L'anomalia italiana

Una istituzione indipendente per il controllo e l'informazione

di Marcello Crivellini

È un grande successo il fatto che la natalità sia bassa e l'invecchiamento sia alto, non a caso nei paesi poveri o poco sviluppati c'è grande natalità e muoiono a 40 anni; nei paesi in democrazia di solito, altamente sviluppati, si fanno pochi figli e si invecchia fino a 90 anni. Questo è un successo della storia dell'uomo senza precedenti, bisognerebbe richiedere politiche sull'invecchiamento non politiche sulla natalità. La nostra battaglia sul nomenclatore è nata sulla libertà di parola e sui comunicatori; l'abbiamo fatta, l'abbiamo vinta, una grande vittoria in articulo mortis del governo, anzi era già morto, però ancora boccheggiava ed è riuscito a firmare. Noi dovremmo essere promotori di una grandissima operazione-verità per i cittadini sulla salute e sui mezzi per raggiungerla e tutelarla, questo manca. In sanità è noto a tutto il mondo che il 30-40 per cento di tutte le prestazioni sanitarie sono completamente inutili, dunque sono dannose, cioè sono dannose sia dal punto vista economico sia sotto il profilo della salute. Il 30- 40 se non il 50 per cento di tutto quello che viene prodotto nei paesi più ricchi e più tecnologizzati del mondo è inutile. La medicina non è una scienza, o meglio non è una scienza esatta. Questo è un fatto che noi dobbiamo tener presente nel momento in cui ci approcciamo al discorso sul nomenclatore, delle nuove tecnologie, della libertà di scelta. Prendiamo ad esempio la libertà di scelta. Pensate a uno a cui viene fatta l'anestesia generale e poi viene impiantata una valvola cardiaca piuttosto che un'altra. Lì la libertà di scelta consiste nella scelta del chirurgo di fare un accordo con qualche azienda. In questo caso, il problema è nell'informazione e nel controllo. È necessario un centro indipendente che valuti e verifichi i protocolli di cura, i farmaci, gli esiti, i risultati in base alle ricerche scientifiche che ci sono nel mondo. Questo in Italia manca. Nel Regno Unito, invece, Blair ha introdotto un istituto nazionale che verifica i risultati di un protocollo di cura e li rende noti, cosa che in Italia si cerca sempre di non fare nel contesto sanitario. Nel sistema italiano manca la presenza, appunto, di un centro di valutazione e di informazione indipendente. Noi possiamo chiedere una serie di vincoli e di indicatori per, diciamo, legare i finanziamenti in un modo o nell'altro; legando i finanziamenti alle regioni e al rispetto di indicatori per disabilità, vita indipendente e altri strumenti di questo genere. La legge finanziaria, ovviamente, è uno strumento da tener presente, bisogna sollecitare anche intese tra Stato e regioni perché molto spesso ormai si usa questo. Altro strumento da tener presente è sapere tutte le leggi in materia sanitaria, qualsiasi esse siano, che passano davanti alle Commissioni. Ne abbiamo due presenti sia alla Camera che al Senato. La mia proposta centrale è di istituire un centro di valutazione indipendente, che sia autonomo da interessi leciti e consolidati in questo settore e che a livello nazionale decida sui protocolli di cura e sulle tecnologie in base ai risultati internazionalmente noti.

Mercoledì, 6 agosto, 2008 - 12:25

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