Lo Stato etico e la paura del desiderio

Lo Stato etico e la paura del desiderio

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16 Gen 2016
Filomena Gallo

Sara ha 30 anni. Ha un cancro che la invade ormai dappertutto. Ogni risonanza svela una metastasi nuova, ogni giorno è più duro e doloroso dell`altro. Gliel`hanno detto che ormai non c`è più niente da fare. Che è impossibile fermare quell`assalto di cellule impazzite. Sara trascorre ogni giorno a chiedersi perché. Perché non può chiedere aiuto e smettere di soffrire, perché il suo Paese non glielo permette, evitandole mesi di inutile e dolorosa agonia. Lei, a differenza di Dominique, deve bere l`amaro calice fino in fondo. Dominique è andata in Svizzera, dove hanno accertato che le restavano pochi mesi di vita e l`hanno aiutata a morire, dolcemente. Dominique poteva permetterselo economicamente. Sara no. Deve terminare la sua vita qui, dove è vietato decidere di smetterla di soffrire.

Gianni ci ha messo un po` ad arrendersi alla sua omosessualità. Poi ha incontrato Marco e non ha avuto più dubbi. Un giorno, a Barcellona, davanti alla "Sagrada familia" Marco gli ha chiesto di sposarlo. Era il tramonto, e nessuna luce risplendeva più del rosso di quel sole che calava. Così in Spagna hanno detto "sì". Per il loro Paese, l`Italia, però, loro sono due amici che vivono insieme e per avere un figlio sono dovuti andare in California.

Un viaggio lungo, come quello di Marisa, colpita da una patologia ovarica, e Gianni, arrivati fino in Ucraina, dove, per avere un figlio con la maternità surrogata, hanno fatto qualcosa come almeno dieci andate e ritorno Italia/Ucraina in un anno. La vita a volte dà, a volte toglie. Poi ci sono ricercatori che coltivano un sogno: cercano cure per malattie incurabili e sono costretti a chiedere all`estero linee staminali embrionali per progetti di ricerca che l`Europa finanzia con il programma Horizon 2020, perché in Italia è vietato utilizzare per la ricerca embrioni non idonei per una gravidanza. 

Marco Gentili, affetto da sclerosi laterale amiotrofica, ha chiesto al presidente del Consiglio e al ministro della Salute che siano aggiornati l`elenco delle prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini (gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione). È fermo al 2001, per non parlare delle protesi e degli ausili per supportare le disabilità, fermo addirittura al 1999. Come dire che non solo non puoi morire quando non c`è niente da fare, ma se vuoi vivere meglio per quello che è possibile devi pagare.

Sono tutti cittadini italiani. Dovrebbero essere tutti garantiti dalla stessa Carta Costituzionale in vigore dal 1948, sancisce il rispetto del principio di uguaglianza, il diritto alla salute, il diritto alla famiglia, il diritto all`inviolabilità della libertà personale, la libertà di ricerca scientifica. La Costituzione dovrebbe garantire a tutti la stessa libertà, a tutti gli stessi diritti che finora sono negati e il cui godimento dipende dalle possibilità economiche di espatriare anche solo temporaneamente. Sono diritti che, quando possibile, sono stati affermati solo dai magistrati e mai dal legislatore; diritti che sono la priorità dell`impegno della nostra Associazione, affinché possa essere ascoltato chi chiede di essere libero dall`inizio alla fine della sua vita.

Sono diritti che non dovrebbero nemmeno essere oggetto di battaglie, ma dovrebbero essere il fiore all`occhiello di un Paese libero che rimette le questioni cosiddette "etiche" alla determinazione della propria coscienza, con il solo limite di non danneggiare altri. Questo sarebbe uno Stato moderno, europeo e libero: un Paese che non ha paura di lasciare i cittadini liberi di gestire il proprio corpo e le proprie scelte più intime e drammatiche. Tutto quello che invece come cittadini italiani ci troviamo a subire ha il sapore di uno Stato Etico, che pretende di dettare e reprimere aspirazioni e desideri, tratta i suoi cittadini come bambini da educare, vorrebbe imporre la propria visione del bene e del male, con sempre meno credibilità e sempre meno consenso.