I medici si schierano: da cambiare la legge sul testamento biologico


il sole 24 ore
Marzio Bartoloni, Barbara Gobbi

mediciDopo un silenzio assordante i medici italiani sono pronti a far sentire la loro voce. E questa volta è forte e chiara: la legge sul testamento biologico, così come è stata approvata al Senato a fine marzo sull’onda del dramma di Eluana Englaro, va cambiata. Meglio dunque che il Parlamento - la Camera dovrebbe cominciare l’esame del Ddl entro fine giugno - prenda una pausa di riflessione. L’altolà potrebbe arrivare oggi da Terni dove l’Ordine nazionale dei medici (Fnom) approverà un documento sulle «Dichiarazioni anticipate di trattamento».

La bozza che voteranno i vertici dei dottori d’Italia non risparmia bordate a una legge, su cui i medici sono da sempre spaccati e su cui fino a oggi hanno preferito tacere. Ora, invece, sui paletti più discussi i camici bianchi sembrano avere le idee più chiare. Innanzitutto dicono «no» a un testo tarato esclusivamente sugli stati vegetativi, perché si tratta di «questioni- spiegano nel documento - che la scienza sta affrontando per raggiungere una ragionevole evidenza» e con cui la legge «non può essere in conflitto». Ma è comunque tutto l`impianto del Ddl a dover essere ripensato, secondo i dottori della Fnom. Perché «accorpa problematiche diverse senza distinguere tra stati terminali, condizioni caratterizzate da incapacità di intendere e di volere (demenze) e patologie a prognosi infausta (come i tumori incurabili)». Situazioni- si legge ancora nella bozza - che «esigono modalità assistenziali completamente diverse fino al rilievo che in certi casi la nutrizione o alimentazione artificiale sono dannose e aumentano le sofferenze». Ed è proprio il tema della nutrizione forzata l’altro nodo su cui i medici si schierano, ricordando che consiste in «procedure sanitarie in grado di modificare la storia naturale della malattia» e da sottoporre al consenso informato del paziente.

Se questa è là “piattaforma” di lavoro della Fnom, a bocciare l’articolato uscito dal Senato intervengono anche altre voci autorevoli del pianeta dei camici bianchi: si tratta di sedici presidenti di Ordini locali e delle società scientifiche e associazioni mediche più coinvolte dal tema delle cure di fine vita. Nel mirino dei professionisti - interpellati in un sondaggio che uscirà sul prossimo numero del settimanale «Il Sole-24 Sanità» -proprio i paletti piantati dalla maggioranza che a fine marzo scelse la strada dell’intransigenza per evitare altri casi come quello di Eluana. Dal divieto di chiedere lo stop ad alimentazione e idratazione artificiale al fatto che il biotestamento riguardi solo i pazienti in stato vegetativo fino al punto forse più delicato per i camici bianchi. Il fatto, cioè, che le «Dichiarazioni anticipate di trattamento» non debbano mai essere vincolanti per i medici. Per la maggioranza dei r6 dottori questi punti del Ddl vanno cambiati. Il biotestamento deve essere almeno «tendenzialmente vincolante» per il medico. Mentre la nutrizione forzata va sospesa se questa è la chiara volontà del paziente, o almeno va presa in considerazione l`ipotesi di interromperla in determinati casi, come per le malattie terminali incurabili. E la legge, aggiungono, non dovrà riguardare solo gli stati vegetativi.

Anzi, meglio sarebbe ancora se il testo si limitasse a delineare solo i principi generali della materia. Mentre c’è chi addirittura preferirebbe lasciare tutto com’è: bastano, infatti, il codice deontologico e l’alleanza terapeutica tra medico e paziente per provare a risolvere casi delicati come quello di Eluana. Intanto il Ddl, messo in freezer per scongiurare guerre fratricide all’interno dei partiti durante l’appuntamento elettorale, dovrebbe fare il suo ingresso ufficiale alla commissione Affari sociali entro fine giugno. L’arrivo in aula avverrà, dunque, solo dopo l’estate. E se a Palazzo Madama i mal di pancia nella maggioranza sono rimasti sotto traccia, a Montecitorio è ormai certo che verranno a galla. Almeno una cinquantina di deputati del Pdl si sono detti pronti a cambiare il testo. Forti anche dei continui altolà del presidente della Camera, Gianfranco Fini («No a leggi da Stato etico»). Si vedrà comunque subito se nella maggioranza prevarrà la linea più oltranzista che potrebbe trovare, come già accaduto in passato, consensi anche nell’opposizione.

Lunedì, 15 giugno, 2009 - 09:33

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