Risposta a Gilberto Corbellini


Sommario: 

Alcune considerazioni sull'intervento di Gilberto Corbellini.

Testo Intervento: 

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Cari amici con questo mio intervento vorrei rispondere ai due punti dell’intervento di Corbellini che mi trovano in forte dissenso.

Sono d’accordo che per la competizione elettorale dovrebbero valere le stesse regole del mercato per cui se un partito, un’associazione  non raccoglie più consensi  vuol dire che quelle idee non trovano più corrispondenza nel paese e bisognerebbe trarne le necessarie  conseguenze ma  questo vale solo se le regole del gioco vengono rispettate.

Non si può prima riconoscere che “le nostre idee vengono silenziate” e poi non tenerne conto  come  una delle cause del basso numero di iscritti e del fatto che i cittadini non partecipino alle manifestazioni di lotta, e anzi imputare ciò al fatto che ai cittadini non interessano i temi trattati dall’Associazione.

Forse a Roma la situazione è diversa, ma posso assicurare che a Brescia e nei comuni bresciani, dove nei mesi scorsi ho partecipato alla campagna per il registro per il testamento biologico, spesso prima dovevi spiegare cos’era l’Associazione.

Inoltre nel momento in cui si riesce a parlare alla gente, sensibilizzarla, far conoscere la nostra Associazione e qualcuno decide di farne parte si propone come costo della tessera un importo elevato e tutti si tirano indietro. Se l’importo della tessera è stato sempre un problema per la galassia radicale ciò vale a maggior ragione nell’Associazione Coscioni dove molti iscritti sono portatori di patologie le quali assorbono  già molte risorse finanziarie.

Un modo per attrarre iscritti e tramite le attività delle cellule.

Da questo punto di vista, plaudo l’iniziativa della Cellula di Pisa.

Infatti proponendo la possibilità di iscriversi alla cellula anche se non si è iscritti all’associazione ad un costo inferiore si ottiene come risultato quello di ampliare il numero di coloro che partecipano alle manifestazioni di lotta e si può sperare in un futuro traghettamento di una parte di questi nell’Associazione. È vero che quando si fanno iniziative  quali ad esempio raccolte firme, si può dar una mano pur non facendo parte della cellula ma se le persone non vengono coinvolte appieno nella vita della cellula, anche nei momenti decisori, è difficile pensare che rimangano agganciate.  Penso che questa sa una strada concreta da seguire.

L’altro punto dell’intervento di Corbellini che mi trova in forte dissenso è il ritenere una strategia comunicativa errata quella adottata nella campagna del testamento biologico.

Non sono d’accordo sul fatto che la gente non capisca cosa sia il diritto all’autodeterminazione.  Nei mesi scorsi ho partecipato a questa campagna nei comuni ipercattolici bresciani e la domanda  “Chi deve decidere della tua vita, tu o altri? “ è molto più semplice e concreta di quello che si pensi. Questo è il principio  dell’autodeterminazione e   nel rispondere a questa domanda c’è naturalmente la valutazione delle sofferenze che ognuno di noi è disposto a sopportare.

Metterla sul piano dei costi economici e degli affari d’oro per i cronicari gestiti da preti mi sembra questa si, una scelta ed una strategia comunicativa del tutto sbagliata.

Vuol dire essere etichettati come coloro che vogliono far morire le persone per non sostenere i costi delle cure. Daremo anche noi una mano per farci chiamare “partito della morte”.

 

Proposte: 

Aalcune consideraioni sull'intervento di Gilberto Corbellini

8 commenti

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Da tavolinaro concordo  con quanto hai detto. Raccogliendo firme per il testamento ho trovato un riscontro negativo da parte di molte persone che pensavano che il nostro progetto fosse quello di imporre a tutti una determinata scelta e che noi odiassimo i parenti dei pazienti in stato vegetativo permanente che hanno fatto una scelta diversa dagli Englaro.

 

 

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