In Scozia due suore sfidano l’ospedale: “No all’assistenza allo staff degli aborti”


Avvenire
18/01/2012
E. D. S.

 Londra. Un tribunale di Edinburgo ha ascoltato ieri il caso di due suore cattoliche ostetriche che
rivendicano il diritto di obiezione di coscienza quando si tratta di dover supervisionare, appoggiare e sostenere lo staff medico che effettua aborti.
Secondo Mary Doogan, 57 anni e Teresa Wood, 51, l’imposizione da parte dell’NHS (il sistema sanitario
nazionale) Greater Glasgow and Clyde andrebbe contro i loro diritti mentre per l’ente sanitario scozzese l’obiezione di coscienza non “garantirebbe alle ostetriche” il diritto di rifiutare tali impegni.
Il caso continua. Le due donne stanno infatti cercando di dimostrare che i loro diritti sono stati violati secondo l’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti umani che garantisce libertà di pensiero, coscienza e religione.
Inoltre, secondo quanto stabilito dalla legge sull’aborto del 1967, il diritto di obiezione di coscienza all’aborto, sostengono le religiose, include anche il diritto di rifiuto ad appoggiare lo staff.
Davanti al giudice ieri hanno dichiarato di credere che “ogni vita umana è sacra dal momento del
concepimento e che l’aborto rappresenta un reato contro la vita”. Le due suore lavorano nel reparto maternità del Southern General Hospital di Glasgow ma dal 2010, anno in cui è cominciata la disputa,
sono in malattia. L’ente sanitario scozzese ritiene invece che le donne abbiano il diritto di non partecipare agli aborti, ma non quello di non sostenere lo staff che li effettua.

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Mercoledì, 18 gennaio, 2012 - 12:15

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