L’esperimento SOX e la libertà di ricerca scientifica

Questo primo intervento è stato scritto a quattro mani con Federico Binda, Ricercatore presso l’Università di Regensburg e membro di Giunta dell’ALC

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L’11 giugno 2013, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per mezzo di un comunicato stampa rendeva noto che l’European Research Council aveva riconosciuto al progetto SOX (Short distance neutrino Oscillations with BoreXino), il cui Principal Investigator è il prof. Marco Pallavicini dell’Università di Genova e ricercatore presso l’INFN, un finanziamento di 3,5 milioni di euro nell’ambito del VII programma quadro europeo.

L’ESPERIMENTO IN BREVE
L’esperimento consiste nel tentativo di rivelare l’esistenza di una particolare categoria di neutrini, che se confermata porterebbe a una messa in discussione del Modello Standard, vale a dire il modello che descrive le particelle e le forze che regolano il comportamento di tutta la materia. I neutrini finora conosciuti sono particelle elementari, con massa molto piccola e privi di carica, e la cui probabilità interazione con la materia ordinaria è molto bassa. Sono prodotti, ad esempio, dalle reazioni di fusione nucleare che avvengono all’interno dal Sole. Fino a qualche decennio fa, sembrava che durante il “viaggio” alcuni (molti) di essi si perdessero per strada. Per giustificare lo scarto tra i neutrini rilevati e quelli che teoricamente prodotti, è stata ipotizzata l’esistenza di un particolare tipo di neutrini, detti “neutrini sterili”. Il carattere “sfuggente” dei neutrini, richiede per la loro visibilità condizioni assolutamente pulite di fondo, prima fra tutte una radioattività praticamente nulla. Ed è per questo che il più avveniristico rilevatore di neutrini al mondo, BoreXino, è stato costruito all’interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dove i 1400 metri di spessore di roccia rendono le condizioni ideali per questo tipo di esperimento.
A causa però del numero limitato di neutrini che naturalmente raggiungono BoreXino, si è reso necessario realizzare una sorgente degli stessi da porre all’interno del rilevatore. La sorgente è un composto costituito in prevalenza da Cerio-144, materiale altamente radioattivo, ed è racchiusa in una serie di capsule di rame sigillate, a loro volta chiuse in un cilindro di acciaio, ulteriormente protetto da un guscio di tungsteno. L’intero sistema per schermare il generatore garantisce una riduzione della radioattività di circa mille miliardi di volte. La produzione della sorgente, che avverrà attraverso il riutilizzo di scorie nucleari provenienti da centrali atomiche, è stata affidata alla Russia – stato partner del progetto assieme a Italia, USA, Russia, Germania, Francia e Polonia per un totale di 100 tra i migliori fisici di tutto il mondo – da cui partirà in treno una volta ultimata la preparazione, fino ai laboratori del Gran Sasso.

L’ESPERIMENTO SOX E IL DIRITTO ALLA SCIENZA
Come qualsiasi altro esperimento scientifico, SOX punta a spostare più in là le frontiere della conoscenza e ciò si incardina perfettamente in ciò che nell’appello per il diritto umano alla scienza che l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato viene definito come “il diritto umano a partecipare e godere del progresso scientifico”. È abbastanza immediato comprendere cosa significa partecipare al progresso scientifico, ma nel momento in cui si parla di goderne si fa quasi sempre riferimento alle applicazioni tecnologiche della scienza e non all’immenso valore formativo che apporta la conoscenza stessa.
Si tratta, in altre parole, di riconoscere l’importanza del metodo scientifico come strumento di conoscenza e di analisi del mondo che ci circonda. Un metodo sorretto dal principio di falsificabilità che come scriveva Karl Popper, consente di separare l’ambito delle teorie controllabili, che appartiene alla scienza, da quello delle teorie non controllabili. Un esercizio da tenere bene in mente durante ogni processo decisionale. Ma se questo non bastasse, dobbiamo tenere in considerazione che da Röntgen (primo premio nobel per la Fisica per la scoperta delle applicazioni dei raggi X) in poi l’evoluzione della fisica, dalla fine dell’ottocento a oggi, è stata indispensabile per l’evoluzione della medicina nel senso moderno con cui intendiamo tale disciplina. I raggi X, già citati, le risonanze magnetiche, i defibrillatori, gli ecografi, i pacemakers, le TAC, i laser, la radioterapia, (e la lista sarebbe ancora molto lunga) sono solo alcune delle applicazioni, spesso fortuite e casuali della cosiddetta ricerca pura, o ricerca di base. E questo limitandosi al solo campo medico. Sarebbe inimmaginabile, al giorno d’oggi, l’esistenza un ospedale degno di una realtà occidentale che non annoverasse tra i suoi dispositivi anche uno solo di questi strumenti di diagnosi, intervento, cura e terapia, che hanno contribuito anche a ridurre, se non azzerare , l’invasività degli strumenti nel corpo del paziente. Le ricerche necessarie ad arrivare a ciascuno di questi risultati, hanno naturalmente comportato una dose di rischio, sempre compensata dagli enormi benefici di conoscenza e miglioramento della qualità della vita che la scienza ha portato. Rischi, in questo caso, assolutamente minimi.

