Un argine al mercato dei sogni

E' Vita (Avvenire)
3 Nov 2011
Graziella Melina
 

“Proteggi la salute di tuo figlio. Conserva le cellule staminali del cordone ombelicale”. E ancora: “Regala a tuo figlio una vera e propria assicurazione biologica”.

L'invito ai genitori per conservare il cordone ombelicale del proprio bimbo, a pagamento presso una banca privata con sede all'estero, non poteva essere più allettante. Peccato però che le informazioni riportate su brochure, siti Internet e materiale divulgativo per pubblicizzare il servizio di conservazione non fossero affatto corrette e indulgessero in enfatizzazioni prive di rigore scientifico.
Per questo ora sei società (Future I Iealth Italia, Sorgente, Crylogit Regener, Futura Stem Cells, Cryo Save Italia e Smart Bank) indagate per possibili pratiche commerciali scorrette dovranno modificare i messaggi pubblicitari. L'Antitrust ha infatti stabilito che entro 60 giorni dalla notifica della delibera (24 ottobre) le sei società dovranno informare l'Autorità delle “modalità di attuazione degli impegni”. In caso di inottemperanza verrà applicata una sanzione da 10mila a 150mila euro.
La decisione dell'Antitrust obbliga le società a fare chiarezza sul tema della conservazione del sangue cordonale per uso "autologo" (ovvero per lo stesso donatore), la cui inutilità del resto viene ribadita dalla comunità scientifica: “Queste cellule non saranno mai adoperate - sottolinea Alberto Bosi, direttore della cattedra di Ematologia dell'Università di Firenze, già presidente della Società scientifica Gìtmo (Gruppo italiano trapianti midollo osseo) -, in quanto solo le strutture accreditate che hanno fatto un percorso per verificare la qualità cordonale possono essere utilizzate nel caso sia necessario un trapianto autologico”.
A ciò si aggiunga che le banche private promettono di conservare tutte le unità di sangue cordonale. “Il buon esito del trapianto - rileva invece Bosi - è orientato dal numero delle cellule. Non tutte le unità possono essere "bancate" (cioè conservate, ndr): normalmente solo il 20% circa, le altre non saranno mai utilizzate proprio per la scarsa cellularità”. Nella pubblicità delle società indagate si garantiva poi la conservazione del cordone anche fino a 20 anni. “Per quel che riguarda la durata della conservazione - precisa Bosi - non ci sono dati. Noi abbiamo studiato alcune unità: a 10 anni erano ancora vitali. Oltre i 10 anni a me non risulta che nessuno abbia dimostrato questa vitalità”. Quanto poi alla possibilità di reperire un campione compatibile, “i trapianti del cordone sottolinea Bosi - si effettuano al massimo con due disparità genetiche. Mentre il trapianto all'interno della famiglia avrebbe comunque un'incompatibilità maggiore, appunto perché il corredo cromosomico del bambino è ereditato per metà dal papà e metà dalla mamma”. La possibilità di identificare invece un cordone compatibile nei registri internazionali è tra il 50-80%.
Informazioni non corrette riguardavano anche l'utilizzo delle cellule mesenchimali. “Sono cellule delle quali si fa un gran parlare – spiega l'ematologo - perché avrebbero una capacità di immunosorveglianza, un'azione cioè immunologica, e potrebbero essere utilizzate per la cosiddetta medicina rigenerativa, che è in una fase assolutamente sperimentale”.
La decisione dell'Antitrust è stata accolta con “vivo apprezzamento” dall'Adoces (l'Associazione donatori cellule staminali), che si era rivolta all'Agenzia garante della concorrenza già nel luglio 2010 per chiedere che venisse effettuato un controllo sui contenuti di portali e volantini delle banche private “con l'obiettivo di tutelare i firturi genitori da false promesse e da strategie capaci di creare confusione inducendoli a un più facile consenso alla proposta di optare per la conservazione privata del sangue cordonale dei figli”.

 

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