Bomba demografica: 11 miliardi di persone nel 2100

Sovrappopolazione e pianificazione familiare volontaria: una strategia vincente per ridurre la mortalità materno-neonatale nei paesi ad alta fertilità e limitate risorse

in collaborazione con Dott. Michele Usuelli, Consigliere Regione Lombardia per il gruppo +Europa 

Oggi gli abitanti del globo sono 7,5 miliardi, ma stime ONU calcolano che nel 2025 si raggiungeranno gli 8 mld e nel 2100 addirittura gli 11 mld.

Nel 1968 usciva nelle librerie americane “The Population Bomb”, un volume scritto dal professore di Stanford Paul Erlich, il quale sosteneva che negli anni a venire si sarebbe verificata una crescita esplosiva della popolazione con una coincidente scarsità di risorse per sostenerne il fabbisogno.

Oggi possiamo dargliene atto, poiché il tema del controllo della popolazione è divenuto più che mai attuale, considerando la crescita esponenziale della popolazione in concomitanza con i disastri ambientali dovuti al climate change che si stanno verificando in tutto il mondo.

A trainare la crescita della popolazione è soprattutto il continente africano che, in meno di 100 anni vedrà quadruplicare la popolazione attuale che passare da 1 a 4,2 miliardi. Al contrario, in Europa, si assisterà invece ad un lento declino della popolazione, previsto anche per la Cina che, dopo aver raggiunto 1,5 miliardi di abitanti nel 2030, scenderà a 1,1 nel 2100.

A cosa può essere imputata questa crescita asimmetrica della popolazione mondiale?

Molti studi la intestano alle diverse condizioni di vita. Ad esempio il fatto che in Europa e nei paesi industrializzati – diversamente dai PVS – il ruolo della donna sia fortemente cambiato, sia dal punto di vista sociale che lavorativo, cosa che ha contribuito ad uno spostamento dell’età della maternità verso la fase più adulta della vita della donna; a ciò contribuisce anche un complessivo miglioramento dello stile di vita dei cittadini dei paesi sviluppati, che predilige un numero di figli ridotto cui garantire più opportunità.

Di contro nei paesi in via di sviluppo vige ancora un contesto di basso livello d’istruzione e permane la predominanza del lavoro agricolo, motivo per cui la prole ha un ruolo determinante nel fabbisogno della famiglia; oltretutto l’istruzione femminile è poco diffusa, come anche la conoscenza e la disponibilità di metodi di contraccezione e di interruzione di gravidanza.

Lancet Neonatal Survival series 20141 evidenzia inoltre, insieme a numerose altre pubblicazioni scientifiche, che i paesi con alti tassi di fertilità (TFR) mostrano un calo più lento nella riduzione della mortalità materna (MMR) e neonatale (NMR), sottolineando l’importanza dei programmi di pianificazione familiare governativi.

OMS stima che siano annualmente 214 milioni le donne intenzionate ad evitare una gravidanza ma che non usino alcun metodo contraccettivo2, in particolare adolescenti, migranti, abitanti delle baraccopoli, rifugiati e donne nel periodo postpartum. Proprio in riferimento all’Africa, dove è atteso il picco demografico, la revisione delle Best Practices dei dipartimenti Materno infantili dei governi africani mostra come gli investimenti in pianificazione familiare contribuiscano in maniera significativa a ridurre MMR e NMR.

Secondo l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, i 3 programmi di maggiore successo, Etiopia, Ruanda e Malawi, condividono una strategia comune e replicabile3.

L‘utilizzo di contraccettivi da parte della popolazione femminile di questi paesi è infatti aumentato costantemente dal 2000 al 2011: Etiopia dal 6,3 al 27,3%; Ruanda dal 5,7al 45% e Malawi dal 26,1 al 42,2%. Tra le strategie di successo si rintraciano in particolare: una drastica riduzione del costo di tutti contraccettivi moderni; task shifting e training per garantire una maggiore vicinanza tra servizi contraccettivi e popolazione. Investimenti per la pianificazione familiare contribuiscono al rispetto dei diritti umani, riducono la mortalità materno-neonatale, sono una risposta cruciale a lungo termine per preservare il nostro ambiente dalla sovrappopolazione.

Come si può notare, dunque, le risposte alle questioni sollevate dalla demografia sono numerose e racchiudono immense variabili da analizzare per contenere la cosiddetta “bomba demografica”, la quale, combinata con le difficili condizioni ambientali delle aree più popolate, è una delle principali cause di spostamenti ingenti di persone in fuga da continenti preda di desertificazioni o da Stati vessati da continue catastrofi naturali. E sarà al centro delle tensioni politiche e belliche tra Stati nel prossimo futuro.

Nel tentativo di fare più chiarezza sul tema e valutare insieme gli scenari, abbiamo organizzato insieme al Gruppo regionale di +Europa con Emma Bonino in Lombardia, una conferenza tematica che si terrà il 5 ottobre 2018 a Milano. Per maggiori informazioni monitora la pagina con il programma del XV Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, in costante aggiornamento: https://www.associazionelucacoscioni.it/congressi/xv-congresso/

 


Per approfondire:

 

Nata a Prato nel 1987, laureata in “Studi Internazionali”, specializzata in “Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace” con un successivo master in “Geopolitica e Sicurezza Globale”. Dopo aver profuso impegno nel campo della cooperazione internazionale e dei diritti umani, dal 2015 collabora con l’Associazione Luca Coscioni.
Si occupa di disabilità, interruzione di gravidanza e cannabis terapeutica.