Intervento di Marco Gentili per l’apertura del XVII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni

Ben ritrovati a tutti,
è sempre per me fonte di ispirazione e non nascondo anche di diletto ritrovarci in questa occasione e così inizio rivolgendo a tutti il mio più deferente saluto.

Questa nostra assise inizia a pochi giorni da un evento la cui portata storica non va taciuta anche se certo foriero di problemi e non di soluzioni, mi riferisco al referendum sulla riduzione del numero dei Parlamentari, nonostante le nostre azioni di testimonianza la classe politica rimane l’interlocutore principale e certo sarà ancora più difficile farsi ascoltare quando in futuro riducendosi la rappresentatività la casta sarà ancora più casta.

Le flebili voci a difesa della nostra carta sono state ancor più silenziose, sia perché il rumore dei populisti e dei loro imitatori è stato assordante sia perché si è quasi avuto timore a impegnarsi in una battaglia data da tutti subito per irrimediabilmente persa. Cosa fare quindi a proposito dei temi che ci stanno più a cuore, le nostre battaglie civili, che voglio citare per intero come: la legalizzazione dell’eutanasia, la libertà nell’accedere alla fecondazione assistita e politiche antiproibizioniste sulle droghe leggere e non solo?

La risposta che mi viene subito in mente è un termine che in questi mesi è risultato assai popolare e sicuramente sarà in cima alle parole più ricercate su google cioè contagio, un orizzonte politico più largo che appunto arrivi a contagiare anche un po’ al di là dei soliti orizzonti politici di riferimento. Un campo progressista e aperto ai diritti civili ancora esiste e lo testimoniano i risultati elettorali Regionali e Comunali, così forti dei nostri successi avallati dai tribunali e ancor più dalla Corte Costituzionale non dobbiamo stancarci di bussare a tutte le porte che possono farci entrare nel ventunesimo secolo, visto che in Italia ancora una volta è vietato ciò che invece è concesso nel resto d’Europa, come accadeva con divorzio e aborto negli anni ‘70.

Visto che gli antichi affermavano quanto la storia sia maestra di vita mi affanno a considerarlo un presagio positivo, prima o poi arriveremo anche noi. Non so cosa a me o a mio fratello Carlo sarà concesso, ma entrambi ribadiamo la nostra scelta il nostro diritto inderogabile a non dipendere da alcuna macchina, ribadiamo che in cima a tutto rimane la nostra dignità e la nostra libertà di poter disporre e scegliere del nostro corpo e delle nostre vite.

Le nostre posizioni sono certo popolari purtroppo però per antichi retaggi è più forte il condizionamento clericale e illiberale qualora non arrivassimo noi con il nostro contagio ideale i nostri avversari più che cercare di mettere il piede per non far chiudere lo spiraglio della porta entreranno direttamente a gamba tesa in un dibattito che poco li riguarda.

Proprio mercoledì 23 settembre leggevo il Corriere di Viterbo e, non posso rimanere muto nelle parole usate a mezzo stampa dalla così detta Congregazione per la Dottrina delle fede, contro il diritto all’eutanasia facendo a pugni con la lingua Italiana si afferma che inguaribile non significa incurabile una frase senza senso sicuramente per gli addetti ai lavori, ma che invece significa il loro continuare a nascondersi prepotentemente dietro a un dito.

Il diritto all’eutanasia non è certo un’imposizione totalitaria ma è una libertà che certo va garantita così come vanno garantite cure e ausili di ogni tipo per chi invece intende fare una scelta diversa. Anche in questo caso i primi a metterci la faccia siamo sicuramente noi con il nostro impegno.

Concludo affermando la mia fiducia a tutte le nostre battaglie alle quali non farò mai mancare la mia voce anzi il mio gridare.