Aborto al Sicuro

Aborto al sicuro in nome del diritto alla scelta e alla salute delle donne

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Quarant’anni di legge 194/1978, eppure è ancora difficile accedere a un aborto legale e sicuro per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza.

Secondo l’ultima relazione al Parlamento disponibile al 2017 del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 194, gli aborti clandestini in Italia sono stimati poco sotto il 15% del totale degli aborti nel nostro Paese”. Un numero elevato alla luce del fatto che nel nostro paese è in vigore dal 22 maggio 1978, la Legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

Aborto al sicuro, questo il nome della campagna lanciata a novembre 2018 da un comitato eterogeneo ma compatto. Nasce proprio dalla constatazione che in Lombardia le donne faticano a vedere riconosciuto il proprio diritto a un aborto sicuro, a ricevere informazioni sulla sua prevenzione e ad accedere a ogni metodo contraccettivo, d’emergenza e non.

In concomitanza alle difficoltà di accesso ai servizi, il Ministero della salute stima una, seppur lieve, maggior percentuale di aborti fai-da-te. Sono aumentate notizie e testimonianze di questi aborti fatti tramite l’impiego di farmaci abortivi acquistati via Internet, con tutti i rischi che ne conseguono per la salute delle donne, in particolare quelle in posizione di maggiore fragilità.

In Lombardia nel 2017 la percentuale di medici obiettori di coscienza è stata in media del 66,1%. I 5 ospedali di Gallarate, Iseo, Oglio Po, Sondalo e Chiavenna hanno il 100% di obiettori. Secondo i dati ufficiali che tendono per altro a sottostimare le cifre, in 11 strutture sono oltre l’80%, solo in 8 sono sotto il 50%. Questi numeri si traducono in disagi per le donne e in costi per la cittadinanza: al personale obiettore gli ospedali sopperiscono, parzialmente, con costosi medici “gettonisti” (che in ogni caso non possono effettuare aborti del secondo trimestre). Il metodo farmacologico, inoltre, è disponibile solo nell’8,2% delle strutture lombarde, a fronte del 18,2% della media italiana (si noti che in molti paesi europei l’aborto farmacologico supera abbondantemente il 50% fino al picco della Svezia dove oltre 9 IVG su 10 sono effettuate con la combinazione di farmaci).

Grazie alla nuova riorganizzazione e all’aumentata possibilità di accedere a tecniche legali, sicure e che nel rispetto del diritto alla salute determinano anche un risparmio della spesa sanitaria, oltre ad offrire maggior scelta per le donne, la proposta è a costo zero per la Regione e probabilmente prevederà un ulteriore risparmio di risorse. 

Accanto ai tre promotori della proposta in Lombardia, Associazione Radicale Milanese Enzo Tortora, Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani, si sono raccolte le adesioni di numerosi gruppi (anche non strettamente politici) e associazioni (di operatori, di militanza per i diritti civili e per la laicità delle istituzioni, di cittadine e cittadini sul territorio…) a sottolineare l’urgenza e la condivisibilità del tema:

AGITE (Associazione Ginecologi Territoriali)-Lombardia, ALiDA (Associazione Libere Donne Attive), ARCIATEA, Casa delle donne di Milano, Casa per la pace Milano, Certi Diritti, Collettivo AG!TAmente, Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni-Milano, Consultori Privati Laici, Coordinamento Genitori Democratici Milano, Donne Democratiche, Federazione dei Verdi-Milano, Gruppo Più Europa Bergamo, Gruppo Più Europa Brescia, Gruppo Più Europa Cittadinanza Attiva-Lario, Liberi e Uguali in Lombardia, Movimento 5 stelle – Lombardia, Movimento 5 stelle – Milano, Naga, Chiesa Pastafariana Italiana, Possibile-Lombardia, PRO-CHOICE Rete Italiana Contraccezione Aborto, Radicali Pavia, Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli – Milano, Sinistra X Milano, UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti).

Con la raccolta di oltre 8.400 firme (quasi il doppio di quelle necessarie per il suo deposito), la proposta di legge è passata al vaglio della Commissione Sanità e Politiche Sociali, che ha stabilito che la proposta sia al più presto calendarizzata per essere votata in Consiglio regionale della Lombardia.

Proposte simili all’interno della stessa campagna sono già depositate presso gli uffici legislativi di Lazio, Liguria, Emilia Romagna e Marche. Ovunque l’attenzione è concentrata su un decalogo di proposte che, a 42 anni dall’entrata in vigore della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, aiutano le donne a vedere riconosciuto il proprio diritto ad un aborto legale e sicuro.


Aborto al Sicuro: Il video della campagna


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