Da Venezia all’Olanda “per morire come Eluana”


Corriere della Sera
02/11/2010
Alessandra Arachi

ROMA - Martin Van Der Burgt ha la voce sicura, come l’amore che serba nel cuore: “Sono stato sposato per trentasei anni con la mia Anna”. Un mese fa l’ha lasciata morire dentro un ospedale olandese, come la donna aveva chiesto e scritto nel suo testamento biologico. “Non ho dubbi che fosse questa la sua volontà”, dice quest’uomo olandese di 62 anni, spiegando di aver chiesto al medico il 4 ottobre scorso di staccare il sondino che alimentava e idratava il corpo di sua moglie.


Sua moglie, Anna Busato, è morta dopo dieci giorni...Era nata in provincia di Venezia, aveva 57 anni. Le Asl venete avevano cercato di frenare Martin nel suo intento: bisognava aspettare per capire se lo stato vegetativo fosse davvero permanente. Ma lui era certo: la sua Anna si trovava nelle stesse condizioni di Eluana Englaro. E Martin non aveva alcuna intenzione di fare una causa lunga diciassette anni. La vita di Anna aveva avuto un brusco arresto un anno fa. Il 4 novembre un aneurisma aveva ostruito l’arteria principale del suo cervello: “A quel punto metà è diventato tutto irreversibile. Perché metà del suo cervello era completamente senza ossigeno e l’altra metà aveva una pressione di 270 quando è arrivata in ospedale”, spiega Martin Van Der Burgt. Davanti allo stato vegetativo della moglie quest’uomo non ha esitato: ha cercato per lei l’eutanasia.

Un appello alla “dolce morte” Martin Van Der Burgt ha provato a farlo anche in Italia, la scorsa primavera. Inutilmente. Perché è inutilmente che ha portato in giro per ospedali e tribunali il testamento biologico che sua moglie aveva scritto di suo pugno: in Italia non ha alcun valore legale. “Eppure io e Anna abbiamo continuato a rinnovarlo il nostro testamento biologico. Insieme lo riscrivevamo ogni quattro-cinque anni, perché fosse sempre valido”, racconta il marito che con quel testamento biologico in mano, alla fine ha dovuto faticare non poco anche nella sua terra di Olanda per trovare un medico che accettasse di lasciare andar via per sempre la vita di Anna Busato. “La mia Anna”, sospira Martin, raccontando di averla conosciuta poco più che ventenne perché lei, studentessa di lingue, aveva lanciato un messaggio radiofonico per poter corrispondere con stranieri ed esercitare così i suoi studi. Avrebbe trovato Martin. Non si sarebbero mai più lasciati. A vivere nel sud dell’Olanda prima, poi a Gardigiano di Scorzè, un paesino di poche anime in provincia di Venezia, dove giovedì prossimo arriverà dall’Olanda l’urna con le ceneri del corpo cremato di Anna Busato. Con la sua Anna è arrivato in Olanda a fine giugno. I medici hanno letto il testamento biologico di Anna e hanno aspettato tre mesi per accertare che da quel coma non potesse tornare indietro. Poi l`ok: si è staccato il sondino. Interruzione di acqua e di cibo. Anna ha impiegato dieci giorni per morire.

 

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Martedì, 2 novembre, 2010 - 12:02

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