Perché il governo non tocca sprechi e lottizzazioni nella Sanità

Perché il governo non tocca sprechi e lottizzazioni nella Sanità

Il Foglio
27 Gen 2016
Marcello Crivellini

Da oltre un decennio denunciamo la grande spartizione della Sanità, che si fonda sul controllo delle nomine dei Direttori generali da parte dei partiti e delle sottoaree partitiche a livello regionale. Si tratta di una spartizione di circa 110 miliardi di euro l`anno (appalti, nomine, assunzioni, clientele, rapporti con aziende private del settore, eccetera) che ha trasformato la Sanità in tutte le regioni nella più grande e gioiosa macchina di consenso elettorale. 

Qual è il meccanismo alla base di questa grande spartizione? Consentire alle giunte regionali di scegliere i loro protetti all`interno di un elenco regionale di aspiranti a Direttore generale. Poco importa se direttamente o tramite indicazione di una commissione (da loro nominata) di tecnici "amici" che sottopongono un numero di candidati tre volte superiore alle necessità. Cambia l`iter ma non il risultato finale. Al fine di spezzare questi legami che inquinano tanto la Sanità quanto la politica, Radicali e Associazione Luca Coscioni hanno avanzato da anni una proposta semplice e chiara: togliere le nomine alle regioni, lasciando a esse il compito, questo sì politico, di indicare gli obiettivi di Sanità e di salute da perseguire in ciascuna delle Aziende sanitarie e ospedaliere.

Obiettivi numerici, trasparenti, scadenzati nel tempo, pubblici e quantificati. Attribuire, invece, a società (nazionali e internazionali) di selezione di personale di alta dirigenza il compito di selezionare i dirigenti più idonei per raggiungere gli obiettivi delle singole realtà aziendali. Ai partiti che governano le regioni viene così affidato il compito di identificare la politica sanitaria e di salute, ai manager (scelti da soggetti tecnici esterni) il compito di attuare quelle indicazioni senza legami, amicizie, connivenze e ritorni economico-elettorali da assicurare. Ora il ministro della Pubblica amminstrazione, Marianna Madia, ha emesso un decreto legislativo in materia.

Cosa cambia? Invece di tanti elenchi regionali ce n`è uno nazionale cui ci si può iscrivere a patto di avere requisiti minimi (laurea, esperienza dirigenziale quinquennale) verificati da una commissione nazionale, alla quale partecipano anche le regioni. Poi ciascun assessore/presidente sceglie il Direttore generale di un`azienda sanitaria su una terna di candidati selezionati da una commissione nominata dalla regione stessa. Solo dopo la regione fissa gli obiettivi di Sanità e di salute da raggiungere. E` un procedimento che cambierà poco o niente almeno per tre motivi.

Primo: la vera selezione dei candidati avverrà a livello regionale tramite una commissione nominata dall`assessore/presiden- te attraverso una terna di nomi; l`esperienza dei concorsi in sanità, in Università e in altri settori pubblici mostra che le terne non hanno mai impedito le peggiori "porcate".

In secondo luogo, facendo prima le nomine e fissando solo poi gli obiettivi, non si sceglieranno i manager più adatti alla realizzazione di quegli specifici obiettivi, ma gli obiettivi più adatti ai manager amici.

Infine, tra partiti e gestione materiale della Sanità continuerà a non esserci separazione, ma una zona di mezzo grigia e maleodorante, a scapito della salute e del reddito dei cittadini. Le proposte dell`Associazione Coscioni, invece, mirano a eliminare questo mondo di mezzo e ridare dignità alla politica e alla Sanità.

Il decreto Madia-Lorenzin migliorerà la forma della tragica situazione attuale, ma lascia campo aperto alle tradizionali scorrerie di questi anni. La situazione ricorda molto le vicende di "Miseria e nobiltà", commedia di Eduardo Scarpetta, da cui è tratto un famoso film con Totò. Così i partiti da decenni hanno "mangiato" con le mani e senza riguardi ogni cibo sanitario possibile; ora si vuole che usino la forchetta, siano più composti ma non si impedisce loro di abbuffarsi e sistemarsi nella ricca cucina sanitaria delle nomine, degli appalti, delle assunzioni e dei favoritismi a buon rendere.

Peccato: ministri giovani, risultati vecchi.