SULLA VITA, SI RIAPRE IL CONFRONTO

Intervista a Marco Cappato

La cortina di ferro clericale non più inattaccabile. Serve informazione e coinvolgimento delle basi, anche a destra.

I n questi ultimi mesi si sono affacciati con notevole evidenza sullo scenario politico italiano ed europeo i cosiddetti "temi Coscioni": dalla fecondazione assistita alla ricerca scientifica, dal testamento biologico fino ad arrivare alla decisione del Ministro Mussi per il ritiro della firma italiana sulla dichiarazione etica a livello europeo. Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, sostiene a proposito del dibattito di questi primi mesi di legislatura che «i segnali sono certamente contraddittori e scontano un metodo che è deleterio per chi vuole governare il Paese: quello delle dichiarazioni a effetto corredate da smentite, di decisioni coraggiose accompagnate da marce indietro». E' un bilancio negativo, dunque, quello segnato dall'inizio del Governo Prodi? «Diciamo che il bilancio è positivo, per il Paese più che per il Governo, almeno su un punto fondamentale: il confronto, lo scontro politico sui temi della malattia, della morte e della vita è tornato possibile. Nel quinquennio berlusconiano la maggioranza parlamentare era arruolata nella trasposizione legislativa dei desiderata del Vaticano, con un contributo determinante di buona parte della Margherita. Così è stato possibile militarizzare il Parlamento sulla Legge 40 sulla fecondazione assistita, affondare divorzio breve e testamento biologico, peggiorare la legge sulle droghe, lanciare la crociata contro la RU486» Il Parlamento è quindi cambiato in meglio? «Diciamo che la cortina di ferro clericale non è più inattaccabile. Non è stata spazzata via, e ha buone possibilità di reggere a lungo. Ma se l'Italia ha votato in Europa per i finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, vuol dire che qualcosa di importante è cambiato. E diciamo anche che noi radicali non ci siamo sbagliati nel ritenere necessaria l'interruzione dell'esperienza di Governo berlusconiano. Sebbene a livello di convinzioni personali Berlusconi avesse minori attitudini moralisticoproibizioniste, le convenienze - o meglio, quelle che si illudeva fossero tali - lo avevano reso un ultrà d'Oltretevere. Chiudere quella pagina era necessario». Cosa succederà sui temi della bioetica? «Sulla bioetica mi pare accada un po' come sulle liberalizzazioni economiche: i veti interni alla maggioranza rischiano di far fare quasi un passo indietro per ogni passo avanti, ma almeno si è riaperto il confronto, è tornata la politica». Lo stesso Prodi sembra aver chiusa la porta alla modifica della Legge 40. Sulla droga è in programma l'abolizione della legge Fini, ma non del proibizionismo. Per i PACS ogni interpretazione sembra possibile.Di eutanasia nemmeno a parlarne... «Nessuno si illude. Se dovessimo stare ad aspettare le mediazioni tra i vertici delle oligarchie politiche, sappiamo che il massimo compromesso possibile è quanto accaduto sui finanziamenti europei alle staminali: ottimo risultato sul piano pratico, ma ottenuto grazie a una buona dose di ambiguità e alla "copertura" dei Governi europei». Allora non si muoverà nulla? «Si deve partire dal nostro punto di forza, che è l'opinione pubblica. La dichiarazione peggiore di Prodi è stata quella che faceva propria la tesi in base alla quale al referendum gli italiani si sarebbero opposti alla modifica della legge. Il referendum è stato un capolavoro di illegalità: Rai/Mediaset, la Corte Costituzionale che fece fuori l'unico quesito chiaro e nontecnicistico, il boicottaggio illegale promosso da alcune tra le massime cariche dello Stato. E' stata una sconfitta, certo. Ma il campo clericale ha scelto l'astensionismo perché sapevano che non avrebbero potuto vincere uno scontro a viso aperto. Loro hanno imparato - anche meglio dei "referendari", in particolare di DS e comunisti che si sono mossi in fatale ritardo - la lezione del divorzio e dell'aborto, ma anche di tutti i sondaggi che danno le posizioni dei cattolici italiani molto lontane da quelle del Vaticano. Questo è il punto: le riforme antiproibizioniste si fanno con il coinvolgimento popolare, contro i riflessi conservatori della classe dirigente». Coinvolgimento popolare significa anche coinvolgimento dell'opposizione? «In Spagna, Zapatero si impegnò su questi temi già in campagna elettorale, vincolando così il suo Governo. In Italia, il programma dell'Unione - dal quale noi della Rosa nel Pugno siamo stati esclusi - dice poco