Welby Troppo sbrigativo archiviare


Avvenire
05/04/2007
di Ilaria Nava

Non si sa quale sarà la sorte processuale di Mario Riccio, il medico che staccò la spina a Welby. Quello che oggi si sa è che non è possibile liquidare il suo operato con due archiviazioni. Come noto, l'Ordine dei medici di Cremona aveva giudicato la condotta del dottor Riccio «ineccepibile», archiviando il caso. Anche la Procura di Roma, dopo l'apertura di un fascicolo contro ignoti, aveva chiesto al gip Renato Laviola l'archiviazione spiegando che “nessun addebito debba muoversi a chi, in presenza di una impossibilità fisica del paziente, abbia materialmente operato il distacco del ventilatore automatico, in quanto l'azione è stata eseguita per dare effettività a quel diritto del paziente”. Il gip, però, ha rigettato la richiesta di archiviazione e ordinato l'iscrizione di Riccio nel registro degli indagati insieme al reato ipotizzato a suo carico: omicidio del consenziente, previsto dall'articolo 579 del codice penale, che prevede la reclusione da 6 a 15 anni per chi procura la morte di un uomo con il suo consenso. E adesso?

Riccio ha scelto come suo legale l'avvocato Giuseppe Rossodivita, componente del Comitato nazionale dei radicali. «La Procura potrebbe chiedere nuovamente l'archiviazione del caso spiega il magistrato Giovanni Puglisi, presidente del Tribunale dei Palermo ma stavolta dovrebbe farlo in relazione al comportamento tenuto da Riccio e al reato indicato. In pratica, il pm potrebbe affermare che non ha commesso il fatto oppure che, malgrado l'abbia commesso, non è colpevole, indicandone anche i motivi». Il gip potrebbe procedere accettando la richiesta oppure no. In quest'ultimo caso potrebbe disporre nuove indagini o sollecitare l'emissione dell'imputazione coatta. «Non conosco nei dettagli la vicenda processuale -continua Pugliesi- ma sono rimasto perplesso quando ho appreso che era stata richiesta l'archiviazione di un procedimento in cui risultavano ignoti gli autori del reato. Infatti, preso atto della morte di Welby, sarebbe stato opportuno valutare se l'azione del dottor Riccio fosse idonea a provocarla e, in caso affermativo, valutare se la sua condotta è giustificabile o meno, specificando in base a quali norme. Diversamente, se si dicesse che quella condotta non ha provocato la morte di Welby, sarebbe comunque necessario cercare di individuare la vera causa».

Giovedì, 5 aprile, 2007 - 14:10

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