Riuscirà la scienza a convincere l’ONU sulla cannabis?

Nel novembre 2016, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha avviato un processo di valutazione scientifica degli usi (non solo medici) e dei potenziali danni della pianta della cannabis sativa e dei suoi derivati. L’esito finale del processo condotto dal gruppo di esperti sulle dipendenze dalle droghe (ECDD) potrebbe consistere in una raccomandazione alla Commissione ONU sulle droghe di collocare la cannabis e i suoi derivati in una tabella diversa da quella in cui furono inclusi nel 1961. L’Associazione Luca Coscioni aveva partecipato alla prima sessione di giugno 2018 inviando anche un documento con delle raccomandazioni preparate con Forum Droghe e la Società della Ragione.

Il documento che abbiamo inviato, anche grazie alla DRCNet Foundation, ha aggiornano le Nazioni Unite degli sviluppi italiani partendo dalla legalizzazione dell’uso di cannabinoidi per finalità mediche nel 2007; il progetto pilota lanciato nel 2014 per la produzione di infiorescenze presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Dalla prima coltivazione fiorentina sono stati prodotti circa 300 kg di FM2 [titolato al 5-8% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e 7-12% in CBD (cannabidiolo) varietà] per anno; a dicembre 2017 il Parlamento ha stanziato 1.6 milioni di euro per estendere la produzione nazionale fino a 500kg prevedendo un secondo prodotto denominato FM19. Dal 2012, 13 amministrazioni regionali hanno introdotto leggi speciali per il rimborso di cannabinoidi come già avviene per moltissimi altri tipi di medicine. L’Italia inoltre importa prodotti a base di cannabis, in particolare dai Paesi Bassi e dal Regno Unito Infine, dal dicembre del 2016 l’Italia ha nuovamente legalizzato la canapa industriale e il 22 maggio 2018 il Ministero dell’Agricoltura ha approvato l’uso di prodotti contenenti fino a 0.2% di THC per cannabis sativa, specificando che se il prodotto finale contenesse fino allo 0.6% ne sarebbe ugualmente consentito il commercio. Uno dei primi atti della Ministra Grillo è stato quello di includere i cannabinoidi nelle terapie del dolore.

Una modifica della collocazione della cannabis nelle tabelle previste dalle convenzioni internazionali, che al momento la includono negli elenchi di piante e sostanze ritenute talmente pericolose da dove essere proibite per usi non medici suggerendone l’eradicazione, potrebbe avere effetti profondi in tutto il mondo aumentando lo spazio e le opportunità per la ricerca scientifica oltre che un ulteriore accesso alle sue potenzialità terapeutiche con ripercussioni positive in materia di salute pubblica e informazioni sui consumi. Chiaramente una conclusione positiva del processo di revisione non potrebbe non prendere in considerazione anche la penalizzazione della produzione, consumo e vendita della pianta anche per fini non medico-scientifici, andando ad attenuare la pressione che spesso viene esercitata proprio dalle Nazioni unite contro le riforme ormai sempre più popolari un po’ in tutto il mondo.

Per oltre mezzo secolo, le Convenzioni delle Nazioni unite, oltre ad aver promosso il proibizionismo come modello di “controllo” degli stupefacenti a livello globale, hanno imposto fortissime limitazioni all’accesso ai benefici della scienza, impedendo a ricercatori di contribuire a studi nazionali e internazionali e bloccando la creazione di un ambiente favorevole a promuovere lo sviluppo e la diffusione della scienza e della tecnologia e loro applicazioni per la salute personale. E se il mondo ricco può comunque usare terapie a base di cannabis i paesi vittime del proibizionismo Occidentale, spesso luoghi in cui la pianta è parte integrante della flora locale, non possono coltivarla.

A metà novembre, presso il quartier generale dell’OMS a Ginevra, il comitato di esperti si è nuovamente riunito per concludere la parte finale della revisione scientifica relativa agli estratti di cannabis, altre resine ed estratti oltre che i principi attivi THC e CBD. Dal 1954, l’OMS non ha mai aggiornato la sua posizione sulla cannabis, sebbene il THC sia stato identificato nel 1964 e i suoi meccanismi di azione sul corpo umano nel 1994. Compito dell’ECDD è quello di condurre valutazioni dal punto di vista della salute pubblica del rischio intrinseco ad alcune sostanze e ai loro impieghi, tra questi l’eventuale possibilità di abuso, la dipendenza o i danni per la salute. Le valutazioni degli esperti si basano su studi scientifici e prove esistenti. Il comitato tiene anche conto delle comprovate proprietà terapeutiche di queste sostanze, per garantire che i controlli internazionali non penalizzino i pazienti che potrebbero trarne beneficio. Come detto al processo di revisione, oltre agli stati membri che hanno ricevuto un questionario, possono partecipare anche associazioni della società civile.

Nelle riunioni dal 12 al 16 novembre l’ECDD ha inoltre esaminato quattro cannabinoidi sintetici, cinque derivati di fentanil (mentre l’uso medico del fentanil come farmaco per il dolore è diminuito di recente, il fentanil illecito e i suoi analoghi e derivati sono diventati una parte significativa della più ampia crisi di oppioidi che si è diffusa in Nord America e in altri paesi), il Tramadolo (un farmaco antidolorifico oppioide utilizzato per il trattamento di dolore moderato o moderatamente grave sempre più utilizzato come droga di strada, in particolare nei paesi in via di sviluppo) e il Pregabalin (usato per trattare il dolore ai nervi, l’epilessia e l’ansia, utilizzato in modo ricreativo, con danni alla salute).

Il Comitato di esperti pubblicherà le sue conclusioni il 7 dicembre nella forma di raccomandazioni circa l’adeguatezza dell’attuale regolamentazione internazionale di cannabis e sostanze ad essa correlate. Lo scopo delle raccomandazioni dell’OMS è quello di riallineare le politiche di controllo globale delle piante e sostanze collocate nelle varie tabelle ai motivi che portarono l’ONU ad adottare le convenzioni in materia di stupefacenti: proteggere efficacemente la salute delle persone, in particolare quella dei soggetti più vulnerabili, senza limitare l’accesso ai prodotti derivati dalla cannabis (e altre piante o sostanze) con comprovate proprietà terapeutiche.

Le raccomandazioni della riunione di novembre saranno comunicate alla Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti in tempo affinché gli stati membri le possano studiare e, eventualmente, adottare formalmente durante la 62ª sessione della CND di marzo 2019, immediatamente dopo il segmento ministeriale convocato a seguito della Sessione Speciale dell’Assemblea generale dell’aprile 2016.