Africa, scienza e libertà

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Alla riunione del G20 sull’Africa che si è tenuta a Berlino il 12 giugno scorso, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha affermato, tra le altre cose, che la priorità nei confronti dei paesi africani è “chiederci come il G20 possa cooperare al meglio per far si che la comunità internazionale possa sostenere gli sforzi dell’Africa nella promozione di uno sviluppo sostenibile”.
Dopo essersi soffermato sulle carestie, i conflitti, la lotta al terrorismo internazionale e l’emergenza migrazioni, Gentiloni ha concluso ricordando che l’Africa è “il continente del futuro comune di tutti noi” citando, forse un po’ troppo di passaggio, la necessità di investire in “capitale umano” in quel continente.

Quando si pensa all’Africa raramente si pensa alle sue università, al corpo accademico e alle decine di milioni di studenti che frequentano, studiano, si laureano, si specializzano e decidono di praticare una professione a casa loro. Certo, proprio come accade in Italia, i più ambiziosi, o quelli meno inclini a sottostare a dinamiche baronali – o che non riescono a trovare un’occupazione all’altezza del loro titolo di studio o aspettative – espatriano (pur con enormi difficoltà), ma nella stragrande maggioranza dei casi si inseriscono nel mercato del lavoro locale.

A questa amplissima fetta di africani raramente viene dedicata attenzione e questa ennesima “distrazione” non consentirà la creazione delle condizioni per poter accompagnare uno sviluppo africano che vada oltre quello “sostenibile” che invece campeggia in tutti i documenti delle organizzazioni internazionali. Niente di più sostenibile che investire in cultura, scienza e per favorire anche la conoscenza di un continente non solo, o non più, per quello che ha rappresentato o per i problemi che lo caratterizzano ma, proprio come dice Gentiloni, per il futuro che rappresenta.

Ora, se è vero com’è vero che tutto lo sviluppo dovrebbe esser sostenibile – cioè verificarsi senza discriminazioni, sprechi o dissipazioni – il rischio di limitarci alla sua sostenibilità potrebbe non consentire l’esprimersi di talenti nascosti. Allo stesso tempo quel “sostenibile” può esser figlio di “relativismi culturali” o di approcci datati frutto di ideologie della liberazione ormai del tutto fuori dal tempo.

Occorre che ogni qual volta si parli di cooperazione internazionale con l’Africa si includano anche questioni relative anche all’educazione di alto livello, ivi compresa la ricerca scientifica.

Il 30 maggio l’Associazione Luca Coscioni, grazie al ricercatore Roberto Gaudioso e l’Associazione Radicale per la Grande Napoli ha voluto fare un esperimento organizzando nella città partenopea una tavola rotonda dal titolo “Africa, Science and Freedom”

Per porre il tema della promozione della ricerca scientifica al centro di uno scambio di esperti di Africa. Qui il video.

Molte sono state le problematiche affrontate e altrettanti i dubbi sollevati con risposte che necessiteranno altri momenti di approfondimento, magari proprio in Africa o alla prossima sessione del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica.

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Intanto un grazie, oltre a Roberto a Antonio Pezzano (lecturer in local development and politics in Africa at University of Naples L’Orientale), Roberto Gaudioso (segretario dell’Associazione Radicale Per la Grande Napoli), Euphrase Kezilahabi (philosopher and professor of African Literature and Aesthetics at Gaborone University of Botswana), Liliana Mosca (professor of History and Institution of Africa at University of Naples “Federico II”), Giuseppe Cataldi (professor of International law at University of Naples L’Orientale), Giuseppe Pascale (research assistant in International Law at Sapienza University of Rome), Marco Perduca (membro della Giunta dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica), Kai Kresse (professor of African Studies, Swahili Studies at Columbia University).