Il suicidio assistito di Magri. Polemiche tra laici e cattolici


Corriere della Sera
30/11/2011
Fabrizio Caccia

ROMA - Mercoledì scorso per l’ultima volta Lucio Magri s’era affacciato a Montecitorio e, incontrandoli in Transatlantico, aveva salutato così i vecchi amici della politica: “Ho deciso, vado in Svizzera, il mio tempo è passato, non ho più niente da rivendicare, grazie di tutto...”. Inutili i tentativi di dissuaderlo.

Sopraffatto dalla depressione e annichilito dalla morte della sua inseparabile compagna, Mara Caltagirone, stroncata da un tumore tre anni fa, Magri venerdì scorso ha fatto l’ultima scelta radicale della sua vita: il suicidio assistito.
È partito da solo per Zurigo e due giorni fa, in una clinica specializzata, il fondatore del il manifesto, l’eretico del Pci e leader storico della sinistra italiana, a 79 anni ha chiuso gli occhi per sempre. La sua salma, per problemi burocratici, arriverà forse solo venerdì, o addirittura sabato, al cimitero di Recanati, dove sarà sepolta nella tomba che lui stesso aveva fatto costruire per la moglie.
Di sicuro, Lucio Magri avrebbe voluto andarsene in silenzio.
“Niente pubblicità, niente funerali, niente necrologi. Vorrei evitare cerimonie pubbliche, rimembranze, etc...”, aveva lasciato scritto in una lettera all’amico Famiano Crucianelli.
Ma la sua scelta inevitabilmente ora suscita qui da noi aspre polemiche, tra laici e cattolici, visto che in Italia l’eutanasia - la “dolce morte” - è vietata per legge. “Agghiacciante e di cattivo esempio la pubblicità data al suicidio assistito di Magri, oltretutto la depressione oggi viene curata con successo in milioni di pazienti nel mondo...”, accusa Melania Rizzoli, deputata del Pdl. “La morte di Magri è un atto amaro ma non va associata ad una scelta di libertà - commenta Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute del governo Berlusconi -. Si tratta comunque di un suicidio, anche se assistito. Un gesto senza speranza”.
Per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, “non è possibile pretendere che scelte personali, che ritengo in contrasto con il diritto naturale, le compia lo Stato”.

Molto critica pure Paola Binetti, parlamentare dell’Udc: “Rispetto la persona e il mistero della libertà umana, ma mi auguro che questa scelta non diventi un modello”.
La radicale Antonietta Farina Coscioni, invece, attacca: “Magri riteneva intollerabile vivere. Per porre fine al suo dolore, però, è dovuto emigrare in Svizzera, con un biglietto di sola andata. Questo perché viviamo in un Paese dove vige una regola ipocrita: quella del si fa ma non si deve dire...”.
Per Mina Welby, la moglie di Piergiorgio Welby, “la scelta dell’individuo è l’unica cosa che conta, quindi massimo rispetto”.
E Beppino Englaro, il papà di Eluana, è perentorio: “Nessuno può entrare nella coscienza di una qualsiasi persona”. “Ma non dividiamoci ancora tra pro vita e pro morte è l’appello finale di Ignazio Marino, senatore del Pd - il tifo da stadio non è giustificabile di fronte alla fragilità umana”.

 

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Mercoledì, 30 novembre, 2011 - 18:08

2 commenti

La possibilità del "suicidio

La possibilità del "suicidio assistito" dovrebbe esistere anche da noi. Ognuno vive la propria vita e, siccome è lui che la vive, la sopporta e lotta per essa, egli dev'essere anche libero di rifiutarla. Che razza di vita è quella colui che "non vuole vivere?" Io credo che, giunto a questo punto, se costui vive la propria vita per forza, vive qualcosa di mostruoso. Vive un incubo. Con quale diritto imporre un incubo ad una persona?

Liberi di morire, ma non nel

Liberi di morire, ma non nel proprio paese...l'ipocrisia italiana, ho parlato della notizia anche sul blog "Caffe' scorretto"a presto.

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