tatuaggio su pancia con scritto "legge 194"
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In occasione del 28 settembre, giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto, contro le morti per aborto clandestino,

AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto), l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,  l’AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica), AGITE, SMIC, Vitadidonna onlus, Libere tutte- Firenze, Coordinamento difesa 194-Toscana, Laboratorio per la laicità – Firenze, Il Giardino dei ciliegi – Firenze, Coro Lemusiquorum , Coro  Mnemosine, Casa internazionale delle donne, LAIGA, Consulta di Bioetica e UAAR  rilanciano la richiesta alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin di poter effettuare l’aborto medico (o farmacologico) anche in regime ambulatoriale.

Primi firmatari:

  1. Emma Bonino, già Ministra degli Affari Esteri
  2. Carlo Flamigni, ginecologo, scrittore, membro CNB e presidente onorario AIED
  3. Ivan Cavicchi, docente filosofia della medicina università Tor Vergata, esperto politiche sanitarie
  4. Maurizio Mori, docente di bioetica, Dipartimento Filosofia e Scienze dell’Educazione, Università di Torino
  5. Marina Mengarelli, sociologa, Ass. Luca Coscioni, Bologna
  6. Marisa Nicchi deputata Articolo 1
  7. Corrado Melega, ginecologo Consigliere Comune di Bologna
  8. Lea Melandri, scrittrice femminista, presidente della Libera Università delle Donne di Milano
  9. Filomena Gallo, avvocata, segretario Ass. Luca Coscioni
  10. Cristina Damiani, ginecologa, Presidente AMICA
  11. Mario Puiatti, Presidente AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica)
  12. Giorgio Scagliarini, ginecologo, direttore Clinica Ostetrica Osp. Maggiore Bologna
  13. Costantino Di Carlo, ginecologo, Università della Magna Grecia, Catanzaro
  14. Emilio Arisi, ginecologo, presidente SMIC e membro italiano board ESC
  15. Valeria Dubini, primario ginecologa Firenze
  16. Cinzia Ferrara, ginecologa Università Federico II Napoli
  17. Maria (Milli) Virgilio, avvocata, Bologna
  18. Maria Paola Costantini, avvocata, consulente SIRU
  19. Claudio Veronesi, responsabile consultori Bologna
  20. Marilisa D’Amico, avvocata, Ordinario di Diritto costituzionale Università degli Studi di Milano
  21. Sergio Lo Giudice, senatore PD
  22. Monica Cirinnà, senatrice PD
  23. Pia Locatelli deputata PSI Pres onoraria Internazionale Socialista Donne
  24. Loredana Taddei, resp .politiche di genere CGIL
  25. Federica Grandi, avvocata Bologna
  26. Paola Bianchi, ginecologa Sapienza Università Roma
  27. Giovanna Scassellati, ginecologa, resp servizio IVG ospedale San Camillo Roma
  28. Giovanni Monni, ginecologo, responsabile servizio diagnosi prenatale e reimpianto- terapia fetale- Ospedale Microcitemico, Cagliari
  29. Silvana Agatone, ginecologa, presidente di LAIGA
  30. Elisabetta Canitano, ginecologa, ospedale G. Grassi, Ostia, presidente Associazione Vitadidonna
  31. Marina Toschi, ginecologa, resp AGITE Umbria membro italiano board ESC
  32. Cinzia Visciano, segretaria Circolo UAAR Roma
  33. Stefano Incani, segretario nazionale UAAR
  34. Angela Balzano, filosofa, ricercatrice Università Bologna
  35. Carlo Bastianelli, ginecologo, Sapienza Università Roma
  36. Manuela Farris, ginecologa, Sapienza Università Roma
  37. Giovanni Fattorini, ginecologo, past-president AGITE
  38. Anita Regalia, ginecologa Monza
  39. Maura Cossutta, medico Ospedale S.Camillo-Formanini, già consigliera Ministra della Salute Turco
  40. Sandro Viglino, ginecologo presidente AGITE
  41. Massimo Cozza Segretario nazionale Fp Cgil Medici
  42. Maddalena Gasparini, neurologa Milano
  43. Giuseppina Adorno, assistente sociale presidente della Consulta dei Consultori Roma
  44. Iole Finzi, psicologa Milano
  45. Daniela Fantini, ginecologa Milano
  46. Graziella Sacchetti, ginecologa Milano
  47. Assunta Sarlo, giornalista Milano
  48. Maria Grazia Ghezzi,  sindacalista Milano
  49. Cristina Pecchioli giornalista Milano
  50. Paola Petrelli, ginecologa Roma
  51. Daniela Santini, ginecologa Roma
  52. Valeria Veronici, ostetrica Roma
  53. Maria Gigliola Toniollo uff Nuovi Diritti CGIL nazionale
  54. Paola Casolini, farmacologa Sapienza Università Roma
  55. Enza Costantino, ginecologa Bologna
  56. Carlotta Cossutta, filosofa Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”
  57. Anna Pompili, ginecologa AMICA
  58. Mirella Parachini, ginecologa AMICA
  59. Paola Lopizzo, ginecologa AMICA
  60. Patrizia Facco, ginecologa AMICA
  61. Gelsomina Orlando, ginecologa AMICA
  62. Marina Marceca, ginecologa AMICA
  63. Antonio Belpiede , Direttore U. O. Ginecologia e Ostetricia dell’ Ospedale di Barletta
  64. Francesca Koch, Presidente della Casa internazionale delle donne

