Bomba demografica: 1 milione di euro dalla Lombardia all’Africa per la contraccezione

Michele Usuelli

Un milione di euro per comprare contraccettivi per i paesi africani. È quanto ha deliberato il consiglio lombardo, su mia proposta: l’emendamento, approvato dall’aula, chiede l’impegno di Regione Lombardia a stanziare un milione di euro da destinare a UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite sulla popolazione, al fine di promuovere interventi di «family planning», in particolare la distribuzione di contraccettivi a lunga durata, nei Paesi con tasso di fertilità maggiore di quattro figli per donna.

Di interventi come questo, che ora diventano realtà, ne abbiamo parlato a Milano durante il XV Congresso dell’Associazione Luca Coscioni all’interno del seminario “Bomba demografica e politiche contraccettive nei Paesi a limitate risorse”. Dalle parole ai fatti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno 214 milioni di donne di Paesi poveri e ad alta fertilità rimangono incinte senza desiderarlo, non avendo accesso alla medicina contraccettiva, pur conoscendone l’esistenza. L’inaccessibilità agli strumenti di family planning, contribuisce ad allargare il perimetro della barbarica violazione dei diritti umani, aumentando il rischio di aborto clandestino, di mortalità materno-neonatale e portando ad una crescita insostenibile della popolazione mondiale.

La riduzione del tasso di fertilità nei Paesi a risorse limitate tramite l’aumento della prevalenza contraccettiva, intesa come la distribuzione della totalità dei presidi contraccettivi, è la chiave per disinnescare la bomba demografica. Se il tasso di fertilità rimarrà costante, le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale crescerà fino agli 11 miliardi e di questi 10 miliardi vivranno in Paesi a basso e medio reddito. Mantenendo inalterata questa tendenza, la popolazione mondiale nel 2100 arriverà a contare 16 miliardi di persone.

Solo se sapremo garantire l’accesso ai servizi di medicina sessuale e riproduttiva potremo invertire la tendenza, nella consapevolezza che la pianificazione familiare su base volontaria sia uno degli strumenti più efficaci attraverso cui disinnescare la bomba demografica che origina guerre, fame, carestie, cambiamenti climatici e solo di conseguenza flussi migratori. La crescita sostenibile passa quindi necessariamente da politiche che tutelino il diritto sessuale e riproduttivo delle donne di scegliere il numero di figli all’interno della propria famiglia.

Chiedo a tutti i cittadini, militanti e dirigenti politici di tutti i partiti di diventare protagonisti di questa battaglia epocale, inserendola nella propria agenda e ponendosi come catalizzatore dell’azione politica in chiave transnazionale. Ai giornalisti di dare spazio a questa tematica.

Medico, neonatologo, da 6 anni in terapia neonatale alla Mangiagalli di Milano. Ha 7 anni di esperienza e lavoro ospedaliero in paesi in via di sviluppo tra cui Afghanistan, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana, Darfur, Sudan Khartoum, Malawi e Cambogia. Dal 2016 è segretario nazionale del Gruppo di studio della Società Italiana di Neonatologia per “cure del neonato nei paesi a limitate risorse”, per cui è anche focalpoint italiano nella Partnership mondiale for Maternal, Neonatal and Child Health. E’ tra i fondatori del Calcutta Village Project e ora è consigliere regionale con Più Europa in Lombardia.