprio orto”, come Ella scrive, quando è arrivato il proprio turno per prendere in mano la zappa, è un’impresa formidabile. Uno scienziato/ricercatore che sottoscrivesse un documento del tipo della proposta di legge di cui sopra, da quel momento in poi, per coerenza, dovrebbe attenersi a quei princìpi, anche se non ancora tradotti in una Legge dello Stato.

Per esempio, se si si trovasse in commissione di valutazione per l’assegnazione di posti di ricercatore o per l’erogazione di finanziamenti, dovrebbe dimettersi se a quel bando partecipasse un proprio collaboratore dell’ultimo quinquennio (che si può ben individuare, come si può leggere). Infatti, è solo testimoniando con comportamenti coerenti che si può rimanere credibili ed avere qualche possibilità di incidere sulla realtà.

Quindi non c’è niente da fare? Il Suo appello non ha la benchè minima possibilità di essere accolto? Non è così, anche se so bene quanto sarà difficile aprire la strada a questo vero e proprio cambiamento culturale. Si dovrà a mio avviso giungere in un primo tempo alla presentazione in Parlamento di una articolata proposta di Legge sulla Ricerca (quella allegata potrebbe rappresentarne una prima bozza di lavoro).

Dopodichè si tratterà, con un lungo e paziente lavoro sia a Roma che sui territori, di coaugulare un numero crescente di membri del parlamento favorevoli, creando un Intergruppo Parlamentare per la Ricerca, analogo a quello già costituito e in via di ampliamento sulle tematiche del Fine Vita. E’ una strada in salita, lunga e tortuosa, ma è possibile percorrerla fino a destinazione.

Un cordiale saluto ed augurio

Guido Frosina,

Dirigente Biologo IRCCS Ospedale Policlinico San Martino – Genova

Consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni

 

Guido Frosina si è laureato in Scienze Biologiche presso l’Università e la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1981. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Genetica presso l’Università di Ferrara nel 1987. Ha svolto ricerche in campo oncologico presso l’Institut Gustave Roussy – France,  l’Imperial Cancer Research Fund – UK e dal 1987 è Dirigente Sanitario presso l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Si occupa attualmente di radioterapia dei tumori cerebrali e di qualità ed integrità della Ricerca.