 

IVG farmacologica in regime ambulatoriale subito !!!

              Francia 57%, Inghilterra 60%, Finlandia 98%, Svezia 90%, Portogallo 65%… Italia : 15%!

Queste sono le percentuali di utilizzo della metodica farmacologica per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nei principali paesi europei. L’Italia è ultima, non per l’ostilità delle donne, ma perché l’accesso a tale metodica è fortemente limitato – in molte realtà possiamo dire “ostacolato”-  dalle modalità di ricovero consigliate/imposte dal Ministero della Salute.

Tutto ciò in spregio del dettato della legge 194, che, all’art.15, raccomanda “la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. Poiché  la procedura farmacologica è sicura, per ammissione della stessa Ministra Lorenzin nelle ultime relazioni al Parlamento sullo stato di applicazione della legge, ed è considerata dalle più importanti linee guida internazionali il metodo di scelta per le IVG nelle prime 7 settimane di gravidanza, andrebbe sostenuta e promossa in alternativa alla procedura chirurgica.

Nella stragrande maggioranza dei paesi i farmaci per la IVG farmacologica vengono dispensati in regime ambulatoriale, in strutture analoghe ai nostri consultori, o addirittura dai medici di medicina generale che abbiano ricevuto una formazione specifica. In Italia, invece, per tale procedura è previsto il regime di ricovero ordinario, ossia una ospedalizzazione di almeno 3 giorni, dal momento della assunzione della RU486 fino alla avvenuta espulsione. Solo 3 regioni (Emilia Romagna, Toscana e Lazio), “disobbedendo” alle direttive ministeriali, hanno adottato il regime di day hospital.

Nonostante i pareri –non vincolanti- espressi dal Consiglio Superiore di Sanità,non esiste in letteratura alcun dato che giustifichi un ricovero ospedaliero per la IVG farmacologica. L’esperienza ormai più che decennale degli altri Paesi dovrebbe dunque spingerci a modificare le nostre pratiche, anche in nome della appropriatezza delle prestazioni,  tanto cara alla Ministra Lorenzin. E’ opinione del Ministero della Salute che il concetto di appropriatezza si pone ormai “al centro delle politiche sanitarie nazionali, regionali e locali, costituendo la base per compiere le scelte migliori, sia per il singolo paziente che per l’intera collettività: il ricorso inappropriato alle prestazioni rappresenta infatti un fattore di notevole criticità, in grado di minare alle fondamenta la sostenibilità e l’equità del sistema.”  Lo stesso Dicastero ritiene che  evitare l’inappropriatezza nelle prescrizioni e nelle prestazioni potrebbe portare ad un risparmio di ben 13 miliardi di euro.

Due anni fa rivolgemmo alla Ministra Lorenzin una lettera aperta su questo argomento, firmata da numerose personalità del mondo politico e medico e da diverse associazioni; quella lettera non ottenne mai risposta.

Chiediamo pertanto oggi, alla Ministra Lorenzin e agli amministratori regionali, di allinearci alle buone pratiche cliniche degli altri paesi europei, ammettendo anche il regime ambulatoriale per la IVG farmacologica, in ragione del diritto delle donne a scegliere e della adeguatezza delle prestazioni.

Ciò comporterebbe un notevole risparmio di risorse, che potrebbero essere  meglio indirizzate per  il potenziamento della rete dei consultori e per la promozione di un più facile accesso alla contraccezione, unica reale prevenzione del ricorso all’aborto.

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