A differenza di chi ritiene quello del suicidio assistito un processo estraneo all’impegno medico, noi medici, operatori sanitari e infermieri firmatari riteniamo doveroso l’aiuto medico alla persona che, in determinate circostanze quali quelle richiamate dalla Consulta, formuli richiesta di interruzione della propria intollerabile sofferenza.
Se abbandonassimo il paziente nel momento ultimo della sua vita, imponendo la nostra volontà contro la persona che assistiamo, verremmo meno al nostro primario dovere di rispetto della libertà e della dignità della persona.
Noi firmatari riteniamo che il suicidio medicalmente assistito così come introdotto nel nostro ordinamento dalla Corte costituzionale, debba essere un atto medico gestito da sanitari, a tutela del paziente che lo richiede.
Nel caso in cui il Codice di deontologia medica e il Codice delle professioni infermieristiche fossero considerati incompatibili con il rispetto dell’autodeterminazione del paziente, riteniamo che dovrebbero essere disapplicati e modificati per rispettare i principi di libertà fondamentale stabiliti dalla Costituzione.