o nulla sulle cose che ci interessano. E' un peccato, ma anche un'opportunità. Perché se è vero che la modifica della Legge 40 non è nel programma di Governo, è anche vero che nulla impedisce un'iniziativa parlamentare che coinvolga ogni energia liberale dell'opposizione». La bioetica è un tema buono per il famoso "allargamento della maggioranza"? «Alcuni parlamentari della Casa della Libertà si sono iscritti all'Associazione Coscioni: Boniver, Adornato, Del Pennino, Paravia, Del Bue, Barani. Altri ne arriveranno. Il fatto che Berlusconi è all'opposizione potrebbe liberare nel centrodestra energie che nella scorsa legislatura erano state marginalizzate. La condizione perché ciò sia possibile rimane quella di una mobilitazione nel Paese. Questo rimane il compito più difficile, nelle condizioni di non-democrazia italiana». Il Governo però non sembra disposto a rinunciare alla mediazione interna.Questo è il senso del Coordinamento Interministeriale sulla Bioetica condotto da Giuliano Amato. E tutto sommato sulla vicenda Mussi sembra aver dato buoni risultati... «Quando la maggioranza è in grado di assumersi la responsabilità di una posizione comune è certamente un contributo di chiarezza. Quando però questo non accade, o accade a prezzo di mediazioni paralizzanti, la priorità deve spostarsi su un altro terreno. Il luogo deputato a dibatterne è il Parlamento, non il Governo né, ovviamente, il Coordinamento di Amato. Per questo come Associazione Coscioni, con Piergiorgio Strata abbiamo anche insistito per l'immediata nomina, oltre che per la riforma, del Comitato Nazionale per la Bioetica. Berlusconi, oltre a rifiutare la richiesta avanzata da centinaia di scienziati di nominare Luca Coscioni, volle un Comitato pletorico, politicizzato e clericalmente orientato». Quale dovrebbe essere il compito di un rinnovato Comitato? «Dovrebbe essere quello di fornire al decisore politico pareri esperti e informati. E' il primo passo per istruire il dibattito parlamentare e quindi per raggiungere, attraverso il Parlamento, l'opinione pubblica, RAIMediaset permettendo. Lo scontro più duro ci aspetta sull'informazione, sulla conoscenza. Per i conservatori è il pericolo maggiore». Negli Stati Uniti c'è stata una positiva convergenza di repubblicani e democratici per la ricerca sulle staminali, poi bloccata dal veto di Bush. Siamo molto lontani in Italia da una simile convergenza? «Difficile dirlo, sicuramente anche in Italia non sarebbe soltanto il costituendo Partito Democratico a doversi attenere a una linea laica, ma anche Forza Italia e Alleanza Nazionale. Gianfranco Fini l'ha capito, andando a votare i referendum, anche se il suo partito non sembra ancora in grado di riformare se stesso». Non c'è solo il Governo a rischiare, nell'affrontare temi come le staminali o l'eutanasia. C'è anche il percorso del Partito Democratico... «Vale lo stesso discorso. Se aspettiamo che sulla laicità si mettano d'accordo Rutelli e Fassino, la cosa più probabile è la rimozione del tema. Il Consiglio Generale dell'Associazione Coscioni ha proposto di partire dalla "base", da quel "popolo delle primarie" che Romano Prodi vanta giustamente come proprio punto di forza. Se nel Paese gli obiettivi laici sono maggioritari, nell'Unione sono ultramaggioritari». Sembra una situazione di stallo anche a sinistra.Cosa si può fare per superarla? «Bene, lo ripeto, l'allargamento a membri dell'opposizione su singole battaglie, singoli temi. Però dobbiamo andare oltre: magari verso una consultazione, con la partecipazione del "popolo delle primarie", sull'abolizione dei divieti alla ricerca sulle staminali, o sulla fecondazione assistita, o sulle droghe, sull'eutanasia, tabù dell'oligarchia italiana, tema che è già maturo tra la gente come grande questione sociale. Basterebbe un minimo di funzionamento democratico dei partiti italiani, oltre che delle istituzioni, per far saltare veti e proibizioni impopolari, voluti da chi usa in modo parassitario la religione trasformandola in strumento di potere. Per intenderci: il vero grimaldello per scardinare le resistenze delle oligarchie di potere è rivendicare con forza, e con capacità di mobilitazione, la lotta per l'"alternativa" che i radicali e la Associazione Coscioni invocano tenacemente come vero compimento della conquista dell'alternanza, il passaggio parlamentare dal governo Berlusconi a quello Prodi, ottenuto alle elezioni con il nostro apporto determinante...».

Lunedì, 15 ottobre, 2007 - 16:22

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