Obama ospite del Papa a Roma


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Giacomo Galeazzi

ObamaL’incontro il 10 luglio al termine del G8
Da tempo Benedetto XVI esprimeva ai vertici della diplomazia pontificia «interesse verso l’operato di Obama e desiderio di conoscerlo personalmente». Ora è ufficialmente stato accontentato: il tanto atteso incontro avverrà al termine del G8. «Il Pontefice è disponibile nel pomeriggio del 10 luglio prossimo», annuncia il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Obama avrà un colloquio anche con il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, subito prima e immediatamente dopo l’udienza con il Papa, nella quale i temi in agenda uniscono le problematiche di tipo etico e biopolitico

(aborto, ricerca sulle staminali embrionali, eutanasia, obiezione di coscienza dei medici) alle preoccupazioni per la situazione internazionale, con particolare riferimento al conflitto israelo-palestinese e a quello iracheno. In campagna elettorale buona parte dell’episcopato Usa aveva appoggiato McCainPalin, considerando Obama «il portabandiera del relativismo etico e della società secolarizzata». Alla vigilia del voto, il vescovo di Kansas City, Finn aveva addirittura minacciato in tv «l’inferno per chi vota il fanatico abortista». Ciò nonostante il 54% degli elettori cattolici ha scelto Obama. All’indomani del trionfo elettorale la Chiesa ha aggiustato i toni, pur ribadendo i «paletti bioetici» a Obama, intenzionato a finanziare la ricerca sulle staminali embrionali e a estendere la legislazione sull’aborto. In alcuni cardinali Usa (Stafford e Rigali) suscitava apprensione l’uscita di scena di Bush, principale alleato vaticano nelle battaglie «pro life».

Raymond Flynn, ex ambasciatore Usa in Vaticano ai tempi di Clinton, ha subito consigliato a Obama di «ascoltare» i pareri della Chiesa e il suggerimento non è caduto nel vuoto, come riconoscono da settimane in Segreteria di Stato, dov’è sempre più apprezzata l’«ostpolitik» della Casa Bianca verso Roma, ispirata da presuli «liberal» come l’arcivescovo di Atlanta, Gregory, primo presidente di colore della Conferenza episcopale americana. Adesso la strategia vaticana è collaborare con Obama in politica estera (mano tesa al mondo arabo e all’Iran) e prendere le distanze dai suoi «strappi» in bioetica. Sulla Terra Santa è più agevole una convergenza con la Santa Sede, perché Obama è meno sbilanciato a favore di Israele rispetto a Bush, responsabile del fallimento in Iraq. L’episcopato Usa ha pragmaticamente aperto un tavolo con Obama anche sulla bioetica, lodando l’imposizione, ma il viatico all`udienza, dopo le candidature di cattolici «pro choice» come la figlia di Jfk, Caroline Kennedy, (sgraditi all`’piscopato), è stata la scelta «azzeccata» del nuovo ambasciatore presso la Santa Sede: Miguel Diaz, teologo di origini cubane, regolarmente sposato, quattro figli. «Questa posizione canonicamente ineccepibile gli è valsa l’agreement vaticano», riconosce «Avvenire». Questa nomina è l’ennesimo segnale al gruppo religioso più cospicuo e mobile d’America: gli oltre 60 milioni di cattolici.
 

Giovedì, 25 giugno, 2009 - 13:18

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