La replica

Risponde il Ministro Livia Turco

Caro direttore,

sono rimasta molto interdetta leggendo il lungo articolo di Carlo Troilo apparso ieri su il Riformista. Nulla da dire sulla legittimità della sua "domanda a Livia Turco" per fare il punto delle iniziative italiane per la lotta al dolore. Pronta come sempre a rispondere con molta chiarezza, come farò finita questa breve premessa. Ciò che mi ha sconcertato, per non dire altro, sono le parole scritte a contorno di questa legittima domanda. Prima i commenti a senso unico sul dramma di Piergiorgio Welby, laddove mi si dipinge come uno dei tanti politici affetti da quella sindrome "dell'altrismo" da cui, Caro Franchi lei lo sa benissimo, rifuggo come la peste. E ciò facendomi dire nella sostanza che la richiesta di Welby di staccare la spina non era il vero problema perché i problemi erano altri e cioè quelli di un maggiore sostegno a questi malati e quello dell'insufficienza delle terapie antidolore. Vere queste due valutazioni. Assolutamente fuori luogo e fuorvianti il contesto e i termini usati per raccontarle. Ciò mi ferisce profondamente proprio per quel riferimento a Welby, la cui vicenda personale e familiare ha rappresentato per un momento drammatico di riflessione interiore sull'essenza della vita e della sofferenza. Così drammatico da farmi porre dubbi e dilemmi, rispetto alle mie certezze di credente, sul valore intoccabile e inalienabile della vita di ciascuno di noi, in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza. Ma non finisce qui. Leggendo più avanti traspare che quella domanda posta a titolo dell'articolo, "a che punto siamo con la terapia del dolore?", diventa di fatto un pretesto per un attacco personale, che sinceramente non riesco a comprendere alla luce dei fatti e delle azioni portate avanti in questi diciotto mesi di governo, e che Troilo, così bene informato su numeri, statistiche e mie dichiarazioni passate, è veramente curioso dia la prova di non conoscere. Solo così posso infatti giustificare l'ultima chiosa del suo scritto laddove si "sorprende che la sensibilità di commentare questi dati (quelli sulla terapia del dolore in Italia) non l'abbia avuta l'attuale ministro della Salute, che oltre un anno or sono prometteva una grande battaglia per la terapia del dolore". Caro Troilo, non si affatichi a sorprendersi. Si documenti piuttosto su quanto abbiamo già fatto e su quanto stiamo facendo per vincere la battaglia contro il dolore. Andiamo per ordine. Il 19 ottobre 2006 il consiglio dei Ministri approva il mio ddl per la semplificazione delle prescrizioni dei farmaci antidolore consentendo al medico di usare il ricettario normale anche per i farmaci contro il dolore severo, oggi prescrivibili solo tramite un ricettario speciale. Il 4 dicembre 2006 ho istituito un'apposita Commissione ministeriale sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignità di fine vita cui partecipano le associazioni dei malati e tutti gli operatori specializzati nel campo della lotta al dolore. E, grazie al lavoro della Commissione, oggi sono in via di ultimazione il primo Piano nazionale per le cure palliative e le nuove linee guida per gli ospedali senza dolore, per estenderne l'approccio anche all'assistenza domiciliare. Il 27 dicembre 2006, con la legge finanziaria dello scorso anno, abbiamo stanziato 100 milioni di euro per la rete delle cure palliative, cui si aggiungono altri 150 milioni di euro stanziati dalla finanziaria 2008. Il 22 febbraio 2007 sono stati emanati per la prima volta standard e indicatori di riferimenti per la omogeneizzazione della rete delle cure palliative in tutte le Regioni (cui hanno fatto seguito il 27 giugno scorso apposite indicazioni per le cure palliative pediatriche). Il 28 aprile 2007 esce in Gazzetta Ufficiale e diventa operativo il mio decreto con il quale si autorizza anche in Italia l'uso di cannabinoidi per combattere il dolore e per chiarire, sgombrando il campo da precedenti dubbi interpretativi, che i farmaci oppiacei possono e debbono essere usati per combattere il dolore anche al di fuori delle malattie oncologiche. A fronte di questo decreto stanno arrivando finalmente le domande di registrazione da parte delle aziende farmaceutiche che, fino ad oggi, hanno visto precluso il nostro paese in quanto la Fini-Giovanardi inseriva i farmaci cannabinoidi tra gli stupefacenti illegali senza prevederne il loro uso terapeutico. Il 19 ottobre 2007 il Senato approva un emendamento bipartisan al decreto fiscale collegato alla finanziaria, da me fortemente appoggiato, e che stanzia un milione di euro per lo sviluppo ulteriore del progetto degli ospedali senza dolore,. Il 5 e 6 ottobre prossimi, l'aula del Senato voterà finalmente sul mio ddl per la semplificazione delle prescrizioni delle terapie del dolore presentato un anno fa. Questi i fatti e gli obiettivi sin qui raggiunti. Mi piacerebbe parlare di questo e su questo essere giudicata come giusto che sia. Per onore della verità e per una buona informazione a chi ci legge.

Venerdì, 4 gennaio, 2008 - 16:43

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