Nel caso dell’esperimento SOX, volendo misurare le radiazioni a cui i soli addetti ai lavori potrebbero essere sottoposti, ci troveremmo di fronte a valori inferiori di quelli di una seduta di radioterapia di una lastra dal dentista, o perfino alle radiazioni che
assorbiamo durante un volto intercontinentale a causa della altezza in quota.

Quindi che facciamo? Chiudiamo tutti gli studi dentistici? O i centri di radioterapia, o non voliamo più?
L’esperimento SOX, così come riportato dalla nota del 28-11-2017 rilasciata dall’ufficio stampa dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, segue rigorosi protocolli di sicurezza, in vigore a partire dalla tanto temuta fase di trasporto del materiale radioattivo, per la quale è stata prevista una fase di trasporto in bianco, per valutare i tempi di trasporto, le sollecitazioni a cui sarà sottoposto il convoglio, e così via. Ed è stato proprio in questa fase di trasporto in bianco, avvenuta il 10 Ottobre scorso, che alcuni comitati locali di cittadini, messi a conoscenza da fonti non ufficiali del futuro trasporto, si sono mobilitati fino ad arrivare alla denuncia alla trasmissione “Le Iene” di Italia1 del 21 novembre u.s. Al di là della scarsa professionalità e competenza con cui la giornalista affronta un argomento così delicato, paragonando la radioattività di una sorgente di neutrini (in cui non avvengono reazioni nemmeno se sollecitata da un quantitativo importante di radiazioni) a quella di un reattore nucleare (in cui avviene una fissione che deve essere gestita e controllata) come quello della centrale di Fukushima che venne colpita dal terremoto del marzo 2011, vogliamo soffermarci sulla reazione incontinente e irrazionale che ha tenuto la commissione attività produttive del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, che, all’unanimità, ha votato una risoluzione proposta dal Movimento5Stelle, che impegna la Regione ad attivarsi per la sospensione definitiva del progetto SOX. Un progetto, è il caso di ripeterlo, che coinvolge i più grandi fisici di tutto il mondo intenti a verificare se la struttura dell’Universo che oggi conosciamo è quella adeguata o vada riscritta tutta o in parte.
Vale la pena sottolineare che fortunatamente il parere della commissione è puramente consultivo avendo già, il progetto, ricevuto tutte le autorizzazioni da parte di Ministero della Salute, dell’Ambiente, del Lavoro, dell’Interno (Protezione Civile), dello Sviluppo Economico e di ISPRA e dello stesso Consiglio Regionale della Regione Abruzzo.
Ma rimane il problema di fondo che si ritrova ben delineato nello Statuto, nella Storia e nella prassi della nostra associazione e ultimamente nell’appello per il diritto umano alla scienza che è stato promosso. Ovvero, la mancanza totale di metodo scientifico, o forse sarebbe meglio dire di metodo deduttivo, che la politica, e sovente la magistratura, applica nel pervenire a decisioni che condizionano la vita e il progresso dei cittadini. I precedenti in questo senso sono molti, dall’infame vicenda Stamina alla condanna in I grado della Commissione Grandi Rischi per “non aver escluso la possibilità del sisma dell’Aquila del 2009. Sono momenti in cui la ragione e i suoi paradigmi vengono meno e lasciano il posto ad ataviche superstizioni e irragionevoli e dannose conseguenze.
Per questioni tecniche legate all’approvvigionamento del carico, indipendenti dalla risoluzione del Consiglio regionale, il progetto è al momento sospeso, come riportato nella nota del 12/12/17 dell’INFN.

Siamo tuttavia certi che, quando arriverà il momento di procedere al trasporto della sorgente radioattiva, le associazioni locali sostenute da una informazione incompetente e sensazionalistica, e da una politica impreparata e manichea, daranno di nuovo battaglia.

Giuseppe Di Bella è consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni. È insegnante di matematica e fisica. Ha studiato Matematica presso l’Università degli Studi di Messina e, nell’ambito del progetto Erasmus, presso la National University of Ireland di Galway. Si è perfezionato in didattica della matematica, didattica della fisica e applicazioni didattiche della geometria piana e solida. Presso il Liceo Anco Marzio è responsabile dei progetti di orientamento in uscita e si occupa di progettazione europea KA1e KA2. Nell’Associazione Luca Coscioni ha lavorato per la campagna Eutanasia Legale, Legalizziamo e ha promosso e fatto approvare presso il proprio Comune il registro dei testamenti biologici.