Testamento biologico, un piatto di lenticchie per riprendersi i voti della Chiesa


Europa
Federico Orlando

Cara Europa, leggo che la coppia Roccella-Sacconi, muta come pesci per il sexigate magagalattico del capo nella sede semiufficiale del governo e nelle dependance sarde, hanno ritrovato la parola, l’una per dire che la pillola del giorno dopo avrà tutt’altro che la strada spianata dalle delibere internazionali, l’altro per rilanciare l’urgente approvazione in senato della legge contro il testamento biologico approvata dalla camera eccitata da Quagliariello e Gasparri contro il capo dello stato, reo d’avergli tolto il divertimento di massacrare un altro po’ Eluana Englaro e suo padre. Aiutatemi a risolvere un dubbio: non sarà che il ritorno dei sepolcri imbiancati sia un’uscita offerta a Berlusconi dopo il pubblico scandalo, che avrebbe dovuto offendere il paese e la Chiesa che s’erano sbracciati ad osannarlo? ALMA LOCATELLI, MILANO

Cara Alma, lei avrà letto nella rubrica “Catto”, pubblicata ieri alla pagina 7-seven di Europa, il duro articolo di Angelo Bertani, titolare della rubrica: un cattolico a 18 carati, che non le manda a dire. Scrive, in merito al dubbio che lei solleva, che sui settimanali diocesani, sui blog, nelle lettere, tornano le domande antiche: ma perché la Chiesa si fida più dei tradizionalisti, dei ricchi e dei potenti, perché fa aspettare mesi, prima di riceverlo in Vaticano, il cattolico coerente Prodi, e riceve subito con esibita cordialità il suo successore? Si torna a parlare di far santo De Gasperi, che fu buon cattolico, ma proprio perché buon cattolico e buon cittadino De Gasperi disse no al papa in persona quando pretendeva che s’alleasse con la destra fascista, e, per quel rifiuto, furono negate a lui e alla sua famiglia udienze dal papa.
La stessa cosa si sta facendo con Ignazio Marino, cattolico praticante, reo di voler ridurre le sofferenze dei malati terminali sottraendoli alla prolungata tortura del fine vita (sadismo degli inquisitori: far durare a lungo l’agonia del suppliziato). Il suo testamento biologico fu impedito dai sanfedisti con l’accusa di eutanasia. Ora siamo al controtestamento, un atto incivile, che ci mette in coda ai paesi sviluppati e liberali del mondo. Lei avrà letto (l’Unità) che il Bundestag ha votato il vero testamento biologico; un mese fa aveva fatto altrettanto la Svizzera.
In Vandea, siamo rimasti noi e i polacchi. Ma la cosa che amareggia tanti cattolici italiani è che le decisioni di altri paesi, sempre precedute da dibattiti scientifici filosofici e teologici, dimostrano che non esiste un pensiero unico della Chiesa sul problema.
Già ricordammo in questa rubrica, a proposito delle persecuzioni contro Marino (che non s’era mai sognato di confondere il testamento biologico con l’eutanasia), le “disposizioni sanitarie del paziente cristiano”, formulate da cardinali ed esponenti delle chiese evangeliche tedesche; e avevamo ricordato anche la lontananza del teologo-medico svizzero André Jerumanis dai dogmi delle gerarchie.
La cultura di tanta parte della Chiesa, compreso il nostro amato cardinale Martini, che fin dalla morte di Welby scrisse sul Sole-24 Ore che il fine vita va affrontato non con regole rigide e generali ma con specifiche considerazioni dei casi concreti, è questa, molteplice, varia, aperta, tutt’altro che l’imbalsamata gerarchia.
Migliaia di uomini di chiesa e di uomini di scienza cercano l’alleanza contro la sofferenza nel nome dell’uomo e della sua dignità. Ma ai sexisti del Popolo della libertà non importa nulla, lasciano che l’Italia marcisca tra il meno 5% del Pil (Draghi), i 100 miliardi di evasione e i 60 di spreco della Tangentopoli perenne (Corte dei conti), e che una manina vaticana cancelli tutto in nome del sondino.
Per fortuna ci capita talvolta, magari in circostanze luttuose come ieri per la compagna del collega Moltedo, di ritrovare le parole della pietà e della speranza in un semplice “prete di strada” come don Luigi Ciotti, parole della Chiesa usurpata.

Lunedì, 29 giugno, 2009 - 13:59

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