Fine vita: il Parlamento cede il proprio potere ai magistrati

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Sul fine vita il Parlamento sceglie di lasciare campo libero ai giudici.

Come uno studente che inizia ad agitarsi il giorno prima dell’esame dopo aver trascorso l’ultimo anno senza aprire libro, il Parlamento alla vigilia delle ferie estive si accorge che al rientro settembrino la Corte costituzionale deciderà sulla legittimità del divieto assoluto di aiuto al suicidio che, come dichiarato nell’ordinanza 207/2018, finisce «per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie».

I parlamentari che più si agitano sulla stampa sono quelli contrari alla legalizzazione dell’eutanasia. I favorevoli restano silenziosi nell’ombra confidando nella Consulta, con il risultato di impedire un dibattito pubblico.

Se dall’Associazione Luca Coscioni è stata proposta ai parlamentari, al di là dell’orientamento specifico sulla questione, una presa di responsabilità pubblica attraverso una convocazione straordinaria del Parlamento, nulla continua a muoversi.

Anche luglio ormai è terminato. A due mesi esatti dalla sentenza della Corte costituzionale, il Parlamento ha di fatto deciso di cedere il proprio potere legislativo ai magistrati, sebbene questi ultimi abbiano specificato che «la soluzione del quesito di legittimità costituzionale coinvolga l’incrocio di valori di primario rilievo, il cui compiuto bilanciamento presuppone, in via diretta ed immediata, scelte che anzitutto il legislatore è abilitato a compiere».