Sulla cannabis, anche al Sole 24 Ore, hanno reazioni emotive

Nel suo commento del 19 febbraio, Arnaldo Benini scrive che “Fumare cannabis può fare molto male (due libri americani lo dimostrano)“, lo fa citando Baudelaire e denunciando che “da quasi due secoli, medici, coltivatori, spacciatori, commercianti, giornalisti disinformati, vanitosi ciarlatani, politici e, sempre di più, d’industriali del tabacco” hanno tenuto bordone nientedimeno che al diavolo che “vuol far credere che i prodotti della cannabis sono innocui”. Lasciando da parte tutte le categorie tranne due – i male informati e gli industriali – se invece volessimo calare il dibattito sulla cannabis nella realtà quotidiana dei fatti occorrerebbe evidenziare alcuni problemi di certe affermazioni le “fonti” e il contesto “storico-politico”.

 ➡ Fonti

  1. Lo studio “The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids, The Current State of Evidence and Recommendations for Research (2017)” non lancia alcun allarme circa nuove (vere o presunte) pericolosità legate al consumo della cannabis del terzo millennio; molto seriamente pone problemi di condivisione e valutazione di studi, ricerche ed esperienze che possano arricchire il dibattito dei legislatori, e fa particolare riferimento a quanto è accaduto negli ultimi due decenni negli USA dove son state radicalmente modificate le norme relative al controllo della cannabis (si veda più sotto una traduzione automatica della descrizione dello studio).
  2. Il libro sulla marijuana del giornalista Alex Berenson, un ex-reporter di guerra, presunto liberal con un recentissimo interesse per la questione cannabis, è stato abbondantemente stroncato da tutti coloro che da decenni seguono con attenzione politica, legislativa e socio-sanitaria le norme e le decisioni inerenti le droghe negli Stati uniti. Le critiche sono dovuta principalmente alla mancanza di serietà nella ricerca, all’uso di studi datati e riferimenti aneddotici a problemi ritenuti di portata generale; le opinioni raccolte nel libro sono tutte di tipo negazionista rispetto ai danni, anche sanitari, causati dal proibizionismo. Queste coro di reazioni “scettiche” potrebbero far suggerire che un documento del genere sia da maneggiare con cura, alla stregua dell’unico studio che (ritirato dopo anni) che “voleva dimostrare” che i vaccini erano causa di autismo nei bambini.
Per quanto sicuramente ben fatti e circostanziati, studi pubblicati 100 anni fa su un fenomeno che è, anche culturalmente, radicalmente differente in tutti i suoi aspetti, non dovrebbero esser utili a far rintracciare elementi utili e di prospettiva per governare alcunché. E’ tuttavia vero che, proprio come segnala lo studio “The Health Effects of Cannabis”, sia quantomai necessario aggiornare e consolidare la letteratura scientifica sul tema per meglio comprendere le conseguenze, anche in termini di salute pubblica, delle attuali politiche, ma per far ciò occorre che la ricerca sia possibile e che gli studi consentano sperimentazioni falsificabili, libere da “tolleranze zero”.

 ➡  Storia e politica

Ma se anche dovesse esser vero tutto quel che di negativo emergerebbe dai testi citati circa la salute umana, e quella dei ragazzi in modo particolare, le argomentazioni a favore di una regolamentazione legale ne uscirebbero solo rafforzate! Quasi 200 anni di proibizioni, di cui 50 militarmente armati, non son riusciti a contenere un fenomeno che accompagna da millenni l’esperienza umana. Lungi dall’esser state eradicate, le “droghe” resistono, si rafforzano, si moltiplicano, si infiltrano negli angoli più reconditi del pianeta e possono esser acquistate a poco prezzo dall’asilo al carcere. Il problema non è che c’è qualcuno che predica la “droga libera”, la droga è da sempre liberamente reperibile dappertutto. Possibile che a fronte di tutto ciò si pretenda di insistere con la politica dello struzzo o, peggio ancora, con affermazioni apodittiche del tipo “Come tutte le droghe, la marijuana è una delle cause epigenetiche della demenza. Essa potrebbe diventare il maggior problema di droga del futuro. La legalizzazione va respinta. La depenalizzazione va rigorosamente controllata. La cannabis dovrebbe essere libera per uso con controllo medico, come per gli oppiacei, e niente di più. La legalizzazione è micidiale anche perché trasmette il messaggio fraudolento che la marijuana sia innocua”?

