Anche sulla Gestazione per Altri deve esserci un quadro normativo chiaro ed efficace

Il ricorso della Procura di Massa contro la sentenza dell’assoluzione di Marco Cappato e Mina Welby arriva pochi giorni dopo la lettera «Samaritanus bonus» (con la quale la Santa Sede ha definito un “crimine” l’aiuto a morire e ha bollato come “complici” coloro partecipano a tale aiuto, materialmente o attraverso l’approvazione di leggi)  conferma la gravità dell’incertezza giuridica e della minaccia che incombe sui malati terminali italiani”.

Cambiando argomento, però, ascoltando le dichiarazioni del politico di turno, sono rimasto colpito da alcuni termini utilizzati a proposito della gestazione per altri, in particolare le parole di Giorgia Meloni , che propone come reato universale una proposta di legge di dubbia costituzionalità, in quanto punirebbe in Italia ciò che avviene legalmente altrove e soprattutto considerando una semplice possibilità data dalla scienza alla stregua di un crimine contro l’umanità. Sottolineo che tanta solerzia verso crimini contro il genere umano viene taciuta in situazioni ben più evidenti.

Dunque aspettando l’esito del ricorso della Procura di Massa, forse, credo e riterrei opportuno fare una riflessione su un tema apparentemente lontano dai miei interessi e dal mio impegno di questi ultimi anni e subito ho colto come situazioni di per sé lontane vadano tutte riferite a quel diritto inderogabile che è la libertà di scelta, troppo spesso dato per scontato e ricordato ad intermittenza o a proprio comodo.

È inutile far finta che la scienza e le possibilità createsi grazie all’impegno di chi porta avanti il progresso del genere umano riguardino solo una minoranza chiassosa, devono essere opportunità accessibili a tutti.

Sulla Signora Meloni mi limito a poche considerazioni, le sue frequentazioni e alleanza internazionali la qualificano per quella che è, non il moderno astro nascente della politica italiana, ma una ex giovane retrograda e reazionaria che dai più verrà ricordata per il ritornello Genitore 1 genitore 2.

Accade ogni anno nelle nazioni più civilizzate di questo pianeta che centinaia di persone facciano ricorso alla maternità surrogata, in modo errato e volgare detta utero in affitto a sottolineare il carattere non gratuito e speculativo di questa pratica, già richiamando nel nome la compravendita di infanti. Un atto di generosità gratuito sembra sia sempre escluso in una determinata area politica, ma invece esiste perché c’è chi rifiuta la mercificazione e la messa a rendita di ogni azione.

Fra costoro ci sono molti Italiani che ritornano poi in patria con una famiglia allargata, non serve condannare a priori questa scelta è dovere preciso di chi ogni giorno si riempie la bocca con la parola famiglia preoccuparsi e garantire il futuro di questi bambini, magari con lo stesso impegno profuso per non distruggere gli embrioni crioconservati.

Non possiamo voltarci dall’altra parte o alludere al loro allontanamento di minori dal nucleo di origine, anche in questo caso gli urlatori utilizzano a sproposito il termine Bibbiano per denunciare la violenza della legge contro la famiglia naturale per pretendere poi lo stesso trattamento in altre situazioni.

Sottolineo che la prima necessità che mi appare evidente riguardo questo argomento è avere un quadro normativo chiaro ed efficace, invece come al solito la politica non ha il coraggio di affrontare temi di carattere etico preferisce non decidere per non scontentare i soliti noti finendo per non accontentare nessuno. Invece situazioni così delicate e fondamentali per il benessere del minore sono lasciate alla libera interpretazione della legge, alle sentenze dei tribunali, se non peggio al pensiero illuminato di qualche ufficiale d’anagrafe.

Peggio ancora quando tutto viene condizionato dal clamore del caso o dalle possibilità economiche dei protagonisti; simili dinamiche mi ricordano i temi a me più familiari. 

Per essere chiaro se Giorgia Meloni e i suoi amici maledicono la gestazione per altri, proprio a partire dalle considerazioni appena elencate io ne diverrò un convinto sostenitore, anche questa possibilità, questa modalità di esercitare la propria libertà di scelta diventerà parte delle mie battaglie. A pensarci bene sembra una pratica riferita solo a una parte ben precisa dei nuclei familiari, ma solo all’apparenza quante coppie potrebbero realizzare il loro desiderio di genitorialità, negato da condizioni di salute o problemi di altro tipo. Per non parlare che non sta scritto da nessuna parte che un disabile grave non possa essere un buon genitore e per forza debba privarsi di tale desiderio.

A questo proposito non è superfluo ma doveroso richiamare l’articolo 3 della Costituzione, quanto il diritto alla salute, fino ad arrivare al tanto decantato articolo 29 che riconosce i diritti della famiglia. Forse valgono a giorni alterni?

È ora di affermare con forza che il Parlamento deve legiferare senza tener conto di credenze religiose, ma solamente seguendo i bisogni reali del popolo di qualunque credenza immaginaria sia, tutto il resto è crimine contro l’umanità.