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Quando essere malati diventa un crimine
Il 29 giugno 2010 una pattuglia di carabinieri perquisiva la mia abitazione, alla ricerca di sostanze stupefacenti, per aver acquistato on-line semi di canapa. Se non hanno trovato piante nè cannabis illegalmente detenuta è solo perchè sono una delle rare persone, l’unico in Puglia per mesi, che è riuscita a superare gli ostacoli e curare legalmente la propria sclerosi multipla con la cannabis medicinale olandese fornitagli dalla ASL.
Se invece fossi stato uno dei tantissimi che ancora non c’è riuscito, i carabinieri avrebbero trovato ben altro e certamente la vicenda avrebbe preso tutt’altra piega, come per tutti gli altri pazienti incriminati. Il riscontro – popolare, mediatico e perfino politico – che questa assurda vicenda creò, mi fece comprendere ancor di più quanto fosse necessario fermare la follia del proibizionismo.
La perquisizione mi convinse ancor di più quanto fosse infame, liberticida e pericolosa la legge Fini-Giovanardi. Iniziai a battermi per difendere la mia incolumità e indirettamente proteggere gli altri miei simili, che sono nelle mie stesse condizioni. Dopo la perquisizione mi contattò telefonicamente Giovanardi per esprimermi la sua solidarietà, dimenticandosi però che se ero stato trattato in quel modo, era proprio grazie alla sua legge.
Quanto vissuto aveva dell’incredibile. Mi sentivo un criminale. Proprio io che non ho mai avuto problemi con la legge in vita mia.
Allora penso che la salute è la mia e la vorrei gestire io senza intrusioni, minacce e ritorsioni da parte dello Stato, e senza vedermi piombare in casa 5 carabinieri all’alba. Non si deve arrivare su di una SAR, o essere un malato terminale, o soffrire di dolori fortissimi e cronici, per affermare il diritto alla salute.
Non è giustificabile da alcun punto di vista prevedere il carcere per chi utilizza a proprio beneficio e per scopi terapeutici ciò che si coltiva, per di più smettendo di finanziare le mafie.
Non son chiari gli interessi che stanno dietro la criminalizzazione dei cittadini che decidono di coltivarsi il proprio fabbisogno nonostante la legge favorisca acquisti continui al mercato nero, e punisca severamente chi si produce la medesima quantità. Quegli occulti interessi non tengono in alcun conto le necessità dei malati.
Mercoledì scorso, 18 maggio, insieme con altre associazioni avrei dovuto incontrare il Dr. Serpelloni, capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio. Durante l’incontro, avrei consegnato a Serpelloni una pianta di canapa con una percentuale di principio attivo inferiore allo 0,5% e nata con Delibera Regione Puglia e con certificazione delle FF.OO.
Affinché non rimanesse infastidito o giudicasse la mia iniziativa una stupida provocazione, gli avrei spiegato le ragioni del mio gesto. Al dr. Serpelloni che dice che mai un malato sarà criminalizzato gli avrei parlato della mia perquisizione domiciliare e della criminalizzazione di tanta gente.
Il dono avrebbe ricordato che stavamo lì per parlare di una pianta. Dei cui effetti dovrebbero essere educate le persone come all’uso del vino, del pepe o del caffè, ai pericoli del tabacco, della cicuta o dell’amanita muscaria e per ricordargli che proprio a causa delle leggi che vietano a quella pianta di esitere, molti cittadini onesti e integerrimi vengono inutilmente perseguitati dalla legge.
“La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo” (Ghandi)