Nel mondo solo due stati, Uruguay e Canada (presto si spera anche il Messico) hanno legalizzato la cannabis: Diamo tempo alla ricerca di fare il proprio lavoro. Negli otto Stati USA dove la legalizzazione è ormai in vigore da anni, gli studi ufficiali e di università o centri indipendenti dicono il contrario di quanto sopra paventato. Regole chiare creano le condizioni per la cancellazione dello stigma, consentono un’accresciuta consapevolezza negli stili di consumo, garantiscono servizi per chi sviluppa un uso problematico della cannabis, hanno contenuto il consumo di altre sostanze e gli effetti avversi da attività portate avanti sotto l’influenza di marijuana. La criminalità organizzata, specie quella messicana, è subito un contraccolpo riorganizzandosi nel commercio di altre sostanze proibite. Le casse pubbliche ne hanno risentito positivamente. Ultimo, ma non ultimo, nella patria delle multinazionali, chi intraprende nel settore della cannabis (medica e non) sono piccole e medie imprese, big tobacco e big pharma ne son restate fuori.

Quando si affrontano questioni che possono avere ripercussioni sulla salute – e la libertà personale – occorre sempre bilanciare il principio di precauzione con ulteriori elementi che possano aiutare a valutare scelte normative. E’ per questo che occorre sempre tener di conto gli elementi che fornisce la ricerca, non per sostituire la politica con lo scientismo ma per far sì che si ragioni su fatti e non su reazioni emotive.

 ➡ Traduzione automatica della descrizione dello studio  “The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids, The Current State of Evidence and Recommendations for Research (2017)”

Cambiamenti significativi si sono verificati nel panorama politico che circonda la legalizzazione, la produzione e l’uso della cannabis. Negli ultimi 20 anni, 25 stati e il Distretto di Columbia hanno legalizzato la cannabis e / o il cannabidiolo (un componente della cannabis) per condizioni mediche o vendite al dettaglio a livello statale e 4 stati hanno legalizzato l’uso medico e ricreativo della cannabis. Questi importanti cambiamenti nella politica hanno avuto un impatto sui modelli di utilizzo della cannabis e sui livelli percepiti di rischio.Tuttavia, nonostante questo panorama in evoluzione, le prove relative agli effetti sulla salute a breve ea lungo termine del consumo di cannabis rimangono elusive. Mentre una miriade di studi ha esaminato l’uso di cannabis in tutte le sue varie forme, spesso queste conclusioni di ricerca non sono adeguatamente sintetizzate, tradotte o comunicate a responsabili delle politiche, fornitori di assistenza sanitaria, funzionari della sanità pubblica o altre parti interessate che sono state accusate di influenzare e attuare politiche, procedure e leggi relative all’uso della cannabis. A differenza di altre sostanze controllate come l’alcol o il tabacco, non sono disponibili standard accettabili per l’uso sicuro o la dose appropriata per guidare gli individui mentre fanno le scelte riguardo a se, quando, dove e come usare la cannabis in modo sicuro e, per quanto riguarda usi terapeutici, efficacemente.

Il cambiamento del sentimento pubblico, la ricerca scientifica conflittuale e ostacolata e le battaglie legislative hanno alimentato il dibattito su eventuali, eventuali danni o benefici possono essere attribuiti all’uso della cannabis o dei suoi derivati, e questa mancanza di conoscenza aggregata ha ampie implicazioni sulla salute pubblica. Gli effetti sulla salute della cannabis e dei cannabinoidi forniscono una rassegna completa delle prove scientifiche relative agli effetti sulla salute e ai potenziali benefici terapeutici della cannabis. Questo rapporto fornisce un programma di ricerca che evidenzia le lacune nelle attuali conoscenze e opportunità per fornire ulteriori informazioni su questi temi, sintetizzando e dando priorità alle pressanti esigenze di ricerca.

Marco Perduca coordina le attività di Science for Democracy, la piattaforma internazionale promossa dall’Associazione Luca Coscioni e la campagna Legalizziamo!. Senatore radicale dal 2008 al 2013, per 20 anni ha rappresentato il Partito Radicale all’ONU e girato il mondo a favore della Corte Penale Internazionale e contro la pena di morte. Ha collaborato con studi legali inglesi e fondazioni americane su questioni relative ai diritti umani in Italia. Ha pubblicato “Operazione Idigov, Come il Partito Radicale ha sconfitto la Russia di Putin alle Nazioni Unite” (Reality Book, 2014) e curato “Proibisco Ergo Sum” (Fandango Libri, 2018) e “La Cannabis fa bene alla Politica” (Reality Book, 2018). E’ laureato in lingua e letteratura nord-americana.